Medjugorje – Tutti ci ricordiamo dai libri delle elementari un disegno (io almeno non lo ho mai dimenticato) di un Papa che con la Croce fermava il capo degli Unni lanciato verso la distruzione di case e vite umane, cui sarebbe seguito il saccheggio e l’incendio di Roma: Leone I. Egli, con lo stendardo e un crocifisso, umilmente va incontro ad Attila, sulle sponde del fiume Mincio, nei pressi di Mantova. Siamo nella afosa estate del 452. Ha portato con sé, dei preti vestiti di bianco, e venti soldati tutti rigorosamente disarmati. Attila e i suoi generali sono meravigliati.Papa Leone I, carattere sereno e buon conversatore, dai toni bassi (dicono le fonti), parla della bellezza dell’Asia, che conosce, da dove proviene Attila. Questi ne rimane incantato. Tra i due vi è un gran rispetto. Attila offre al Papa un regale pranzo e dopo due giorni il capo degli Unni è convinto che saccheggiare la città non sia una buona azione. Si ritira (altre fonti ci dicono che fosse superstizioso), accettando un cospicuo bottino. Sta di fatto che le preghiere di Papa Leone I, gran devoto dello Spirito Santo, salvarono Roma.I due “Leoni” Il caso (?) vuole che dopo secoli sul soglio pontificio sieda un altro Leone, Papa Prevost, agostiniano, uomo di intensa preghiera, poliglotta, ex missionario nelle periferie povere del mondo, e buon comunicatore. Sappiamo che egli prega ogni giorno, e chiede continuamente preghiere a tutti i cristiani affinché cessino le molte guerre che incendiano il nostro bello e unico pianeta.La preghiera contro le guerreIn ogni comunità cristiana, in ogni chiesa cattolica, in milioni di famiglie, in questi ultimi anni la preghiera per la pace si è intensificata. Tutti i pontefici da decenni la raccomandano. È, la pace, in un certo senso, il nostro “pane quotidiano”, insieme all’Eucaristia: e i cristiani la chiedono tramite la preghiera, l’unica, che Gesù insegnò ai suoi apostoli.Dove incontri centinaia, migliaia di persone, tutte raccolte in una grande “famiglia” di oranti, convinte che la preghiera possa, appunto, “far miracoli”, e tra questi anche quello di “fermare le guerre”, sono le chiese e i santuari cattolici. Uno tra i più frequentati negli ultimi trenta anni è la chiesa di san Giacomo a Medjugorje. Cui si aggiungono, come raccontato da Formiche.net, due colline: quella del Podbordo (chiamata dai fedeli, “Collina delle Apparizioni”) e il Križevac (“Monte della Croce”) anche esso testimone di fenomeni miracolosi.“Pregate per la Pace”Sin dalle prime apparizioni (giugno 1981) la Madonna chiese “di pregare per la pace”. Sembrava una richiesta fuori dalla Storia, perché in Europa non vi era alcuna guerra. Si vivevano, nell’Occidente, i roboanti anni Ottanta, valigetta 24 ore, primi cellulari, una economia che “tirava”. Le coste della Jugoslavia, Paese non allineato all’Urss, era la meta turistica sia dei vacanzieri piccolo borghesi occidentali che di quelli meno “proletari” dell’Est.Dieci anni dopo, luglio 1991, scoppiò una guerra all’interno di quella che subito divenne la “ex Jugoslavia”. Conflitto tra croati e serbi, tra serbi e bosniaci musulmani, con gli eccidi di Banja Luka e Srebrenica. In quei cinque anni di guerra, 1991-1995, con il terribile assedio di Sarajevo ad opera delle truppe serbe, e l’uccisione di inermi cittadini, il conflitto sfiorò l’Herzegovina e il villaggio di Medjugorje. I residenti raccontano che alcune bombe cadute nel territorio di Medjugorje non esplosero. Essi attribuiscono ciò alle preghiere che incessantemente, durante il conflitto, cittadini e pellegrini rivolsero a Gesù tramite la Madonna.Come pregano i pellegriniA tre giorni dall’inizio della 37° edizione del Mladifest (“Festival dei Giovani”, che raccoglierà circa 60.000 partecipanti), sono di diverse nazionalità i pellegrini che si possono incontrare nella spianata dietro la chiesa per la messa internazionale, o sulle due colline, anche queste, luogo di pellegrinaggio (Podbrdo e Križevac). I più numerosi sono gli ucraini e i polacchi, cui seguono spagnoli e latino-americani, slovacchi, italiani, sud-coreani, irlandesi. Poi piccoli gruppi e famiglie di tanti altri Paesi.I coreani amano una preghiera concentrata e intensa, formando dei gruppi compatti. con accanto una loro piccola bandiera su un’asta. I polacchi, a fine giornata, verso le 21.30, non rientrano in albergo se non hanno fatto dei canti davanti alla statua della Madonna, nel piazzale antistante la chiesa di San Giacomo. Tra i loro canti della tradizione cattolica non può mancare “Czarna Madonna” (“Madonna Nera”).Quelli che, indubbiamente, ti colpiscono per i loro lunghi canti e preghiere, sia sul Križevac o sul Podbrdo, ma anche presso la tomba del francescano fra Slavko Barbaric, morto in odore di santità (parroco di San Giacomo, colui che, ha creato il Festival dei Giovani, ancora sotto il regime, scomparso improvvisamente all’età di 54 anni), sono i pellegrini ucraini.Mentre le loro città sono bombardate ogni minuto dai missili russi e dai droni di fabbricazione iraniana, qui arrivano diversi numerosi gruppi, dopo un lungo estenuante viaggio in pullman (22-24 ore). La composizione dei loro gruppi è singolare. Tra di loro non vi sono uomini. Se non qualcuno oltre i 70 anni. Gli uomini sono al fronte, o nelle città e Paesi a mantenere attivi i luoghi di produzione di beni e merci, necessari per affrontare la vita di una popolazione sotto attacco.Sono folti gruppi di donne mature, giovani mogli e fidanzate, adolescenti e bambini. Ogni gruppo è guidato da un sacerdote. Sono in maggioranza sacerdoti appartenenti al rito greco-cattolico.Le loro preghiere durano a lungo nella serena notte della vallata, poi si alzano decise verso il cielo blu. Nel volto di queste donne leggi la serenità nonostante tu possa immaginare che alcune siano orfane di figlio, altre giovani vedove. Altre ancora non sanno se il loro caro, ora al fronte, tornerà a casa. E se tornerà in quali condizioni psico-fisiche lo riabbracceranno.Questo popolo benedetto dal Signore doveva essere invaso e completamente sottomesso da Vladimir Putin in tre settimane, nel 2022; ma resiste da cinque anni. La fede del popolo ucraino è qualcosa che devi vedere. Osservare queste donne mentre pregano con dignità, con occhi dai quali, immaginiamo, sono scese infinite lacrime, insieme alle adolescenti e ai bambini mai stanchi, ti fa capire cosa sia una vita immersa nella preghiera, nella pazienza, nella speranza. Ne esci rafforzato.