Il fenomeno Milei spiegato da chi lo ha scoperto prima di tutti

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Dopo l’elezione di Javier Milei alla presidenza dell’Argentina, molti Paesi del Centro e Sud America hanno avuto una serie di tornate elettorali presidenziali in cui una sorta di ondata ha portato alla vittoria i candidati di centrodestra e del conservatorismo liberale, contrapposti ai candidati socialisti e di sinistra: El Salvador (febbraio 2024), Panama (maggio 2024), Repubblica Dominicana (maggio 2024), Ecuador (aprile 2025), Cile (dicembre 2025), Colombia (giugno 2026), Perù (giugno 2026). Un’inversione di tendenza impressionante che sta facendo cambiare il volto del continente sudamericano.L’elezione di Milei ha dato il via a un processo che dà seguito a uno dei più importanti obiettivi del suo operato: diffondere ovunque il libertarismo attraverso la divulgazione delle idee e delle pratiche libertarie. Una rivoluzione libertaria culturale e politica, non solo in Argentina, ma rivolta a tutto il mondo.Anche in Italia si assiste a una sempre maggiore attenzione verso l’operato di Milei, con una ripresa di vigore nella diffusione delle idee libertarie e delle opere dei grandi pensatori ed economisti delle scuole liberali, liberiste e libertarie, a cominciare da quella austriaca.Reduce da uno dei suoi numerosi viaggi in Sud America, abbiamo intervistato Leonardo Facco, amico personale del presidente Milei e fondatore del Movimento Libertario Italiano.PRIMA PARTELeonardo, la tua è una lunga storia di impegno per la diffusione delle idee libertarie, sia come pubblicista che come editore, oltre che fondatore del Movimento Libertario: come hai conosciuto Milei e in che modo le vostre strade si sono incrociate?Ne sono venuto a conoscenza nel 2019, mentre partecipavo a un convegno a Siviglia. Un amico libertario argentino lo ha citato e mi ha incuriosito. Tornato a casa, ho passato qualche giorno leggendo i suoi articoli e ascoltando i suoi video. Sono rimasto folgorato dalle sue competenze e, soprattutto, dal suo radicalismo! Gli ho scritto un messaggio su Twitter e lui, dopo qualche ora, mi ha risposto, mi ha dato il suo telefono e da quel momento è iniziata una collaborazione che è diventata anche, e soprattutto, una vera amicizia.L’immagine stereotipata che circola per lo più a proposito di Milei è quella di un “esagitato con la motosega”, ma in realtà il suo è un curriculum di studioso e divulgatore di tutto rispetto.Javier è un economista, oltreché econometrista, di altissimo livello, che conosce perfettamente la materia di cui parla, che ha insegnato per anni all’Università. Da quando però, nel 2013, ha letto «Monopolio e concorrenza», un saggio di Rothbard tratto da «Man, Economy and State», che lo ha indotto a studiare l’Economia austriaca, ha fatto un salto di qualità senza precedenti ed è diventato, come ripete spesso, «un anarco-capitalista nel lungo termine e un minarchico nel breve».Nella tua attività di editore hai pubblicato molti libri di importanti autori di area liberale, liberista e libertaria e sei stato il primo a pubblicare libri di e su Milei: quali sono i suoi riferimenti e i punti salienti del suo pensiero?Javier è una figura la cui formazione economica e filosofica è un mosaico di influenze, che vanno dagli economisti classici come Adam Smith e Ricardo, per arrivare agli austrolibertari come Hayek e Kirzner, passando per i monetaristi della Scuola di Chicago e, infine, arrivare a personaggi storici come Alberdi e Jefferson. L’elenco sarebbe lunghissimo, ma uno che ci tengo a ricordare è il professor Alberto Benegas Lynch (h), il figlio di colui che invitò Mises a tenere le famose sei lezioni di economia a Buenos Aires, nel lontano 1959. Ciò che mi preme sottolineare è che siamo di fronte a un vero accademico, uno studioso, un pensatore che, una volta giunto alle idee libertarie e aver scelto di entrare in politica, ha ritenuto che le idee della libertà dovessero essere applicate. E lo sta facendo.Prima di scendere in politica Milei ha svolto attività di divulgazione anche attraverso conferenze, spettacoli teatrali e interventi diffusi attraverso i social, incontrando molto seguito in variegati strati della popolazione: pensi che il suo messaggio potrebbe essere interessante anche adattandolo alla realtà italiana?Guarda, io – che sono l’antitesi del moderatismo – ho lanciato la figura di Milei nel 2019, ho pubblicato il primo libro al mondo su Milei nel 2020, l’ho invitato a partecipare a importanti eventi del Movimento Libertario, ma ho notato che il mondo di «estrazione liberale» (pensatoi vari compresi) non s’è mai realmente infiammato di fronte a un uomo così straordinario, fino a quando non è diventato presidente. Dal 2023, fanno tutti a gara a rilanciare un suo discorso, a tradurre un suo libro, a citare le sue gesta riformatrici. Se credo che possa interessare in Italia? Beh, se insieme a Bernardo Ferrero, Lorenzo Imbasciati ed Enrico Marinoni ho fondato l’ISTITUTO MILEI a Milano è perché, al di là del mio pessimismo, nutro sempre la speranza che un bel giorno qualcuno si renda conto che, se davvero vuol cambiare questo Paese, deve agire come Javier, senza bisogno di adattare alcunché.Nella sua attività divulgativa ha incontrato molto interesse da parte dei giovani ai quali non è sempre facile far arrivare i temi libertari in un contesto di mass media orientato per lo più verso ideologie stataliste e assistenzialiste. Quali sono i principali punti del suo programma con cui ha vinto le elezioni?I punti principali del suo programma – che ha già realizzato, peraltro, ben prima di fine mandato – sono quelli tanto cari ai libertari, ovvero difesa degli unici tre diritti naturali esistenti (vita, libertà e proprietà) e drastica riduzione dello Stato, con tutto quel che concerne. C’è una frase che lui ha usato spesso in campagna elettorale che recita così: «Io non chiedo a voi il voto per mettere in atto politiche che siano di vostro gradimento, io vi chiedo il voto per ridare a voi la libertà che lo Stato vi ha sottratto». La motosega e lo slogan «Afuera» cristallizzano appieno questo concetto!Dopo la sua vittoria si è visto un cambiamento politico importante in molti altri Paesi del Sud e Centro America, come se il “ciclone” Milei avesse dato il via a un vento nuovo anti-socialista che sta attraversando quei Paesi.Quando lo incontrai nel suo «bunker» all’Hotel Libertador di Buenos Aires, durante la campagna elettorale dell’ottobre 2023, parlammo di molte cose e, al termine della chiacchierata, gli dissi: «Non so se diventerai presidente, ma ci credo. Ma se lo diventerai una cosa è certa, tu ti trasformerai nel leader mondiale della libertà»! Così è. Da quel 2023, ogni presidente che in Centro e Sud America ha battuto i comunisti s’è sempre preoccupato di citare Javier come simbolo, per via di quello che stava facendo in Argentina. Non è un caso che oggi sia l’economista più influente del mondo e il partner più affidabile di Donald Trump.Grazie Leonardo; nella prossima puntata dell’intervista ci parlerai dei risultati ottenuti, delle difficoltà incontrate e, in maniera più puntuale, del suo programma, dei provvedimenti adottati, delle azioni realizzate e di quelle in corso di realizzazione.Fine parte 1: seguirà la seconda parteFabrizio Bonali, 29 luglio 2026L'articolo Il fenomeno Milei spiegato da chi lo ha scoperto prima di tutti proviene da Nicolaporro.it.