“L’uso improprio del riconoscimento facciale ha un autore, una data, una traccia, e quindi può essere previsto e sanzionato. Lo schema di decreto prende sul serio questo rischio”. Lo dichiara padre Paolo Benanti, presidente della Commissione governativa sull’Ai e docente alla Luiss di Roma, in un’intervista a ‘La Stampa’, a proposito dello schema di decreto legislativo che amplia l’uso del riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia con l’impiego dell’AI. “Il maggior rischio è la normalizzazione: l’abuso ha un rimedio, l’abitudine no. Il correttivo dunque non consiste nel rinunciare allo strumento ma nel mantenerlo un ricorso davvero straordinario. Il punto chiave sta qui”, aggiunge. Alla domanda su quale sia il confine democratico, padre Paolo Benanti poi risponde: “Non passa fra sicurezza e libertà, che sono entrambe condizioni della vita civile e non termini di uno scambio, ma in un punto più preciso: uno Stato democratico può guardare qualcuno per una ragione, non può guardare tutti in attesa di una ragione. La differenza dunque non è di quantità ma di rapporto: nel primo caso l’autorità deve giustificarsi per osservare, nel secondo il cittadino diventa osservabile per definizione, e pertanto l’onere si sposta da chi esercita il potere a chi lo subisce”.Questo articolo Riconoscimento facciale, padre Benanti: “Sbagliato filmare tutti i cittadini” proviene da LaPresse