Russo o ucraino? Così sotto le bombe di Putin la lingua diventa un dilemma: «Non giudicateci» – Il reportage

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Da Odessa – «Possiamo parlare in russo? Mi esprimo meglio». «Preferirei che parlassi in ucraino». È una conversazione frequente, soprattutto nel sud dell’Ucraina. Dopo oltre quattro anni di guerra, il dibattito sulla lingua resta aperto. Per molti ucraini è ancora oggi terreno di scontro. Uno strumento attraverso cui si esprimono identità, appartenenza e resistenza al conflitto. Una questione che, per alcuni, è diventata anche un modo per definire il confine tra un “noi” e un “loro”. Nelle grandi città dell’est e del sud del Paese, tra cui Odessa, per decenni il russo, la lingua più utilizzata, era associato a un maggiore prestigio sociale. L’ucraino, al contrario, veniva spesso legato al mondo rurale e contadino. «Chi usava l’ucraino veniva guardato con diffidenza e considerato di estrazione sociale più bassa. Era quasi obbligatorio passare al russo, ma io non l’ho mai accettato», ci racconta Nataliia, insegnante di 27 anni, originaria di un villaggio dell’Ucraina orientale.L’annessione della Crimea nel 2014 e, soprattutto, l’invasione russa su larga scala del 2022 hanno però cambiato gli equilibri. Sempre più persone hanno deciso di usare soltanto l’ucraino, la lingua ufficiale dello Stato già obbligatorio nella sfera pubblica, anche nella vita quotidiana e in famiglia. Altri, soprattutto tra chi è fuggito dai territori occupati dove da tempo è in corso un processo di russificazione, hanno iniziato a impararlo o a usarlo con maggiore continuità. «Il russo non è scomparso, ma il suo significato nello spazio pubblico è profondamente cambiato», spiega Nataliia. Nel 2026 Zelensky ha firmato una legge che rimuove la lingua russa, senza vietarla, dall’elenco delle lingue minoritarie protette dalla Carta europea delle lingue regionali o minoritarie.Chi difende la lingua russaMa la realtà è, come sempre, più complessa. Se molti ucraini hanno abbandonato il russo perché lo associano all’aggressione subita, altri non vogliono rinunciare alla lingua con cui sono cresciuti. «Ho sempre parlato russo, anche con la mia famiglia. È la lingua della mia infanzia e voglio continuare a usarla anche fuori casa. Questo però non significa che io non sostenga l’Ucraina, ma non possono vietarci di parlarla», racconta Anastasiia, 25 anni, originaria di Odessa. Anche il suo gruppo di amici vive la stessa situazione. «Non mi piace andare a Ovest perché lì ci giudicano e ci insultano quando ci sentono parlare russo – racconta -. Non è giusto». Per molti ucraini, parlare russo «non significa essere fedeli alla Russia». Ma per il Cremlino la lingua è diventata uno strumento di propaganda per dipingere gli ucraini russofoni come favorevoli all’unione con Mosca. «La lingua del nemico»: il boicottaggio culturale tra social e vita quotidiana Non tutti, però, hanno elaborato lo stesso legame con questa eredità linguistica. Ihor, 20 anni, viene dal Donetsk. Da quando ha lasciato la regione ha deciso di non parlare più quella che, per molti dopo l’invasione, è diventata «la lingua del nemico». Ma il rapporto con l’idioma della Federazione resta complesso. Fuori casa lo evita, mentre in famiglia non può fare a meno di usarlo. «Con mia mamma e mia sorella, che sono all’estero, il russo è ancora l’unico modo per capirci», racconta. Un uso che, sottolinea, accetta «solo per necessità».Anche per Nataliia, parlare ucraino è una «forma di resistenza». «Non voglio avere niente in comune con chi ha ucciso il nostro popolo», ci dice. «Per molte persone oggi è solo la lingua degli aggressori, di chi ha portato la guerra nel nostro Paese. Ma io ho scelto di parlare soltanto ucraino già da prima dell’invasione perché – prosegue – la lingua è parte della nostra storia, della nostra cultura e della nostra identità». Una posizione che, spiega, ha generato anche critiche. «Alcune persone mi hanno definita una nazista perché difendo con forza la cultura ucraina, ma per me è fondamentale». Lo è in pubblico, come sui social. «Molti ragazzi creano contenuti online su TikTok o Instagram, ma alcuni usano ancora musica russa pensando che li aiuti a diventare più popolari. Cerco di spiegare loro che esistono altri pubblici e che non devono affidarsi necessariamente al russo per avere successo. Dobbiamo riappropriarci delle nostre voci». Le scuole di Odessa e la fine del bilinguismo nelle auleNella maggior parte delle scuole, la lingua di insegnamento è quasi totalmente l’ucraino. «La nostra è una delle lingue meno comuni al mondo – spiega – e lo ricordo sempre ai bambini», ci dice Olena, un’insegnante di lingua e letteratura ucraina dell’Oblast di Odessa. Prima della guerra, racconta, la situazione linguistica nelle scuole era più diversificata. «Nel nostro liceo si studiava anche la lingua russa. C’erano classi in cui si poteva scegliere: alcune erano di lingua russa, altre di lingua ucraina». Oggi invece il russo è stato completamente escluso dal percorso scolastico dell’istituto e la comunicazione all’interno della scuola avviene esclusivamente in ucraino. Un passaggio non sempre semplice per gli studenti arrivati da famiglie russofone o per gli sfollati interni. «Per loro è più difficile, perché a casa spesso parlano russo. Ma a scuola insistiamo: la nostra lingua è prima di tutto la nostra difesa e la nostra pace». Una pace che, per molti ucraini, passa anche dalle parole. Dopo oltre quattro anni di guerra, la lingua non è più soltanto un mezzo di comunicazione. È diventata una scelta o una costrizione, un simbolo di appartenenza e, per molti, una forma di resistenza. L'articolo Russo o ucraino? Così sotto le bombe di Putin la lingua diventa un dilemma: «Non giudicateci» – Il reportage proviene da Open.