Ti dicono Tav e, ormai da molti anni, fuori dal Piemonte pensi a nomi come Venaus, Chiomonte e ad una valle all’interno dell’arco alpino, luogo ideale per il turismo montano. Ma le cronache torinesi raccontano, oltre alle violenze dei giorni scorsi e alle polemiche che ne sono seguite, che la discussione sul cantiere Tav e sulla linea dell’alta velocità che dovrebbe congiungere Torino a Lione, negli ultimi tempi si è spostata sulla tratta che dovrebbe invece unire la prima cinta del capoluogo piemontese con l’imbocco del tunnel principale.Perché il tunnel è quasi fermoLe ragioni di questo cambio di prospettiva sono tante e la prima è che il tunnel principale procede a rilento e sta incontrando parecchi problemi di realizzazione. C’è un grande nodo legato alle talpe meccaniche, negli anni arrivate e sostituite più volte, per cui si va avanti con il ritmo di 1 metro e mezzo al giorno. Meno costosa – “appena” 3 miliardi – e meno difficile da realizzare, sebbene con un impatto su un’area di 1 milione 200mila metri quadri, inclusa una falda che copre il 10% del fabbisogno idrico torinese, è invece la tratta tra Avigliana e la fermata, oggi semplice scalo merci, Torino – Orbassano. Insomma la tratta che dovrebbe garantire un afflusso di traffico nel tunnel sufficiente a giustificare l’intera impresa.Cos’è la tratta Avigliana OrbassanoNel 2011 Rfi aveva depositato un progetto per collegare il tunnel a Torino, sulla linea Bussoleno – Settimo Torinese. Quel progetto, riscritto più volte, è naufragato e a fine 2025 ne è stato presentato un altro, di 23 chilometri, che collega Avigliana all’attuale scalo merci di Orbassano-Torino. La tratta è già attualmente servita da un buon numero di corse e da una linea che ospita l’alta velocità, con treni di passaggio ogni mezz’ora per i pendolari. Ciò nonostante secondo il progetto Tav la linea va rafforzata, ipotizzando che in questo modo aumenti anche il traffico diretto al tunnel della Tav, qualora questo venisse effettivamente realizzato.Le critiche al progettoSe nella valle “alta” il movimento No Tav è più noto, ma ha anche un incrocio con frange decisamente violente e condannate da tutti i partiti dell’arco costituzionale, nella bassa val di Susa (di cui fa parte appunto Avigliana) amministratori ed esponenti locali che non vogliono l’allargamento di questa tratta si fanno sentire con altri toni. Tanto più che i colleghi francesi non prevedono di modificare le tratte di collegamento al tunnel almeno fino al 2045, dunque l’eventuale aumento di traffico sarebbe comunque inutile perché dall’altro lato del tunnel si resterebbe a quello attuale. Come spiega il professor Alberto Poggio, della Commissione Tecnica dell’ Unione Montana Valle Susa, «è come se ci fosse un tubo che deve trasportare dell’acqua, da Bussoleno a Torino. Se allarghi solo una parte, quella da Avigliana a Orbassano, mentre a monte non cambia nulla e a valle nemmeno, visto che fino a Settimo torinese non cambierà nulla e a Torino ha solo una metropolitana peraltro realizzata a metà, è difficile che nel tubo passi più acqua».Su questa posizione, senza il clamore mediatico delle manifestazioni più violente avvenute tra Venaus e il cantiere principale, si sono assestati buona parte degli amministratori locali, molti dei quali del Pd o di liste locali nell’orbita del centrosinistra. Tutti contrari alla linea Avigliana-Orbassano, come si legge nei documenti della comunità montana val Susa.L’ipotesi che bloccando Avigliana si fermi la TavMa anche nel dibattito tra Roma e Torino, il tema Avigliana sta diventando quello principale. Due giorni fa, Chiara Appendino – ex sindaca di Torino che, per la verità, come prima cittadina decise di prendere atto nel 2019 della decisione favorevole alla Tav, del governo Conte ha dichiarato che proprio dal no alla linea Avigliana Orbassano potrebbe nascere il blocco totale dell’opera: «Oggi siamo davanti a un passaggio storico: per la prima volta fermare quest’opera è davvero possibile. E il primo passo concreto è la tratta Avigliana-Orbassano». E, per tornare al clima di quasi dieci anni fa, che fu forse l’apice dello scontro istituzionale sulla Tav, Franca Giordano che animò il movimento delle madamine, ha dichiarato, dicendosi disposta a tornare in piazza: «Le critiche ora si concentrano sulla Avigliana-Orbassano e questo è da veri sciocchi, visto che senza quella tratta l’opera potremmo anche chiamarla Milano-Lione».Il governatore di centrodestra Alberto Cirio si muove con prudenza sul tema. All’iniziale progetto di Rfi ha presentato, come di sua competenza, una serie di appunti che dovranno essere valutati e probabilmente integrati, ispirati in buona parte a quanto affermato dalla comunità montana. Il nodo principale è probabilmente quello che attualmente la linea non è affatto stracarica: usa il 30% della sua effettiva capacità e non ci sono segnali che questo carico, di persone come di merci, stia aumentando. La centralità dei problemi economiciE poi c’è il problema più generale che riguarda l’intero progetto e in particolare i due tunnel. Al di là delle proteste violente, i nodi irrisolti, salendo fino al tunnel di Bussoleno sono sostanzialmente due. Il primo tecnico: le gallerie scavate finora sono il 18% del totale da realizzare e il ritmo è lento, con una serie di criticità tecniche; il secondo economico, visto che l’opera al. momento dovrebbe costare 16,1 miliardi di euro, quasi tutti sui bilanci italiano e francese. Intervistato da Lo Spiffero, giornale on line torinese molto popolare, Il presidente della Commissione intergovernativa Italia-Francia per la Torino-Lione, Paolo Foietta, ha difeso a spada tratta l’opera, considerata inarrestabile ed inserita in un quadro di revisione di tutti i tunnel alpini, ma ha anche detto che in futuro i problemi di liquidità torneranno: «Lo stanziamento aggiuntivo di un miliardo e mezzo, sbloccato poco più di un mese fa dal Cipess, rappresenta un ottimo viatico. Senza la liquidità che consente a Telt di pagare le imprese tutto si fermerebbe». Insomma di Tav e delle opere attorno, si continuerà a parlare a Bussoleno, Avigliana e non solo. L'articolo Lo scontro sulla Tav si è spostato a trenta chilometri da Torino. Perché ad Avigliana può fermarsi l’intero progetto proviene da Open.