La Cassazione con una sentenza salva la cittadinanza dei figli degli emigrati italiani

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Per anni migliaia di discendenti degli emigrati italiani si sono sentiti rispondere con due parole quasi incomprensibili: “minor issue” e “naturalizzazione”. Due termini tecnici che, tradotti in italiano, raccontano invece una vicenda molto semplice.La “naturalizzazione” è il momento in cui un cittadino italiano emigrato all’estero decide di diventare anche cittadino del Paese in cui vive, ottenendone il passaporto. È successo a milioni di italiani partiti per gli Stati Uniti, il Canada, l’Argentina, il Brasile e molti altri Paesi. Da qui nasceva il problema. Se il padre o la madre diventavano cittadini del nuovo Paese quando il figlio era ancora minorenne, quel figlio perdeva automaticamente la cittadinanza italiana. Questa era la famosa “minor issue”, cioè la “questione del figlio minorenne”. Una frase inglese che ha creato più confusione che chiarezza. Negli ultimi anni alcuni tribunali avevano risposto di sì, sostenendo che il cambio di cittadinanza del genitore interrompesse anche la trasmissione della cittadinanza italiana ai figli e ai nipoti.Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24045, depositata di recente il 26 luglio 2026, hanno stabilito che, nei casi esaminati, il figlio nato all’estero già in possesso sia della cittadinanza italiana sia di quella del Paese di nascita, non perde automaticamente la cittadinanza italiana per il solo fatto che il padre o la madre abbiano preso in aggiunta anche la cittadinanza di un altro Stato durante la sua minore età.Se il figlio era nato possedendo fin dall’inizio sia la cittadinanza italiana sia quella del Paese di nascita, il fatto che il padre o la madre abbiano successivamente ottenuto un altro passaporto “non cancella automaticamente la cittadinanza italiana del figlio”. Di conseguenza, anche i discendenti potranno continuare a far valere il loro diritto alla cittadinanza iure sanguinis, naturalmente sempre ricorrendo tutti gli altri requisiti previsti dalla legge.La decisione della Cassazione è molto importante perché pone fine a un contrasto interpretativo che aveva prodotto migliaia di dinieghi e moltissime cause. Questo significa che tutte le pratiche verranno accolte? No. Ogni domanda continuerà a essere esaminata singolarmente e le sentenze ormai definitive non verranno automaticamente annullate. Tuttavia, per le cause ancora aperte cambia il principio giuridico di riferimento.Ora però l’attenzione si sposta sulla politica. La Farnesina aggiornerà rapidamente le istruzioni ai consolati, adeguandosi alla sentenza delle Sezioni Unite? Oppure cercherà di limitarne gli effetti con nuove interpretazioni amministrative? E il Governo presenterà un nuovo disegno di legge per modificare la normativa dopo la riforma del 2025?Sono interrogativi ai quali oggi non si può dare ancora una risposta. È però evidente che la discussione sulla cittadinanza italiana è tutt’altro che conclusa.Una sentenza può infatti chiarire come va interpretata la legge vigente, ma il Parlamento conserva sempre il potere di cambiarla. Per questo il confronto tra Magistratura e Politica è destinato a continuare. Una cosa, però, appare ormai certa: sulla “questione del figlio minorenne” la Cassazione ha scritto una pagina destinata a diventare un punto di riferimento per tribunali, consolati e migliaia di famiglie italiane nel mondo. (Pier Francesco Corso)