C’è un trucco che si ripete sempre uguale, cambiano solo gli argomenti. Durante il Covid ci hanno venduto una maggioranza di medici convinti che esistesse un farmaco risolutivo, quando in realtà a parlare erano sempre gli stessi volti, quelli autorizzati dai microfoni giusti. I medici che sapevano — e che si sono rifiutati di applicare un protocollo che oggi la storia comincia a chiamare con il suo nome, un crimine verso l’umanità — li abbiamo visti sospesi, radiati, messi alla gogna. Erano una minoranza non perché avessero torto, ma perché il coraggio è sempre minoritario.Lo stesso meccanismo lo ritroviamo pari pari sul clima. Ci mostrano il grafico degli ultimi trent’anni e lo spacciano per la storia del pianeta, dimenticando le sinusoidi che si sono susseguite per milioni di anni prima che esistesse un solo essere umano a misurarle. Ci dicono “la maggioranza degli scienziati”, ma nessuno ha mai visto questa maggioranza: ha visto solo chi ha accesso a uno studio televisivo. E il consenso scientifico, va detto una volta per tutte, non è la verità scientifica. È l’aria che tira in un ambiente, quello che conviene dire per non essere tagliati fuori. La verità, quando esiste, vale fino a prova contraria — lo insegnava già Galileo, prima che qualcuno lo processasse per questo.Il problema è che oggi il sapere si è talmente frammentato che nessuno può più permettersi di dubitare fuori dal proprio recinto. L’ortopedico si fida del virologo, il virologo di chi va in televisione, e alla fine la catena si chiude su un pugno di persone che decidono cosa sia legittimo pensare. Dentro gli organismi che dovrebbero certificare questo sapere ci sono avvocati, commercianti, funzionari — e i pochi che davvero capiscono la materia camminano con i piedi di piombo, perché sanno che basta una parola fuori posto per essere espulsi dal club.Ecco perché, quando si parla di clima, bisognerebbe distinguere con più onestà tra ciò che è propaganda e ciò che è reale intervento dell’uomo sulla natura. Le cosiddette scie chimiche non esistono nel senso in cui la gente le immagina: quello che si vede in cielo, nella stragrande maggioranza dei casi, è semplice condensa. Ma esiste, questo sì, tutt’altra cosa: una vera e propria ingegneria delle nuvole, un’inseminazione artificiale finanziata con miliardi, capace di alterare la naturale convettività dell’aria per far piovere o non far piovere dove serve. Sostanze trasparenti, invisibili, che non lasciano scie fotografabili ma lasciano danni. E rispetto a questo, la CO2 di cui tanto si discute è quasi un dettaglio.Chi controlla tutto questo? Chi decide cosa venga spruzzato sopra le nostre teste, in nome di una scienza che si professa oggettiva ma che troppo spesso è solo consenso di comodo? Sono domande che meritano una risposta, non un’altra volta il silenzio di chi preferisce stare dalla parte della maggioranza apparente.The post Il consenso che non è verità appeared first on Radio Radio.