Ci sono epoche che il cinema e la televisione continuano a raccontare perché, più che appartenere al passato, sembrano aver costruito un immaginario destinato a non invecchiare mai. Gli anni Ottanta sono una di queste. Le spalline scolpite, i blazer oversize, gli occhiali scuri, le ville hollywoodiane, le cabriolet lungo la Pacific Coast Highway e quell’idea di lusso ostentato sono diventati simboli di un’intera generazione. Ma dietro quella superficie brillante si nascondevano anche inquietudini, ossessioni e contraddizioni.È proprio da questa doppia anima che prende forma «The Shards», la nuova serie evento firmata da Ryan Murphy, disponibile dal 6 agosto su Disney+. Tratta dall’omonimo romanzo semiautobiografico di Bret Easton Ellis, autore di American Psycho, la serie non si limita a ricostruire un’epoca: la usa come lente attraverso cui osservare il rapporto tra potere, apparenza e paura. E, come spesso accade nelle produzioni di Murphy, la moda diventa molto più di un elemento estetico.Ryan Murphy torna agli anni Ottanta, ma senza nostalgiaNegli ultimi anni il revival degli anni Ottanta è diventato quasi un linguaggio universale della cultura pop. Serie TV, campagne moda e collezioni hanno spesso celebrato quel decennio attraverso colori vivaci, silhouette esagerate e riferimenti nostalgici. Ryan Murphy sceglie invece una strada diversa. In «The Shards» gli anni Ottanta non rappresentano un rifugio rassicurante, ma un ambiente elegante e inquietante allo stesso tempo. La Los Angeles del 1981 diventa il teatro di una storia che mescola thriller psicologico, racconto di formazione e critica sociale.Al centro della vicenda c’è un gruppo di studenti dell’esclusivo liceo Buckley, ragazzi cresciuti tra le famiglie più influenti dell’industria cinematografica americana. La loro quotidianità, fatta di privilegi, feste e relazioni apparentemente perfette, viene improvvisamente sconvolta dall’arrivo di un misterioso serial killer conosciuto come «The Trawler». È in questo equilibrio fragile che Murphy costruisce il suo racconto, lasciando che siano anche gli abiti a suggerire ciò che i personaggi ancora non dicono.Foto: IMDbVenezia 83, svelato il programma: da Danny Boyle a Nanni Moretti, tutti i film in concorsoKaia Gerber e Homer Gere: un casting che fa già parlareUno degli elementi che ha attirato maggiore attenzione ancora prima dell’uscita della serie riguarda il cast. A interpretare Susan Reynolds è Kaia Gerber, modella e attrice, figlia di Cindy Crawford, ormai sempre più presente anche nel mondo della recitazione. Accanto a lei troviamo Homer Gere, figlio di Richard Gere, nel ruolo di Robert Mallory, il nuovo studente destinato a cambiare gli equilibri del gruppo. È impossibile non notare l’ironia di questo casting.Decenni dopo la celebre relazione tra Richard Gere e Cindy Crawford, sono i figli delle due icone degli anni Novanta a ritrovarsi insieme davanti alla macchina da presa. Un dettaglio che ha inevitabilmente alimentato curiosità e conversazioni sui social, contribuendo a rendere «The Shards» uno dei titoli più attesi dell’estate. Ma al di là del gossip, Murphy sembra aver scelto interpreti capaci di incarnare perfettamente quell’idea di bellezza sofisticata e apparentemente irraggiungibile che attraversa tutta la serie.La moda racconta i personaggi prima ancora dei dialoghiChi conosce il cinema di Ryan Murphy sa bene quanto il costume sia parte integrante della narrazione. In «The Shards» questo elemento raggiunge forse una delle sue espressioni più interessanti. Susan Reynolds appare spesso avvolta in una palette dominata dal nero, da tonalità profonde e da tessuti morbidi che sembrano suggerire, ancora prima della sceneggiatura, il carattere ambiguo del personaggio. Anche durante gli eventi promozionali Kaia Gerber ha scelto di prolungare questa identità estetica attraverso il cosiddetto method dressing, una strategia sempre più diffusa tra le star di Hollywood.Alla presentazione del palinsesto Disney si è presentata con un look total black firmato Jacquemus, tratto dalla collezione Le Palmier: una silhouette essenziale, costruita tra velluto e linee pulite, che sembrava uscita direttamente dall’universo della serie. Successivamente ha indossato anche un corsetto in pelle firmato Alaïa, confermando una direzione stilistica che accompagna perfettamente il personaggio di Susan: elegante, misteriosa e difficilmente decifrabile. Anche Homer Gere segue lo stesso linguaggio visivo. Il suo Robert Mallory veste completi impeccabili, occhiali scuri e capi dal gusto minimalista che contribuiscono a rafforzare quell’aura di fascino e sospetto che accompagna il nuovo arrivato.Foto: Screenshot Trailer The ShardsMatt Damon: «Per fare Ulisse ho perso 10 chili. L’Odissea è il film più difficile della mia carriera»Il preppy americano incontra il thrillerAccanto ai protagonisti prende forma tutto l’immaginario della California più esclusiva. Le uniformi scolastiche, i blazer con stemma, le camicie Oxford, i mocassini e i maglioni sulle spalle costruiscono un’estetica preppy perfettamente riconoscibile. Ma, ancora una volta, Murphy evita la semplice operazione nostalgia. Ogni dettaglio sembra studiato per raccontare il contrasto tra la perfezione esteriore e la tensione che attraversa il gruppo di ragazzi.Le feste nelle ville hollywoodiane, le auto decappottabili, le partite di tennis e le giornate sulla costa californiana convivono costantemente con il senso di minaccia portato dagli omicidi del Trawler. La moda, così, smette di essere decorazione e diventa linguaggio. Ogni giacca perfettamente stirata, ogni abito sartoriale e ogni accessorio raccontano un mondo che cerca disperatamente di mantenere intatta la propria immagine mentre tutto intorno inizia lentamente a sgretolarsi.Ryan Murphy e il costume come strumento narrativoNegli anni Ryan Murphy ha costruito uno stile visivo immediatamente riconoscibile. Da «Glee» ad «American Crime Story», passando per «Hollywood», «Feud» e «Halston», i costumi non hanno mai rappresentato semplicemente un esercizio estetico. Ogni scelta cromatica, ogni silhouette e ogni dettaglio sartoriale hanno sempre contribuito a definire psicologia, potere e trasformazione dei personaggi.In «The Shards» questa ricerca trova probabilmente uno dei contesti più naturali. Il romanzo di Bret Easton Ellis racconta infatti una società ossessionata dall’immagine, dal successo e dall’apparenza, temi che da sempre appartengono anche all’universo creativo di Murphy. L’incontro tra i due autori appare quindi quasi inevitabile. Da una parte lo sguardo tagliente di Ellis sulla giovinezza privilegiata americana, dall’altra la capacità di Murphy di trasformare ogni elemento visivo in racconto cinematografico.Foto: IMDbPerfetta, terminate le riprese del nuovo film con Geppi Cucciari: nel cast anche Stefano Accorsi e Anna FerzettiQuando la nostalgia diventa inquietudineNegli ultimi anni il pubblico ha imparato ad associare gli anni Ottanta a un immaginario fatto di colori accesi, musica e spensieratezza. «The Shards» prova invece a ribaltare completamente questa prospettiva. La serie mostra come dietro la perfezione delle ville hollywoodiane, dei licei esclusivi e degli abiti impeccabili possano nascondersi paure profonde, competizione e violenza.È probabilmente questo il motivo per cui il progetto rappresenta una delle produzioni più interessanti dell’estate. Non racconta semplicemente una storia ambientata negli anni Ottanta, ma utilizza quel decennio per riflettere sul rapporto tra identità e immagine, trasformando la moda in uno strumento narrativo capace di anticipare emozioni, conflitti e destini. Con Kaia Gerber e Homer Gere al centro della scena e la regia visionaria di Ryan Murphy, «The Shards» promette così di riportare in vita uno dei decenni più iconici della cultura pop, ricordandoci che, a volte, gli abiti più eleganti sono anche quelli che nascondono i segreti più oscuri.| Da Rumors.it