L’ambizione non va mai in ferie. Non è l’occasione che fa l’uomo ambizioso. È l’uomo ambizioso che non perde l’occasione. Dall’ex mondo Finmeccanica a Mediobanca, dal Monte dei Paschi in fiamme a Confindustria in ebollizione, la commedia umana italiana vanta una lunga locandina di personaggi: Roberto Cingolani, Vittorio Umberto Grilli, Luigi Lovaglio, fino all’“uomo d’acciaio” Antonio Gozzi, per citarne alcuni.Uno dei protagonisti del cartellone è certamente Roberto Cingolani, ex ministro della Transizione Ecologica ai tempi di Mario Draghi, ora convinto di succedere – ancora non si sa per conto di chi – a Guido Crosetto alla Difesa in un prossimo governo.Mr. Transizione Ecologica, già ai tempi della cattedra a Lecce brigava da scienziato. Quando si rassegnò a non essere preso in considerazione per il Nobel per la Fisica, riuscì comunque, con sinistra e destra consociate, a far arrivare fondi nell’amato Salento. Continuò poi con l’IIT di Genova, sempre secondo una rigorosa logica bipartisan. Come dire: Franza o Spagna purché se magna. E con un programma così ricco da attirare perfino l’attenzione dei watchdog di Roars, che si chiedevano come mai avesse ottenuto – caso pressoché unico in un’Italia ricca di premi Nobel e di scienziati riconosciuti in tutto il mondo – circa un miliardo di euro nell’arco di quindici anni.Poi venne la stagione con Matteo Renzi e il Pd, tra il post-Expo e lo Human Technopole, decollato però soltanto dieci anni dopo grazie alla sapiente opera dell’ex rettore della Bocconi, Gianmario Verona. A seguire ci fu il carro di Beppe Grillo e dei Cinque Stelle – odiatori apicali di Renzi e, ancora oggi, vero punto debole del campo largo – dopo, con il governo Draghi, si piazzo’ come ministro della Transizione Ecologica. E fu lo stesso Draghi, con il suo prode stratega Francesco Giavazzi, a traghettarlo verso Meloni, che lo accolse con benevolenza. Benevolenza ricambiata, con scelte, tuttavia, mai realmente condivise, fino a seminare zizzania perfino tra i ministri del governo mentre era alla guida di Leonardo.Ma più forte è l’ambizione, più grande diventa l’occasione. Così, generali e ammiragli raccontano divertiti di aver ascoltato le mire di Cingolani come futuro ministro della Difesa del campo largo.Dall’alta tecnologia all’alta finanza il passo è breve. E il pensiero non può che andare a Vittorio Umberto Grilli, già al Mef dapprima come ragioniere, poi Dg ai tempi di Tremonti e del Cavaliere e, infine, ministro con Mario Monti. Insomma, un commis per tutte le stagioni. La sua ambizione sembra adesso concentrata soprattutto sulla pecunia. Certo, guadagnare appena il 3% di quanto incassa Jamie Dimon – potente Ceo di JPMorgan – non gli dà pace.Ed eccolo allora operare per l’elezione della lista Lovaglio all’assemblea per il rinnovo del CdA del Monte dei Paschi di Siena e, per settimane, attivissimo nel disegnare un’alternativa credibile all’Opas di Intesa. L’obiettivo: assicurarsi un congruo incremento del “povero” compenso da presidente di Mediobanca (appena 1,3 milioni di euro) o, ancora meglio, la presidenza di Generali, con gli oltre 10 milioni di Philippe Donnet come benchmark e la prospettiva di un significativo ritocco verso l’alto. Peccato che, questa volta, l’ambizione abbia perso l’occasione, complice la resistenza dei francesi di Crédit Agricole e dell’algido guzzettiano Massimo Tononi.Se si nomina Grilli non si può dimenticare Luigi Lovaglio, il “piccolo Napoleone”, come l’ha definito magistralmente il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini. Anche lui, però, ha avuto la sua Waterloo con la fuga di BPM, con re Carlo Messina nei panni del duca di Wellington.Era riuscito nel capolavoro di riprendersi il Monte alleandosi con due carneadi come Tortora e Corradini, salvo poi metterli da parte. Ha congedato cortesemente addirittura gli avvocati che gli avevano progettato il blitz, per richiamare in articulo mortis un usato sicuro per tutte le fazioni – da De Benedetti a Berlusconi –: quell’avvocato Sergio Erede, da sempre longa manus proprio di Grilli e ora anche di Delfin.Anche nel piccolo mondo di Confindustria le maschere non mancano. Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi non ha mai mandato giù la sconfitta contro Emanuele Orsini. Eppure, raccontano i soliti maligni, nella partita non aveva risparmiato neppure qualche colpo basso contro il futuro presidente. Non è bastato. Orsini, nel frattempo, si è fatto rispettare dai sindacati e apprezzare, in modo bipartisan, da Giorgia Meloni a Elly Schlein.Così Gozzi è già ripartito, con due anni d’anticipo, per la prossima corsa a Viale dell’Astronomia con una lobby trasversale che vede in prima fila la senatrice renziana Raffaella Paita. C’è chi lo chiama ancora “il Professore”. Ma più che le aule universitarie, Gozzi sembra preferire quelle del potere, con la stessa passione con cui segue la sua Virtus Entella.Da presidente di categoria ama vestire i panni del paladino delle imprese energivore. Peccato che nei corridoi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy qualcuno sottolinei come la sua Duferco continui a fare ottimi affari proprio nel business dell’energia e strizzi l’occhio verso Pechino.Vecchio socialista di scuola craxiana, a Gozzi manca forse soltanto uno pseudonimo d’autore: Ghino di Tacco, lo stesso scelto da Bettino Craxi per firmare i suoi corsivi sull’Avanti.Per questa lunga marcia Gozzi ha arruolato Vincenzo Marinese, imprenditore siculo-veneziano chiamato a presidiare il fronte del Nord-Est e a logorare un possibile rivale: Leopoldo Destro, figlio di una purosangue della politica veneta, Giustina Mistrello Destro, prima donna sindaco di Padova e parlamentare di Forza Italia per diverse legislature.Ma tutti sanno come funziona davvero. Le candidature si annunciano, le cordate si costruiscono, i veti si incrociano. Poi, alla fine, c’è sempre qualcuno che pesa più degli altri. E a Viale dell’Astronomia, per molti, quel nome resta ancora Emma Marcegaglia. Senza il suo placet, la strada verso la presidenza resta tutta in salita. E Gozzi lo sa bene.Luigi Bisignani per Il Tempo, 2 agosto 2026L'articolo Il risiko del potere: chi prepara il prossimo salto nei posti che contano proviene da Nicolaporro.it.