Mentre l’Italia boccheggia e si prepara a fare i conti con un weekend da ‘bollino rosso’, scopriamo che le conseguenze del cambiamento climatico non si limitano all‘ambiente o alla salute. Uno studio del Cnr-Itiam pubblicato su ‘Business Strategy and the Environment’ mostra infatti che l’aumento delle temperature incide sulla sopravvivenza delle imprese italiane e che il caldo rischia di ‘bruciare’ Pil. Insomma, l’estate 2026 – con le sue ondate di calore continue – avrà un impatto più profondo del previsto sulla nostra Penisola.Le giornate di afa impattano sulla produttività, mentre i costi dell’energia incidono sulle bollette. Risultato? “Le nostre stime mostrano che ogni giornata estiva con temperature comprese tra 29 e 32 gradi centigradi è associata a un aumento di circa 0,014 punti percentuali del tasso di uscita delle imprese dal mercato rispetto a una giornata compresa tra 23 e 26 °C. Quando la temperatura raggiunge o supera i 32 °C, l’incremento sale a circa lo 0,016% per giornata”, spiega Francesco De Simone, ricercatore dell’Istituto di Tecnologie e Intelligenza Ambientale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Itiam), che firma la ricerca con Concetta Carnevale, Danilo Drago e Francesco Trivieri dell’Università della Calabria. Individuando anche l’identikit delle imprese più a rischio per il caldo record.Se il caldo incide sulle performance delle impreseIl loro lavoro evidenzia che l’aumento delle temperature accresce in modo significativo la probabilità di uscita dal mercato, fornendo nuove evidenze sugli effetti economici dei cambiamenti climatici sul sistema produttivo. Lo studio utilizza oltre 100.000 dati relativi all’universo delle imprese italiane, raggruppate in cinque settori produttivi, analizzando il periodo 2009-2022 e combinando il tutto con dati meteorologici ad alta risoluzione.Come spiega De Simone “il concetto di uscita non va interpretato come cessazione dell’attività produttiva, non si tratta necessariamente come fallimento formale e morte economica dell’impresa. Per il territorio, tuttavia, l’effetto è analogo: si perdono capacità produttiva, occupazione, competenze, servizi e relazioni economiche costruite nel tempo”.I modelli econometrici confrontano province, settori e anni diversi, tenendo conto delle caratteristiche strutturali dei territori, degli shock temporali comuni e di ulteriori variabili di controllo che potrebbero influenzare la dinamica. La sfida del caldo per il tessuto imprenditoriale“I risultati mostrano una relazione statisticamente significativa, secondo le soglie più rigorose adottate in questo tipo di studi. Sul piano pratico, le temperature elevate possono contribuire all’uscita di un’impresa dal mercato attraverso diversi canali, quali riduzione della produttività, aumento dei costi energetici e organizzativi, interruzioni dell’attività, minore affluenza dei clienti o salute dei dipendenti”, prosegue De Simone, che sta approfondendo la questione in ulteriori lavori, già in fase di sviluppo.L’identikit delle imprese più vulnerabili alle temperature recordAttenzione: le imprese non reagiscono tutte allo stesso modo al caldo. Le più vulnerabili sono le microimprese e le ditte individuali. “Queste realtà, una componente fondamentale del sistema produttivo italiano, dispongono di minori risorse finanziarie e organizzative per misure di adattamento e risultano quindi maggiormente esposte agli effetti delle alte temperature”, avverte il ricercatore.Non solo. “Gli effetti in termini di uscita dal mercato risultano concentrati nelle aree più calde del Paese, aspetto particolarmente rilevante considerato che il Mediterraneo è una delle principali aree hotspot del cambiamento climatico”. A rischiare di più sono alcuni settori: manifatturiero, nel commercio e nei servizi. Mentre quello agricolo “appare più resiliente, anche grazie alla presenza di misure di sostegno e adattamento specifiche”, puntualizza De Simone.E in futuro la situazione potrà solo peggiorare. Pensiamo che nel periodo dello studio i giorni estivi con massime superiori a 29 °C in Italia sono passati, in media, da circa 42 del primo decennio a circa 60 nel 2022. Quest’anno siamo già alla quarta ondata di calore. Il contesto climatico “esercita una pressione continua sul sistema produttivo. E una parte delle imprese italiane dispone ancora di una limitata capacità di adattamento alle nuove condizioni”, conclude il ricercatore. Trascurare questo aspetto può rivelarsi un suicidio.Questo articolo Caldo estremo nemico delle imprese, ecco quelle che rischiano di più proviene da LaPresse