L’ultimo è stato quello al Pride di Berlino. La recente sequenza di attentati e tentativi di attacco in Europa ha riportato una domanda al centro del dibattito: quante persone considerate a rischio radicalizzazione sono oggi monitorate dai servizi di sicurezza? La risposta, pur con tutti i limiti dei dati disponibili, restituisce una fotografia che dovrebbe scoraggiare qualsiasi sottovalutazione del fenomeno degli islamici pronti a colpire.Come ricostruito dalla Verità, incrociando le informazioni diffuse dalle autorità di sicurezza dei principali Paesi europei, si arriva a una stima impressionante: decine di migliaia di soggetti sono già finiti nei radar dell’intelligence per possibili legami con l’estremismo islamista. Sintetizzando? 80 mila. E il punto più inquietante è che si tratta soltanto di coloro che sono già conosciuti dalle autorità.La Germania rappresenta uno dei casi più significativi. L’Ufficio federale di polizia criminale (BKA) ha reso noto di avere 410 individui considerati particolarmente pericolosi, cioè quelli ritenuti più vicini alla possibilità di passare all’azione. Ma il quadro si allarga enormemente se si guarda ai dati dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione: sarebbero circa 28.000 gli estremisti islamisti classificati come potenziali minacce per la sicurezza nazionale. I 410 costituiscono dunque soltanto la punta dell’iceberg.La situazione non appare meno delicata in Francia. L’archivio dedicato alla prevenzione della radicalizzazione terroristica ha registrato negli anni fino a 20.000 soggetti segnalati, mentre tra 5.000 e 8.000 restano sotto monitoraggio attivo secondo le stime più recenti. Le autorità francesi continuano inoltre a seguire gli spostamenti dei foreign fighters e di altri soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi, anche oltre i confini nazionali. Un lavoro immenso che, tuttavia, non sempre è riuscito a impedire il passaggio all’azione di individui già noti ai servizi.A questo si aggiunge il tema dell’influenza della Fratellanza musulmana sul territorio francese. Secondo un rapporto citato dalla stampa transalpina, l’organizzazione controllerebbe direttamente o indirettamente centinaia di associazioni e numerosi luoghi di culto. Parallelamente, alcuni sondaggi hanno evidenziato una significativa diffusione di posizioni favorevoli all’applicazione della sharia e di simpatia verso movimenti islamisti in una parte del campione intervistato.Secondo la rilevazione dell’Institut français d’opinion publique, il 46% dei musulmani intervistati si è detto favorevole all’introduzione della sharia: il 31% a una sua applicazione parziale, il 15% addirittura integrale. Ma il dato più pesante è un altro: il 57% ritiene che le regole religiose debbano prevalere sulle leggi della Repubblica, mentre un terzo del campione dichiara simpatia per i movimenti islamisti. Numeri che non autorizzano generalizzazioni, ma che sarebbe irresponsabile liquidare come marginali.Nel Regno Unito il numero cresce ulteriormente. L’MI5 segue circa 43.000 “soggetti di interesse”, e almeno due terzi sarebbero riconducibili all’estremismo islamista. Numeri che raccontano la complessità del lavoro dell’intelligence britannica, chiamata a distinguere chi rappresenta una minaccia concreta da chi potrebbe radicalizzarsi in futuro. Leggi anche:Non il carcere, ma lo psicologo: la resa dell’Occidente davanti ai terroristiSommando le cifre disponibili di Germania, Francia e Regno Unito si arriva già a circa 64.000 persone attenzionate. Se poi si considerano anche altri Paesi europei, come il Belgio, dove risultano centinaia di soggetti inseriti nelle banche dati antiterrorismo, e si ipotizza una situazione analoga in Stati come Spagna e Italia, il totale potrebbe avvicinarsi agli 80.000 individui. Una stima prudenziale, perché molti Paesi non pubblicano dati ufficiali e non esiste un archivio unico europeo.Il dato, naturalmente, non significa che decine di migliaia di persone siano pronte a colpire. Sarebbe un’interpretazione fuorviante. Ma racconta la dimensione di un fenomeno che continua a impegnare quotidianamente le forze di sicurezza. E gli ultimi attentati dimostrano quanto basti anche un solo estremista deciso ad agire per provocare una tragedia.C’è poi un altro elemento che rende la sfida ancora più complicata. Negli ultimi anni il terrorismo jihadista ha cambiato volto. Se in passato le grandi organizzazioni pianificavano attentati complessi, oggi il rischio maggiore arriva spesso da individui che si radicalizzano autonomamente e utilizzano strumenti di uso comune: un coltello, un’automobile, un furgone. Attacchi più difficili da prevedere, che riducono drasticamente i tempi di reazione delle autorità.Per questo liquidare il problema come marginale sarebbe un errore. I numeri raccolti dalle intelligence europee e riportati dalla Verità mostrano che il radicalismo islamista resta una delle principali sfide per la sicurezza del continente. E ogni nuovo attentato ricorda quanto sottovalutare il fenomeno possa avere conseguenze drammatiche.Massimo Balsamo, 29 luglio 2026L'articolo La bomba islamista nel cuore dell’Europa proviene da Nicolaporro.it.