Roberto Mancini è il ct della Nazionale del Circolo Aniene. E Claudio Ranieri è il suo direttore tecnico. La scelta di Giovanni Malagò per l’allenatore degli Azzurri certifica che «nasce la Nazionale, sezione Roma Nord», «nel nome dell’amichettismo, del padel e del calcetto». Mentre il nuovo presidente della Figc è sotto l’occhio della Procura federale che ha aperto un fascicolo su segnalazione del Coni. Per una presunta irregolarità della documentazione presentata per la candidatura alle elezioni federali: mancherebbe la tessera. Intanto Andrea Mancini difende il padre: «Ha il desiderio di cancellare la delusione per queste tre mancate qualificazioni. E c’è anche un altro fattore. Vuole ripulire l’immagine del suo addio all’Italia».Mancini Ct della Nazionale dell’AnieneLe critiche a Mancini, spiega il Corriere della Sera, partono dai club di Serie A. Che hanno indicato Malagò come presidente federale ma non hanno avuto parola nella scelta del commissario tecnico. I presidenti erano disponibili a contribuire a pagare l’ingaggio di Antonio Conte. Invece il presidente Figc ha preferito richiamare Mancini, fuggito nel 2023 per l’Arabia e i petrodollari. Il presidente della Lega di A Simonelli lo ha detto chiaro e tondo a Malagò durante il consiglio federale: no a Mancini, per un problema di merito ma anche di metodo. Prima dell’ok a Mancini e Ranieri c’era stato anche uno scambio di messaggi in cui si ipotizzava di sfiduciare Malagò. Il riferimento all’Aniene richiama il Circolo canottieri Aniene.La romanitàOvvero la storica società polisportiva di Roma fondata nel 1892. È uno dei circoli sportivi più importanti d’Italia e ha tesserato o lanciato campioni olimpici e mondiali di nuoto e altre discipline. Malagò, numero uno della Figc, è stato a lungo presidente del Circolo. La Gazzetta racconta che Ranieri è fondatore del Roma Club Aniene: «Non capisco chi nasconde la propria fede. L’importante è non lasciarsi mai condizionare», ha detto spesso Malagò. Secondo il quotidiano la parola migliore per raccontare le scelte del presidente Figc è quindi “romanità”: «Non è una questione di provenienza, o almeno non solo. Non c’entra tanto la geografia: è un discorso che comprende amicizie, favori, cene, tornei di calcetto, tennis e di padel. Lì, nei circoli, si consumano intrecci e trattative. È una prassi consolidata. Compreso l’affaire Mancini e la nomina del nuovo ct. Niente di nuovo per chi è abituato in questo modo e a questo mondo. D’altronde, in quella parte di Roma funziona così da generazioni».Andrea ManciniIl figlio di Mancini, che di mestiere fa il direttore sportivo del Cesena, dice al Corriere che il padre non sperava più nella chiamata. E ricorda le polemiche sulla sua fuga: «Quelle ci sono e ci saranno sempre. Fanno parte di questo mondo e devi accettarle facendo questo lavoro. Nella vita e nel calcio non si può piacere a tutti. Alla fine sarà il campo a parlare, è l’unico e vero giudice di questo sport». Roberto, dice Andrea, «si metterà subito al lavoro. Il tempo è poco, ma non è un uomo che ha paura delle sfide. Ma bisogna fare attenzione a una cosa: una sola persona non può cambiare le sorti dell’intero calcio italiano. Penso che la questione sia piuttosto un’altra. Bisogna impegnarsi per creare un percorso, dare forma a un’idea in cui si mettano di nuovo i giovani italiani al centro del sistema. Bisogna tornare a investire sui settori giovanili e a coltivare il talento. Dobbiamo riallinearci alla direzione che il calcio mondiale ha preso da tempo».L'articolo Roberto Mancini è il Ct della Nazionale dell’Aniene: «Vuole ripulirsi l’immagine dopo la fuga» proviene da Open.