Prostituzione nei centri benessere e negli appartamenti di Milano: sette arresti

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Sette persone sono state arrestate nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Milano su una presunta rete dedita allo sfruttamento della prostituzione all’interno di centri benessere e appartamenti privati. Cinque indagati sono stati portati in carcere e due posti agli arresti domiciliari. Le accuse contestate, a vario titolo, sono associazione per delinquere, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, favoreggiamento della permanenza illegale sul territorio italiano e autoriciclaggio.L’indagine è stata coordinata dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini e dal pm Pietro Paolo Mazza e condotta dalla sezione di polizia giudiziaria della Guardia di finanza e della Polizia di Stato. Gli arrestati sono quattro uomini e tre donne, di nazionalità italiana e marocchina. Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo avrebbe organizzato una struttura stabile per gestire l’attività di numerose donne, in prevalenza straniere, all’interno di centri massaggi e benessere utilizzati come copertura. Tra le strutture indicate negli atti figurano i centri “Dune”, “Louvre”, “Secret Rooms” e lo “Studio Washington”, tutti a Milano.Donne selezionate, pubblicizzate e controllateL’attività sarebbe stata promossa attraverso numerosi annunci pubblicati su siti e portali erotici. Le donne venivano selezionate, inserite nelle strutture, pubblicizzate online e sottoposte a un controllo costante delle prestazioni e degli incassi. Al vertice dell’organizzazione, secondo l’accusa, ci sarebbe stata una coppia. L’uomo avrebbe individuato e preso in affitto i locali, gestito i centri, reclutato le donne e ritirato la quota destinata all’organizzazione. La compagna si sarebbe invece occupata della pubblicità, delle prenotazioni telefoniche e degli appuntamenti, oltre che della selezione del personale femminile e della verifica delle prestazioni. Un’altra donna avrebbe avuto il compito di monitorare i volumi giornalieri, mantenere i rapporti con le operatrici e curare la gestione quotidiana delle attività.Un cittadino italiano avrebbe finanziato l’organizzazione, mettendo a disposizione il capitale necessario per acquisire la gestione dei centri in cambio di una parte dei profitti. Un altro indagato si sarebbe occupato delle apparecchiature elettroniche e dei sistemi di videosorveglianza, impiegati non soltanto per la sicurezza, ma anche per controllare le donne. Sono una decina, al momento, le persone identificate dagli investigatori come coinvolte nell’attività di prostituzione.I finti contratti e le associazioni no profitUn ulteriore filone dell’inchiesta riguarda l’ingresso e la permanenza in Italia delle donne straniere. Secondo la Procura, gli indagati avrebbero predisposto falsi contratti di lavoro attraverso società e associazioni no profit create appositamente e formalmente impegnate in attività culturali o ricreative. I contratti sarebbero stati utilizzati per agevolare l’arrivo e la permanenza sul territorio nazionale di cittadine straniere, in violazione della normativa sull’immigrazione.Sequestrati cinque immobili e beni per 350mila euroContestualmente agli arresti è stato eseguito un sequestro preventivo di beni mobili e immobili riconducibili agli indagati per un valore complessivo di circa 350mila euro, ritenuti il profitto del reato di autoriciclaggio. Sono stati inoltre sequestrati cinque immobili a Milano, considerati dagli inquirenti luoghi utilizzati in modo sistematico per lo sfruttamento della prostituzione e strumentali alla commissione dei reati contestati. L'articolo Prostituzione nei centri benessere e negli appartamenti di Milano: sette arresti proviene da Nicolaporro.it.