Il paradosso della Turchia: influenza all’estero e repressione interna

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Nonostante avesse i riflettori puntati addosso durante il vertice Nato ad Ankara, la Turchia ha fatto parlare poco di sé per quanto riguarda la repressione del dissenso interno.Arresti di artisti e oppositoriUno degli ultimi episodi riguarda il comico turco Deniz Göktaş, arrestato all’aeroporto di Istanbul dopo che nel video di un suo spettacolo, uscito su internet il 24 giugno ottenendo milioni di visualizzazioni, lo si vede prendere in giro il presidente Recep Tayyip Erdoğan, definito un “dittatore”, e altri esponenti di quasi tutto l’arco politico.Per la magistratura, l’aver definito Erdoğan un dittatore costituisce un reato sulla base dell’articolo 299 del codice penale turco, che punisce il vilipendio del presidente della Repubblica. Nello stesso spettacolo, Göktaş ha anche preso in giro in maniera satirica i dettami della religione islamica.A ridosso del vertice della Nato, decine di giornalisti, accademici ed esponenti di sindacati e partiti d’opposizione di sinistra sono stati arrestati ad Ankara, Istanbul e in altre città. Tra coloro che sono stati arrestati nelle loro case senza che le autorità spiegassero quali erano le accuse, figurano Buse Sotuglu, direttore del giornale online T24, e Ceren Erdogdu, reporter della testata Oda TV.Propaganda con supporto esteroSe la sinistra turca può andare incontro ad una repressione feroce se si oppone ad Erdoğan, le sinistre occidentali invece sono divise tra chi lo condanna e chi invece si presta a fare da megafono della propaganda di Ankara, in funzione antioccidentale e antisraeliana.Lo dimostra il fatto che dall’11 al 12 maggio, Istanbul ha ospitato il World Decolonization Forum, un evento che ha radunato numerosi analisti, accademici e giornalisti da tutto il mondo ufficialmente per discutere di come “strutture coloniali” continuino a perpetuarsi ai danni delle ex-colonie. Ma il programma e i nomi dei partecipanti raccontano un’altra storia.Tra coloro che hanno preso parte come relatori all’evento, iniziato con il discorso introduttivo di Esra Erdoğan Albayrak (figlia del presidente turco), figurano in particolare Sami Al-Arian, un accademico che ha dovuto lasciare gli Stati Uniti per i suoi legami con la Jihad Islamica palestinese, e Joseph Massad, docente della Columbia nato in Giordania che ha festeggiato per i massacri del 7 Ottobre.Ospiti e patrocini ambiguiMentre intellettuali turchi critici verso il governo rischiano il carcere, questo forum patrocinato dall’emittente statale TRT e dal centro studi di Al Jazeera ha ospitato il giornalista americano Jeremy Scahill, co-fondatore del sito di estrema sinistra The Intercept, e diversi intellettuali francesi. Una di queste, la franco-algerina Houria Bouteldja, in passato si è distinta per aver detto di identificarsi con Mohammed Merah, il terrorista che nel marzo 2012 fece una strage in una scuola ebraica di Tolosa.Tra le istituzioni non turche che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento, spiccano in particolare l’Accademia Russa delle Scienze e l’Università di Shanghai. Ironico che queste istituzioni appoggino un evento “decoloniale”, considerando l’operato russo in Ucraina e la recente legge cinese che mette al primo posto l’etnia maggioritaria Han a discapito delle minoranze.I precedentiTalvolta la Turchia ha saputo esercitare il proprio soft power anche grazie ai soldi dell’Unione europea. Lo dimostra il caso di un report pubblicato nel 2019 dal SETA, un think tank legato al partito di governo turco AKP e all’epoca finanziato dall’Ue, sull’islamofobia in Europa.Nel capitolo sull’Italia, scritto dai sociologi Alfredo Alietti e Dario Padovan, tra coloro che venivano accusati di diffondere odio per i musulmani figuravano partiti come la Lega e Fratelli d’Italia, i quotidiani Il Giornale, Libero, Il Tempo e La Verità e singoli giornalisti come Marcello Veneziani, Giulio Meotti (del Foglio) e Alberto Giannoni (del Giornale).Va altresì ricordato che Anadolu, l’agenzia di stampa statale turca, ha accordi di collaborazione con alcune delle più importanti agenzie di stampa del pianeta (Getty Images, Reuters, AFP), nonché con l’ANSA in Italia. E questo nonostante abbia pubblicato articoli in cui parla dei terroristi di Hamas come “combattenti della resistenza” e altri in cui nega il genocidio armeno.I filoturchi in ItaliaQuando qualcuno cerca di denunciare la pervasività di questa influenza, talvolta scattano le accuse di razzismo. Lo dimostra quanto successo nel 2020, quando il giornale islamico italiano La Luce, già noto per le sue posizioni filo-Hamas e contro gli omosessuali, ha pubblicato un articolo sulla “turcofobia nella stampa italiana”, che prendeva di mira in particolare i quotidiani Il Giornale e Libero.Proprio il direttore de La Luce, Davide Piccardo, nel luglio 2016 esultò dopo che Erdoğan reagì al fallito golpe militare facendo arrestare migliaia di oppositori e sospendendo la convenzione europea sui diritti umani: “La Turchia torna a essere una grande nazione musulmana di fatto e di diritto. Allah protegga nostro fratello Erdogan e tutto il popolo turco”, scrisse su Facebook Piccardo, il quale un anno dopo disse a La Zanzara che gli piacerebbe entrare in Parlamento con “un partito d’ispirazione religiosa come l’AKP turco di Erdoğan”.Ammiratori della Turchia di Erdoğan si trovano anche nel mondo accademico. Alessandro Orsini, divenuto famoso dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, nell’agosto 2020 ha scritto sull’Huffpost un’editoriale in definiva la Turchia una nazione “nemica del fondamentalismo islamico” e con “un tasso di crescita economico sostenuto”. Non ha mai menzionato il sostegno turco all’organizzazione dei Fratelli Musulmani, né il fatto che la Turchia in quegli anni stava affrontando una dura crisi dovuta all’aumento dell’inflazione.L’unico italiano presente tra i relatori del World Decolonization Forum è Tullio Scovazzi, già docente di diritto internazionale all’Università di Milano-Bicocca. Questi si è più volte occupato di diritti umani e il diritto internazionale nei suoi editoriali, ad esempio per criticare la politica estera di Donald Trump o le politiche migratorie italiane. Ma ciò non gli ha impedito di prendere parte ad un evento sostenuto da uno Stato, la Turchia, che nelle classifiche della Freedom House e del Democracy Index dell’Economist occupa posizioni ben più basse rispetto a qualsiasi Paese occidentale.L'articolo Il paradosso della Turchia: influenza all’estero e repressione interna proviene da Nicolaporro.it.