Chi guiderà l’Onu dopo Antonio Guterres? Alla fine del 2026 si esaurirà il ciclo decennale alla guida delle Nazioni Unite dell’ex premier portoghese, dopo due mandati. E oggi a New York è iniziato ufficialmente il processo di selezione dell’uomo o della donna che gli succederà. Con buona pace di Donald Trump, non sarà l’attuale presidente della Fifa Gianni Infantino, finito d’altronde nella bufera nelle ultime ore per la proposta di «privatizzare» i Mondiali di calcio. I candidati veri al ruolo di segretario generale Onu, sette, sono in campo già da mesi, e oggi al Palazzo di Vetro il Consiglio di sicurezza ha svolto un primo «voto di orientamento» (segreto) per provare a sforbiciare la lista, eliminando chi ha meno chance. Chi sono i candidati: la carica del Sudamerica A contendersi la poltrona di segretario generale dell’Onu sono tre uomini e quattro donne. Quel che è certo è che non sarà un europeo: dopo due mandati di fila del portoghese Guterres, non è aria. Il candidato più noto è probabilmente Rafael Grossi: diplomatico di carriera argentino, 65 anni, dal 2019 dirige l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), in prima linea per il monitoraggio dei siti nucleari, e relativi pericoli, dall’Iran all’Ucraina. Piuttosto nota è anche Michelle Bachelet: presidente del Cile dal 2006 al 2010 e poi dal 2014 al 2018, 74 anni, è oggi Alta commissaria Onu per i diritti umani. Dal Sudamerica arriva pure la candidatura di Maria Fernanda Espinosa, 61 anni, già ministra degli Esteri e della Difesa in Ecuador e consulente Onu. Tutti e tre questi candidati hanno ragione di coltivare speranze. La soluzione che rispetterebbe al meglio il tradizionale principio di rotazione tra regioni del mondo sarebbe quella di un segretario generale sudamericano. E molti spingono perché sia per la prima volta una donna.Un dibattito tra sei dei sette candidati a segretario generale Onu: Michelle Bachelet, Maria Fernanda Espinosa Garces, Rafael Grossi, Rebeca Grynspan, Carolyn Rodrigues Birkett e Macky Sall – New York, 23 luglio 2026 (Ansa/Epa – Olga Fedorova) Le possibili sorpreseOttime credenziali ha però anche Rebeca Grynspan, economista 70enne del Costa Rica, che dopo aver servito come vicepresidente del suo Paese ha ricoperto incarichi di prestigio all’Onu, sino a guidare dal 2021 la sua Conferenza su Commercio e Sviluppo (UNCTAD). La quarta donna in corsa è Carolyn Rodrigues-Birkett, 52 anni, già ministra degli Esteri del Guyana e poi dirigente della Fao. Se eletta sarebbe la prima persona proveniente dai Caraibi a guidare l’Onu. Gli ultimi due candidati per il ruolo sono africani. Macky Sall, 64 anni, è l’unico dei candidati ad aver governato il proprio Paese: è stato presidente del Senegal dal 2012 al 2024, e si schiera non a caso come candidato dei Paesi in via di sviluppo gravati dal debito estero. Dall’Uganda arriva infine Olara Otunnu, diplomatico 75enne e già vicesegretario generale dell’Onu. Come si elegge il capo Onu e com’è andato il primo voto Per arrivare ad essere eletti per l’incarico Onu a partire dal 1° gennaio 2027, i candidati devono convincere prima il Consiglio di sicurezza, raccogliendo 9 voti su 15 ed evitando il veto dei membri permanenti – Usa, Russia, Cina, Francia e Regno Unito – poi l’Assemblea generale, chiamata a confermare la scelta. Giovedì gli ambasciatori dei 15 Paesi che siedono nell’organo guida dell’Onu erano chiamati ad esprimere una prima valutazione di massima (anonima) su ciascuno dei sette candidati, in quello che viene chiamato nel gergo Onu straw poll. «Incoraggia», «scoraggia» o «nessuna opinione», le possibili valutazioni da attribuire da ogni Paese a ciascun candidato. Un modo per iniziare a prendere la temperatura sui vari candidati, e dare l’opportunità a quelli con evidente scarso sostegno di ritirarsi dalla corsa. Com’è andata? Impossibile saperlo. «Non vi darò i numeri», ha detto il presidente di turno del Consiglio di sicurezza, il congolese Zenon Ngay Mukongo. D’altra parte il processo è appena agli inizi: nelle prossime settimane ci saranno altri voti di orientamento per continuare a misurare il consenso. Ad essere aggiornati, se non altro, saranno i candidati, così come i Paesi che li hanno proposti. Poi, in autunno, il processo assumerà (forse) una dimensione più pubblica. In copertina: Nel fotomontaggio da sinistra Rafael Grossi, Michelle Bachelet e Macky SallL'articolo Infantino? No grazie. All’Onu si vota per il nuovo segretario generale: chi sono i 7 candidati e chi ha più chance proviene da Open.