La carta curda nel grande gioco delle potenze

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di Samuele Lucia – Una questione che attraversa un secolo.Il Medio Oriente è anche noto per le sue fasi di instabilità, e in questo contesto la questione curda riemerge come uno dei temi centrali della geopolitica regionale. È accaduto dopo la dissoluzione dell’Impero Ottomano, con la caduta di Saddam Hussein nel 2003, durante la guerra contro lo Stato Islamico e continua a verificarsi oggi, mentre i nuovi equilibri dell’area vengono ridefiniti dalle tensioni tra Stati Uniti, Russia, Turchia e Iran.Non stiamo parlando solamente della storia di un popolo senza Stato, ma di una vicenda che, da oltre un secolo, si intreccia con gli interessi delle principali potenze.La popolazione stimata si aggira intorno ai 30 e ai 40 milioni di persone distribuite dalla Turchia, Siria, Iraq e Iran, i curdi rappresentano la più numerosa nazione priva di uno Stato sovrano.Il Trattato di Sèvres del 1920 lasciò intravedere la possibilità della nascita di un Kurdistan indipendente, ma il successivo Trattato di Losanna del 1923 cancellò quella prospettiva, incorporando i territori curdi nei nuovi Stati nazionali. Da allora si può affermare che ogni crisi regionale ha riportato al centro del dibattito il tema dell’autodeterminazione curda, senza però mai giungere a una soluzione definitiva.Un popolo, ma molte realtà.Ciò che ho notato, leggendo svariati rapporti geopolitici sui curdi, sarebbe quello di considerarli come un attore politico unitario. In realtà il panorama curdo è estremamente articolato.Nel nord dell’Iraq opera il Governo Regionale del Kurdistan, dotato di ampie competenze autonome e di proprie forze di sicurezza, i Peshmerga.In Siria, le Unità di Protezione Popolare (YPG) e le Forze Democratiche Siriane (SDF) hanno assunto un ruolo decisivo nella lotta contro l’ISIS.In Turchia, invece, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) è coinvolto da decenni in un conflitto con Ankara ed è classificato come organizzazione terroristica dalla Turchia, dagli Stati Uniti e dall’Unione europea.Se vogliamo leggere queste realtà che abbiamo appena accennato, sicuramente si può di dire che esse condividano un’identità culturale, ma non si può dire lo stesso per quanto riguardi gli obiettivi politici, di fatti, conducono obiettivi differenti.Per questo motivo parlare in modo generico di “curdi” rischia molto di semplificare una realtà nella quale convivono strategie, interessi e priorità spesso divergenti.Eppure, nella percezione di molti governi della regione, la questione curda continua a rappresentare un unico fattore strategico capace di incidere sugli equilibri del Medio Oriente.La guerra contro l’ISIS e il pragmatismo delle alleanze.L’ascesa dello Stato Islamico, fondato principalmente dal terrorista giordano Abu Musab al-Zarqawi, ha rappresentato uno spartiacque.Tra il 2014 e il 2019 le milizie curde si sono dimostrate tra le forze più efficaci nel contrastare il cosiddetto Califfato, che in quegli anni conquistò un terreno molto vasto tra la Siria e l’Iraq, dove in seguito Raqqa divenne la capitale del regime jihadista.Per Washington, sostenere le SDF significava avere con sé un partner affidabile sul terreno, limitando l’invio e l’impegno di numerose truppe statunitensi.La cooperazione militare con le forze curde viene generalmente interpretata come una scelta dettata dal pragmatismo operativo, o per così dire per cercare “una soluzione veloce” al problema.Tuttavia, una parte della comunità geopolitica fra cui molti analisti, ritengono che quella collaborazione abbia prodotto effetti andati oltre la sconfitta dell’ISIS.Difatti, il rafforzamento delle organizzazioni curde nel nord della Siria ha modificato gli equilibri lungo il confine turco, contribuendo ad alimentare nuove tensioni tra Ankara e Washington.Dalle analisi pubblicate da centri di ricerca occidentali fino a contributi di studiosi di relazioni internazionali, interpreta questo rapporto come il risultato di un pragmatismo strategico che, in alcune circostanze, ha finito per produrre effetti geopolitici più ampi dell’obiettivo iniziale di contrastare l’ISIS, invece un’altra parte di analisti invitano alla prudenza, osservando che molte delle decisioni prese dall’occidente sono state influenzate soprattutto dall’urgenza militare del momento e non da un progetto coerente lungo il periodo.Tra Ankara, Teheran e gli equilibri regionali.Per la Turchia, la questione curda rimane innanzitutto un tema di sicurezza nazionale, poiché il timore che possano consolidarsi entità autonome lungo il confine meridionale ha influenzato gran parte della politica estera di Ankara negli ultimi anni, dalle operazioni nel nord della Siria fino ai rapporti con gli alleati della NATO.Anche l’Iran osserva con molta attenzione gli sviluppi della questione curda.La presenza di consistenti comunità curde nelle province nord-occidentali rappresenta un elemento che Teheran considera con particolare sensibilità, soprattutto in una fase delicata per quanto riguarda la crescente competizione regionale.Istituti di ricerca hanno pubblicato analisi dove sottolineano come la questione curda debba essere interpretata all’interno di un sistema di alleanze estremamente fluido.Più che una contraddizione rigida tra amici e nemici, emerge una rete di interessi mutevoli nella quale sicurezza, energia politica interna e competizione regionale si influenzano reciprocamente.Il “Jolly” o “la carta curda”.In questo contesto, alcuni analisti ricorrono alla repressione della “carta curda”.Non per sostenere l’esistenza di una regia unitaria o di una strategia permanente delle grandi potenze, ma per descrivere una dinamica ricorrente: il fatto che il fattore curdo assuma, in momenti diversi, un peso strategico rilevante nelle relazioni tra gli attori regionali e internazionali.Secondo l’interpretazione, la collocazione geografica dei territori abitati dai curdi – tra corridoi energetici, aree di crisi e confini strategici – rende inevitabile il loro coinvolgimento nelle principali competizioni del Medio Oriente.Altri studiosi, ritengono invece che ciò rischi di attribuire un’eccessiva coerenza alle strategie delle grandi potenze, trascurando la complessità degli eventi e la capacità dei movimenti curdi di perseguire obiettivi autonomi, d’altronde anche a parer mio c’è una grossa che ciò favorisca i piani delle potenze mondiali contro i lori avversari.La cosiddetta “carta curda” che è stata “l’incipit” dell’articolo, non va assolutamente intesa come una teoria che può spiegare ogni dinamica della regione, ma come una possibile categoria analitica utile a interpretare numerosi equilibri che affrontiamo oggi quando parliamo di geopolitica.Si potrebbe sostenere: “più che una pedina, un attore della geopolitica”.Perché si potrebbe sostenere ciò: ridurre i curdi al ruolo di semplici strumenti delle grandi potenze significherebbe ignorarne la capacità di iniziativa politica.Nel corso degli ultimi decenni le diverse leadership curde hanno dimostrato di saper costruire alleanze, modificarle e adattarsi ai cambiamenti del contesto internazionale nel tentativo di perseguire i propri obiettivi.La domanda posta in apertura, forse non rivela una risposta definitiva; stabilire se la “carta curda” rappresenti davvero il Jolly del Medio Oriente vorrebbe dire attribuire una coerenza alle strategie internazionali, che la storia, spesso, smentisce.Ciò che appare evidente è un altro elemento: ogni volta che gli equilibri regionali vengono rimessi in discussione, la questione curda riacquista centralità.È il segno che il destino dei curdi continua a incrociare quello delle grandi potenze, non necessariamente perché qualcuno ne controlli le mosse, ma perché la loro posizione sulla cartina geografica, politica e strategica li colloca nel punto d’incontro tra le principali linee di frattura del Medio Oriente.Come direbbero molti analisti e studiosi: “la politica è geografia”.Quindi più che un semplice jolly, la questione curda resta una delle variabili con più significati attraverso cui leggere le trasformazioni della regione, lasciando aperto un dibattito che però fatica a trovare una risposta univoca, e forse difficilmente la troverà.