Con gli occhi delle zanzare: ecco perché la città può diventare luogo ideale per Chikungunya e altre arbovirosi

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Il clima può rendere un territorio adatto a una zanzara, ma non basta a spiegare la scelta di questi insetti di ‘insediarsi’ in un ambiente urbano. “Nelle città, a pochi isolati di distanza, possono cambiare temperatura, umidità, vegetazione, disponibilità di acqua e caratteristiche degli edifici. Sono differenze apparentemente piccole, ma rilevanti per insetti come Aedes aegypti e Aedes albopictus, i principali vettori della Chikungunya. Da qui nasce la domanda alla quale abbiamo voluto rispondere: se la città contribuisce a creare le condizioni nelle quali il vettore vive, può diventare anche parte della prevenzione?”. A chiederselo, in un  recente lavoro pubblicato su ‘Infection’, sono Giancarlo Ceccarelli, Francesco Branda, Cecilia Ceccarelli, Fabio Scarpa e Massimo Ciccozzi, gli scienziati del gruppo di ricerca Gabie coordinato dall’epidemiologo Ciccozzi. Il lavoro ci invita a guardare l’ambiente urbano con gli occhi delle zanzare, portando l’attenzione su un aspetto ancora poco integrato nello studio della Chikungunya: il ruolo dell’ambiente urbano come possibile determinante della presenza e della persistenza dei vettori.Le variabili in giocoAttenzione: “Non significa che una determinata architettura urbana provochi la Chikungunya. La trasmissione richiede l’incontro di molti elementi: il virus, un vettore competente, persone suscettibili e condizioni ambientali favorevoli. La città può però contribuire a modulare alcune di queste condizioni”, dice Ciccozzi a LaSalute di LaPresse.Le zanzare Aedes trovano negli ambienti urbani numerosi siti nei quali riprodursi, spesso costituiti da piccole e disperse raccolte d’acqua. A questa capacità di accoglienza si aggiunge il microclima. Ombra, vegetazione, irrigazione, superfici impermeabili ed edifici possono modificare localmente temperatura e umidità. Per le zanzare in città molti ambienti diversiParlare del “clima di una città” può quindi nascondere una realtà molto più frammentata: per una zanzara, la stessa città è composta da molti ambienti diversi. “Anche l’edificio può fare la sua parte. In uno studio randomizzato condotto in Messico la schermatura permanente delle abitazioni ha ridotto del 71% l’infestazione indoor da Aedes aegypti e le infezioni arbovirali considerate. È un risultato legato a uno specifico contesto, ma mostra con chiarezza che intervenire sullo spazio in cui viviamo può modificare l’esposizione al vettore. Ed è qui che il tema diventa interessante per la sanità pubblica. L’ambiente urbano, a differenza di molti altri determinanti, è almeno in parte modificabile”, sottolineano gli scienziati di Gabie. Città nemiche della Chikungunya?Acqua, drenaggio, verde, irrigazione, infrastrutture ed edifici dipendono anche da come una città viene progettata, mantenuta e trasformata. “Tener conto dell’ecologia delle zanzare in queste scelte non significa costruire città ‘contro la Chikungunya’, ma aggiungere la prevenzione sanitaria tra i possibili benefici di una buona gestione urbana”, chiarisce Ciccozzi, convinto dell’importanza di ragionare in ottica One Health. Perché la relazione tra ambiente e salute non si gioca soltanto su scala globale. Passa anche attraverso gli spazi della vita quotidiana e richiede per questo il dialogo tra sanità pubblica, entomologia, architettura, urbanistica e gestione del territorio. Non tutte queste relazioni sono già dimostrate specificamente per la Chikungunya. Dunque le evidenze che derivano dagli studi sulle Aedes e su altre arbovirosi dovranno essere verificate nei diversi contesti urbani, ma di certo non si inizia da zero.“Il punto è proprio questo: non aggiungere la città alla lista dei pericoli, bensì alla lista delle possibilità di intervento. Capire meglio come gli spazi urbani influenzano i vettori può aiutarci non soltanto a prevedere il rischio, ma anche a individuare quella parte del rischio che possiamo provare a ridurre”, concludono gli scienziati di Gabie.Questo articolo Con gli occhi delle zanzare: ecco perché la città può diventare luogo ideale per Chikungunya e altre arbovirosi proviene da LaPresse