Stretto di Kerch, la sentenza dell’Aia non è una «vittoria totale russa»

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Il tribunale arbitrale dell’Aia ha chiuso la causa tra Ucraina e Russia sui diritti nel Mar Nero, nel Mar d’Azov e nello Stretto di Kerch. Su questa vicenda, circola la narrazione che il tutto si sia concluso con una vittoria totale della Russia, sostenendo che la Corte abbia riconosciuto la sovranità di Mosca sulla Crimea e sul Mar d’Azov, blindando dunque lo Stretto di Kerch come «mare interno della Russia» dichiarando del tutto legittimo il Ponte di Crimea. La realtà dei fatti è ben diversa. Di fatto, la sentenza dell’Aia ha dei pro e contro per entrambe le nazioni, mentre ha condannato all’unanimità la Russia per la violazione di cinque articoli della Convenzione sul diritto del mare e senza riconoscere alcuna sovranità russa sulla Crimea.Cosa ha deciso davvero il tribunale dell’AiaLa Corte Permanente di Arbitrato dell’Aia ha pubblicato il 15 giugno 2026 il lodo sulla causa avviata dall’Ucraina nel 2016. Il testo è leggibile nel comunicato ufficiale della Corte, che contiene la parte decisoria, e nel fascicolo del caso. Da quel documento si capisce subito una cosa.La Corte ha respinto le richieste ucraine sulla navigazione, sul patrimonio culturale sottomarino e sulla restituzione delle piattaforme di perforazione, non ha concesso alcun risarcimento e non ha ordinato di smantellare il Ponte di Crimea. Ha inoltre stabilito che lo Stretto di Kerch e il Mar d’Azov sono acque interne, cioè acque sotto il controllo dei due Stati costieri e non aperte al passaggio delle navi di qualsiasi Paese.Oltre a questo, la Corte ha deciso all’unanimità che la Russia ha violato l’articolo 206 della Convenzione conducendo in modo inadeguato le valutazioni di impatto ambientale per il ponte, i cavi elettrici e i gasdotti, e che ha violato anche gli articoli 205, 123, 192 e 194 per non avere pubblicato i rapporti e per non avere cooperato con Kiev sulla tutela del mare. C’è un dettaglio che pesa in tutta questa vicenda, perché il collegio comprendeva un arbitro nominato dalla Russia e uno nominato dall’Ucraina, e tutte le decisioni sono state prese all’unanimità. Di fatto, anche l’arbitro indicato da Mosca ha concorso a stabilire che la Russia aveva violato la Convenzione.Le affermazioni false che si ripetonoOltre a tagliare la parte sfavorevole a Mosca, la narrazione contiene affermazioni che la sentenza smentisce in modo diretto.Uno dei post oggetto di verifica.La Corte non ha riconosciuto «le storiche rivendicazioni» della Russia. Ha fatto il contrario, respingendo la tesi russa secondo cui il Mar d’Azov sarebbe una «baia storica» soggetta a un titolo storico russo. Lo status di acque interne deriva dalla successione tra Stati dopo la fine dell’Urss e dal trattato bilaterale del 2003, non da una sovranità storica di Mosca. Insomma, sono acque interne dei due Stati costieri, non «mare interno della Russia». La Corte non si è pronunciata sulla sovranità della Crimea, che resta fuori dal suo perimetro.Non è vero nemmeno che il tribunale abbia «preso atto» della nuova configurazione dell’area dopo l’annessione del Donbass e delle regioni di Cherson e Zaporizhzhia. La Russia aveva chiesto di dichiarare cessata la giurisdizione proprio in base ai cambiamenti del 2022. Tuttavia, la Corte ha respinto questa richiesta, stabilendo che la giurisdizione si fissa alla data di avvio della causa, ovvero il 2016, e che gli atti successivi di una parte non possono inciderci. Nessun avallo dell’annessione, anzi il rigetto dell’argomento che vi si fondava.È falso, dunque, ritenere che la costruzione del ponte «non violi» la Convenzione. La condanna unanime per la violazione dell’articolo 206 riguarda esattamente le valutazioni ambientali condotte per costruire il ponte sullo Stretto di Kerch, oltre che per i cavi e i gasdotti. La richiesta di demolizione è stata respinta, questo sì, ma la procedura di costruzione è stata giudicata illegittima sul piano ambientale.Infine, la Corte non ha dichiarato «conformi» le ispezioni russe alle navi. Non le ha esaminate nel merito. Ha respinto le richieste ucraine sulla navigazione perché fondate su una base giuridica che ha ritenuto inapplicabile, e si è fermata lì. Allo stesso modo, sulle piattaforme di perforazione la Corte ha detto di non avere giurisdizione sul sequestro, limitandosi a respingere la singola contestazione sul cambio di bandiera. In definitiva, nessuna “benedizione” del «trasferimento sotto la giurisdizione russa» è stata data dalla Corte al Cremlino.ConclusioniLa sentenza dell’Aia non è una vittoria russa totale e non riconosce alcuna sovranità di Mosca sulla Crimea e sul Mar d’Azov. È una decisione divisa, in cui la Russia ha vinto alcuni capi ed è stata condannata all’unanimità per cinque violazioni della Convenzione sul diritto del mare.Questo articolo contribuisce a un progetto di Meta per combattere le notizie false e la disinformazione nelle sue piattaforme social. Leggi qui per maggiori informazioni sulla nostra partnership con Meta.L'articolo Stretto di Kerch, la sentenza dell’Aia non è una «vittoria totale russa» proviene da Open.