Figurati se dietro non c’erano i super cattivi. Anche stavolta, forse, «ha stato Trump». E, a ben vedere, «ha stato anche Putin». Sono loro i grandi manipolatori della crisi migratoria. O comunque qualche loro famiglio. Succede che a Ceuta, exclave spagnola in Marocco, migliaia di persone superino i confini per entrare in territorio europeo.E in effetti la vicenda è sospetta. In pochi giorni si è mobilitata una massa umana che non si era vista così copiosa dal 2021. Che cosa l’ha mossa? Difficile pensare che non abbiano pesato la promessa di Pedro Sánchez di regolarizzare centinaia di migliaia di clandestini e la recente decisione della Corte suprema spagnola secondo cui non vanno respinti con effetto immediato coloro che riescono entrare a Ceuta nuotando.Detto questo, è ovvio che la questione possa essere ancora più articolata e complessa. Già nel 2021, quando gli spagnoli schierarono l’esercito in quattro e quattr’otto, il Marocco decise di aprire le frontiere per fare pressione sul governo iberico, e viene da pensare che anche questa volta il copione sia simile. Il fatto curioso è che a sospettarlo sono non soltanto i giornali spagnoli, comprensibilmente irritati, ma anche i commentatori progressisti di casa nostra. Scrive ad esempio Repubblica: «Rabat è il più stretto alleato di Donald Trump nell’area, mentre con Madrid è sempre forte la frizione per le sue posizioni sul Sahara Occidentale. La scintilla è stata la visita del premier spagnolo ad Algeri, il vecchio nemico. Le autorità marocchine hanno spinto i giovani a passare il confine per mettere in difficoltà la Moncloa». Insomma, il Marocco avrebbe voluto dare un segnale a Sánchez dopo l’avvicinamento all’Algeria, e dietro tutto c’è pure l’ombra del presidente americano. Trump, irritato perché il premier socialista spagnolo lo avversa e lo contesta sulla guerra, avrebbe sfruttato gli amici marocchini per dargli una lezione. Beh, sinceramente potrebbe anche essere. Tutto tornerebbe: Donald colpisce il nemico politico e favorisce la destra già in forte crescita.Il punto è che tutti questi ragionamenti non si fanno mai quando si parla del quadro italiano. Già, quando si tratta degli stranieri che arrivano da noi evocare complesse trame politiche o parlare di destabilizzazione delle nazioni è un esercizio che viene riservato ai temibili complottisti. Negli ultimi dieci e più anni ci è stato ripetuto fino allo sfinimento che non si può fare nulla per fermare i flussi di stranieri che dall’Africa e dall’Asia continuano ad arrivare in Europa. Ci è stato detto che abbiamo il dovere di abbracciare questi poveri cristi che arrivano in cerca di una vita migliore. Ma la verità – provata dai fatti – è estremamente diversa. E non soltanto nel caso del Marocco. La realtà ci mostra che l’immigrazione di massa è una gigantesca macchina che produce morte e sofferenza. Non è un fenomeno epocale o strutturale, qualcosa di fatale, naturale o connaturato all’uomo. Nel modo in cui si manifesta da qualche decennio a questa parte è, al contrario, un fenomeno indotto, deliberatamente favorito per fini squisitamente politici ed economici. I flussi sono «armi di immigrazione di massa», come li ha definiti l’autorevole studiosa americana Kelly Greenhill. A sfruttare queste armi sono gli Stati che utilizzano gli esseri umani come strumento di ricatto o leva politica. Gli esempi sono numerosi e anche molto noti. Gheddafi ricattava l’Europa e l’Italia minacciando di aprire le frontiere. Le bande che oggi spadroneggiano in Libia hanno agito allo stesso modo, e non mancano di battere cassa alla bisogna. La Turchia di Recep Tayyip Erdogan è riuscita a ottenere accordi miliardari siglati dalla Germania e pagati anche da noi servendosi degli stranieri come potente elemento di ricatto. E sono soltanto i casi più evidenti. Chiunque possa approfittare delle orde di disperati lo fa senza particolari scrupoli, e infatti chiunque voglia tentare di governare anche blandamente i flussi è costretto ad aprire la borsa e siglare accordi, anche con i peggiori tagliagole. È una verità palese, che però non si può enunciare se non quando fa comodo. Se la si utilizza come argomento per opporsi all’accoglienza indiscriminata, diviene immediatamente un tabù. In altre circostanze, invece, viene squadernata senza problemi sui giornali.Negli ultimi anni, per dire, abbiamo sentito più volte ripetere che Putin avrebbe usato l’arma migratoria contro l’Europa. Giusto ieri le autorità lituane hanno scoperto dei tunnel sotterranei e subito hanno fatto sapere che si trattava di canali che i bielorussi – amicissimi del Cremlino – hanno costruito per favorire il passaggio degli stranieri attraverso i confini Ue. Probabilmente hanno ragione, ma di nuovo ci si domanda: pensate che i meccanismi che regolano i flussi diretti verso casa nostra siano molto diversi? L’immigrazione è un’arma, ma sembra che sia apprezzata da tutti soltanto se viene usata per suicidarsi.L'articolo Ora si può dire: l’immigrazione è un’arma proviene da La Verità.