Guerra cognitiva e difesa democratica. Le nuove frontiere nel libro di Sterpa e Sgalla

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“Guerra cognitiva e sicurezza nazionale. Profili giuridici ed istituzionali”, pubblicato da Editoriale scientifica (2026) e curato da Alessandro Sterpa, professore in Diritto costituzionale e pubblico nell’Università degli Studi della Tuscia, e da Roberto Sgalla, direttore del Centro Studi Americani, non si limita a descrivere un fenomeno, ma introduce nuove categorie interpretative.L’opera affronta uno dei temi più decisivi del nostro tempo: la trasformazione del conflitto che dal controllo dei territori si è progressivamente spostato verso il controllo delle informazioni, delle percezioni e, tendenzialmente, delle coscienze. Il pregio principale del volume è quello di sottrarre la guerra cognitiva alle semplificazioni o a sole declinazioni tecnologiche.Al centro delle analisi raccolte nel libro non ci sono solo argomenti legati a temi cruciali contemporanei come la disinformazione, l’intelligenza artificiale o gli attacchi informatici, ma più profondamente si tratta di comprendere od intravvedere come vivranno o sopravviveranno le democrazie costituzionali.A questo si unisce una riflessione che unisce i vari interventi raccolti: quale possa essere la reale capacità delle democrazie predette tesa a preservare la libertà del processo decisionale dei cittadini. Sotteso c’è, quindi, un profilo di sicurezza nazionale dentro una prospettiva nuova: la difesa della Repubblica passa anche dalla tutela dello spazio cognitivo.Alessandro Sterpa, ad esempio, interpreta la guerra cognitiva come una forma di aggressione capace di agire non attraverso la conquista del territorio, ma mediante il condizionamento della volontà collettiva.La nozione di “guerra tiepida” e quella, altrettanto originale, di “militanza cognitiva” delineano l’idea di una difesa della democrazia affidata non solo agli apparati dello Stato, ma anche alla responsabilità critica dei cittadini. In questa prospettiva, la sicurezza non coincide con la compressione delle libertà, bensì con il loro rafforzamento attraverso una cittadinanza consapevole.Ne emerge l’immagine di uno Stato chiamato a ripensare i propri strumenti di difesa in un contesto nel quale gli attacchi si consumano sempre più nel dominio digitale e cognitivo anziché sui tradizionali campi di battaglia.Il libro, sostanzialmente, anticipa o consegna (a seconda dei punti di vista) all’opinione pubblica un dibattito destinato a occupare un posto centrale nella riflessione pubblica dei prossimi anni. Il diritto costituzionale, in questa visione, è chiamato a svolgere un ruolo strategico.Per questo, oltre che un libro sulla sicurezza, quello curato da Sterpa e Sgalla è un libro sulla democrazia: nell’epoca degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale, la prima infrastruttura strategica di uno Stato resta, quindi, la libertà di autodeterminazione dei suoi cittadini.È questa, probabilmente, la lezione più originale e più attuale di un volume destinato a diventare un punto di riferimento nel dibattito italiano sul rapporto tra diritto, sicurezza nazionale e trasformazione tecnologica.