Ci sono dei limiti che, quando superati, dovrebbero provocare una risposta unanime da parte della società e della politica. A Ceuta una delle linee di demarcazione di cui sopra è stata largamente superata, eppure i progressisti stanno inventando le peggiori teorie storiche, politiche e geografiche pur di nascondere la polvere dell’immigrazione incontrollata (che diventa invasione davanti ai nostri occhi) sotto al tappeto.Ma il re è nudo: parlare ancora di accoglienza mentre migliaia di persone sfondano un confine europeo in poche ore è troppo per tutti, persino per una porzione degli elettori della sinistra più radicale. Quanto accaduto a Ceuta rappresenta un assalto coordinato a un pezzo di territorio dell’Unione Europea e fingere diversamente costituisce un lusso confortevole riservato a chi vive lontano dal problema. Quando migliaia di individui in perfetta salute e in grandissima parte giovani uomini attraversano a nuoto un confine siamo di fronte a una pressione migratoria organizzata, gestita con la connivenza del governo di provenienza e derivata da un allargamento delle concessioni statali ai migranti da parte del paese d’arrivo.Chi continua a parlare di diritto a migrare rinuncia per mero utilitarismo propagandistico alla dignità propria e della propria nazione. E un’Europa che rinuncia a decidere chi entra e chi resta smette di funzionare diventando un territorio perfetto per il bivacco a spese dei contribuenti.In queste ore pullula poi l’argomento geografico, quello più assurdo: “Ceuta e Melilla si trovano in Africa”. E quindi? Le due exclavi sono e rimangono territorio spagnolo, quindi pezzi di Unione Europea. Peraltro Ceuta e Melilla sono spagnole rispettivamente dal ‘600 e dal ‘400, secoli prima che il Marocco diventasse indipendente (nel 1956). Dunque cosa dovrebbe essere restituito a chi? L’ennesima bufala atta a nutrire la flagellazione europea che ci vede come cattivi del mondo che fino a pochi decenni fa depauperavano paesi con la loro terribile logica coloniale. Nulla di tutto ciò.Queste due città sono Europa e difenderle è imperativo: la risposta a un assalto di massa non può consistere nell’abbassare lo sguardo e ripetere slogan sull’accoglienza. Ma dopotutto all’intellighenzia rossa manca persino la più banale comprensione di cosa significhi difendere un confine. Portatela a Capalbio un’orda di 50.000 persone come quella che è arrivata a Ceuta; trasportateli in qualche lido radical chic. Vedremo se artisti, conduttori, intellò avranno il coraggio di dargli l’affettuoso benvenuto che tanto decantano.Facile fare i principi dell’accoglienza quando questo preziosissimo patrimonio umano giunge altrove.Poche chiacchiere: la risposta deve essere una difesa attiva e condivisa dei confini europei. Servono controlli ancora più rigorosi e una linea di assoluta fermezza contro questi flussi e soprattutto contro i Paesi di origine che li alimentano e li avallano per interessi geopolitici utilizzando la migrazione come un’arma. Chi entra in modo irregolare deve sapere che resterà fuori a dispetto della narrazione rossa che apre le porte (ma mai di casa propria).E chi governa deve farsi un esame di coscienza se attraverso le sue politiche ha dipinto il proprio stato come un campeggio aperto a tutti.Il tempo della linea molle deve finire. Un’Europa incapace di difendere i propri confini esterni è un’Europa che muore.Alessandro Bonelli, 1° agosto 2026L'articolo Giovani, uomini, in perfetta salute: a Ceuta è invasione proviene da Nicolaporro.it.