Malagò-Mancini: l’Italia riparte dal fallito sicuro

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Qui al bar ce l’aspettavamo esattamente come ci aspettiamo ogni volta di non andare ai Campionati del Mondo, abbiamo anche approntato un maxischermo apposta per disperarci meglio vedendo che Capoverde e limitrofi ci sono e noi no, noi, no; noi no, dunque siamo fatalisticamente rassegnati, disillusi, anche un po’ scoglionati, ma di sicuro tutto fuorché sorpresi: Pirlo no perché è “putiniano” (non perché non era all’altezza come allenatore: ma prego, continuiamo a buttare sempre la palla nella tribuna politica), ma il ct della Nazionale che non va al Mondiale a chi deve star bene? A Zelensky? A Ursula? A Calenda? Alla fine sta bene al dinamico trio, Abodi-Malagò-Mancini che, se ci fate caso, sono una persona sola, la Trinità pallonara: con quel ciuffo un po’ così, quell’arroganza un po’ così, da generone romano, da salotti del potere, gentina bella che se la cava sempre. Col La Russa che fa capire senza ritegno che il Mancio lo voleva lui, l’ha scelto lui, manco fosse il sindaco di Milano. Sempre la palla in tribunale politica, appunto.E adesso? Adesso altri 12 anni senza Mondiali come minimo. “Ah, mi spiace per come sono andato in Arabia”: già, come sono andato? Male, perdìo! Però prendi i soldi e torna indietro, che il posto c’è sempre: malandato (male andato) in Italia, malandatissimo in Arabia, e che ti fa il solito circoletto Aniene dei bon vivant, dei gagà istituzionali? Pronta la poltrona foderata di euro. Dice che riparte dal modulo dell’altra volta. Ecco, perfetto, chi mal comincia è a metà dell’eliminazione. La quarta consecutiva, poi si potrà sempre far peggio, tanto è sempre colpa del destino cinico e baro, del fuorigioco, del riscaldamento globale. La riconferma di Mancini per disgrazia ricevuta è esemplare di un costume nazionale che risolve sempre tutto a flap flap, chiacchiere e distintivo. Avevano promesso, all’indomani della tripla disfatta, il classico giro dei vite, adesso si fa sul serio, si riparte dalle scuole calcio, si sfornano i giovani. Ma quando mai? “Costa troppo” sentenzia il Ranieri, un altro che si aggiunge alla Trinità, così diventa Quaterna. I giovani italiani invece costano poco, non ci si lucra su abbastanza, meglio l’accoglienza degli scarponi dal mondo, così siamo pure inclusivi. Difatti le singole squadre di club non sono messe meglio, da quanto una non vince più un trofeo europeo?Poi, certo, a raccontarsela fra loro, ah siamo i migliori del mondo, non ci vuol niente. Il Barcellona sforna campioni di 15, 16 anni, li manda in Nazionale e la Nazionale vince i Mondiali, la Francia è una sopravvalutata maranzata di spocchiosi, Germania e Belgio affondano nelle loro pochezze multietniche, l’Italia manco quello. L’alternativa c’era, è un giovane 83enne, si chiama Gianni Rivera ed è stato il nostro Bambin d’Oro: mica deve sgambettarci lui in campo, lui è semplicemente quello che sa come funziona. Ma Il Gianni, come lo chiamiamo noi adepti di una vita, ha dei gran brutti difetti: è stato un campionissimo, parla chiaro, è a prova di gherminella, insomma non si presta a camarille di sorta. Dice il Gianni che oggi il calcio è tutto giocato all’indietro, che la tattica ha cancellato la tecnica e la tecnica non si insegna più, che non giocano i ragazzini di talento ma quelli di procuratore, siamo sempre lì, alla politica degli affaracci: i risultati poi si vedono, questi son bravi a bastonarsi tra mignotte minorenni, scommesse, compagnie malfamate, ma il calcio vero, dei fuoriclasse, manco col binocolo lo vedono.Spocchiosi però, al povero Ringhio Gattuso lo mandavano a fare in culo, rispondevano alla convocazione se volevano, quando volevano, di allenarsi non se ne parlava, avevano da andare a scommettere, non è solo colpa dell’allenatore da bruciare di turno, è proprio tutto l’ambaradan che non va. Che non c’è. E invece di rifondarlo, partendo da una leggenda che sa il fatto suo, riciclano le macerie, scelgono il fallito sicuro. E hanno pure il coraggio di dire che “i giocatori di sono”. Sicuro, i raccomandati senza valore. I procuratori, ci sono. Quelli. Tiri Mancini, proprio.E dire che il governo s’è inventato perfino un ministero per il Merito: meriterebbero tutti di andarsene in Arabia, senza ritorno, poi, attenzione, che delle volte le sconfitte elettorali si scontano proprio sulle cose minime: il calcio, la benzina. Polvere di stelle, di parole, di promesse: ma un ragazzino che vede tutto questo paraculismo, non solo pallonaro, cosa dovrebbe capire, imparare se non che il talento non serve, la volontà nemmeno, e che, come dicono i manager americani, “il sistema italiano funziona solo nella prossimità di relazione”, cioè chi conosci, tu non sai chi sono io, tu non sai chi ho dietro io? Continuiamo così, col fallito sicuro: a ‘sto giro ancora il Mancio, poi si vedrà. Il calcio nazionale è un troiaio dai tempi della staffetta Mazzola-Rivera, col Valcareggi a obbedire a stampa e burocrati, con la differenza che all’epoca giocava appunto gente che si chiamava Mazzola, Rivera, Riva eccetera. A proposito, il Ventura, da richiamare al posto di Mancini, come sta messo?Il Barista, 30 luglio 2026L'articolo Malagò-Mancini: l’Italia riparte dal fallito sicuro proviene da Nicolaporro.it.