Travolto dalle proteste e di fronte al rischio di un vero e proprio ‘scisma’ nell’universo calcistico, Gianni Infantino ha deciso di abbandonare il progetto Fifa forward enterprise, che prevedeva la vendita dei profitti dei Mondiali a fondi di private equity. Ma potrebbe non bastare a calmare le acque. “Dopo aver ascoltato attentamente tutte le opinioni, è emerso chiaramente che il progetto ha creato divisioni di tale natura che, a prescindere dal livello di sostegno, non sono più in linea con l’interesse prefissato”, ha dichiarato Infantino in un comunicato. “Il nostro scopo è sempre stato, e sarà sempre, quello di unire e migliorare. Di conseguenza, questa proposta non andrà avanti”. Dal boicottaggio annunciato da Uefa e della Concacaf, al voltafaccia dell’Asia è dunque saltato il piano di Infantino, che ora deve fare i conti con una opposizione interna. La stessa Uefa con un duro comunicato, in cui si rallegra del ‘dietrofront’, annuncia di ritirare la fiducia al dirigente svizzero. Secondo la stampa inglese la Uefa ha chiesto le dimissioni del presidenteE stando a quanto riporta la stampa inglese, avrebbe chiesto le sue dimissioni minacciando, qualora non dovessero arrivare, un voto di sfiducia. Il presidente della Fifa aveva proposto di scorporare le attività commerciali della Fifa, tra cui i Mondiali e le Coppe del Mondo per club maschili e femminili, in una società controllata da 20 miliardi di dollari, di cui il 20% detenuto da investitori privati. L'”investitore principale”, come lo aveva definito la stessa Fifa, doveva essere una società con sede a New York creata da Joshua Kushner, fratello minore del genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner. Sono seguite le proteste delle principali federazioni affiliate e le dimissioni di Carlos Cordeiro, consulente senior della Fifa e rappresentante dell’organismo calcistico nella task force della Casa Bianca per i Mondiali. “Non posso rimanere a guardare mentre la Fifa prende in considerazione la vendita di una quota della Coppa del Mondo”, aveva dichiarato Cordeiro nell’annunciare il suo passo indietro. A guidare la rivolta è stata la Uefa di Aleksander Ceferin, la più potente tra le affiliate arrivata a minacciare di boicottare i Mondiali e le altre competizioni Fifa, ma si sono unite anche la nordamericana Concacaf e la Confederazione asiatica (Afc), che ora applaude al ritiro del progetto e, attraverso il proprio presidente Salman bin Ebrahim Al Khalifa, auspica per il futuro “un’adeguata consultazione, un dialogo collettivo e il rispetto delle consolidate strutture di governance del nostro sport”. Aleksander Ceferin (AP Photo/Darko Vojinovic, File) Duro il messaggio del calcio europeo in vista del voto del 2027Ben più dura la reazione dell’Uefa: dopo aver minacciato di boicottare le competizioni Fifa se il progetto fosse andato avanti, la federazione europea guidata da Aleksander Ceferin accoglie con soddisfazione il ritiro dell’Ffe ma non lesina nuove critiche a Infantino, che “non solo ha perso la fiducia della Uefa ma anche quella di molti altri membri della famiglia del calcio“. Vengono poi ricordate le promesse di trasparenza e sull’utilizzo dei fondi che Infantino aveva fatto nel 2016, quando venne eletto presidente della Fifa per la prima volta. “Non è riuscito a mantenere la parola data – accusa l’Uefa – L’accordo squallido, segreto e poco trasparente che ha ordito e cercato di imporre era tutt’altro che trasparente”. E inoltre – prosegue l’organismo del calcio europeo – nonostante le riserve ammontino a oltre 5 miliardi di dollari, non è riuscito a utilizzare i fondi delle federazioni a beneficio del calcio”. Per l’Uefa “non possiamo continuare così, con piani segreti, elaborati in tempi rapidissimi da individui senza volto e di dubbia utilità per il gioco. Dobbiamo identificare i responsabili e chiamarli a risponderne”. Poi la conclusione: “Questa è una vittoria per tutto il mondo del calcio. Ma non deve essere la fine della storia. La proposta è stata ritirata. Il compito di ricostruire la fiducia nella Fifa è appena iniziato”. Un messaggio che trasuda di toni politici mentre si avvicina il voto del marzo 2027 a Rabat, che nelle intenzioni di Infantino dovrebbe assicurargli il terzo mandato elettivo, dopo il subentro a Jospeh Blatter nel 2016. Ma tra le critiche per la gestione degli ultimi Mondiali, compresa la polemica per la squalifica revocata all’attaccante statunitense Balogun dopo una telefonata di Trump, e il caso Ffe che ha aggravato la frattura con Ceferin ed eroso la fiducia di Concacaf e Afc, la posizione dell’attuale presidente Fifa è tutt’altro che solida, mentre potrebbero salire le quotazioni del suo principale sfidante: il canadese di origini italiane Vict or Montagliani, attuale leader della Concacaf. Tra presunte richieste di dimissioni e minacce di mozioni di sfiducia Infantino incassa il pubblico e “pieno sostegno” della federcalcio del Qatar, tramite una dichiarazione del presidente, lo sceicco Hamad bin Khalifa bin Ahmed Al Thani. Ma la rivolta si allarga.Questo articolo Fifa, Infantino fa marcia indietro sulla privatizzazione dei Mondiali. L’Uefa soddisfatta ma è pronta a silurarlo proviene da LaPresse