L’occhio di Pechino su Bab el Mandab pianificato da 30 anni

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Se il container è stato il cavallo di Troia della Marina militare cinese, l’intera area del Golfo Persico, a partire dall’Iran e quindi il mondo arabo sono da oltre 30 anni oggetto di attenzione crescente da parte della Repubblica popolare. Le relazioni fra la Cina e i paesi arabi si sono progressivamente strutturate, prima attraverso l’istituzione di un meccanismo di dialogo, poi con la pubblicazione da parte di Pechino di un documento che ne definisce la politica verso il mondo arabo, il China-Arab States Cooperation Forum (CASCF), un meccanismo di cooperazione inaugurato nel 2004 dall’allora Presidente Hu Jintao durante una visita alla sede della Lega araba al Cairo.Ma ora i riflettori sono accesi sul Golfo persico e sugli Stretti, di Hormuz, così come su Bab El Mandab, con un’occhiatina vigile alle forniture di armi e missili che Pechino continua a far pervenire ai suoi alleati, ovvero l’Iran e i suoi proxy.Merita tuttavia di essere ricordata, per la tecnica di infiltrazione quasi da manuale attuata dalla Cina, l’acquisizione del controllo sul porto di Gibuti, vera e propria sentinella su Bab el Mandab e sul Mar Rosso. Porto nel quale è presente oggi l’unica base multi-funzione della Marina militare cinese nel mondo, oltre che una base mai confermata per mezzi sottomarini.In principio fu il  terminal container originario di Doraleh, inaugurato nel 2009. In origine e allora  controllato da:Port Autonome International de Djibouti (PAID) con il 66,66% con DP World di Dubai (longa manus degli Emirati sui traffici marittimi container) con il rimanente 33,34%.Pensato come grande hub container del Corno d’Africa, strategico soprattutto per i traffici da e verso l’Etiopia il terminal container è stato oggetto di un lungo contenzioso apertosi con la decisione, nel 2018, del governo di Gibuti di revocare unilateralmente la concessione a DP World e nazionalizzare il terminal.Sulla linea del fronte si è collocata China Merchants Port Holdings (CMPort), società portuale cinese controllata dal gruppo statale China Merchants.CMPort è entrata nella partita di Gibuti attraverso lo sviluppo di nuove infrastrutture portuali a Doraleh, in particolare il Doraleh Multipurpose Terminal (DMP) e la base militare cinese di Gibuti, inaugurata nel 2017.Il terminal di Doraleh è servito da grandi compagnie come COSCO, MSC, Maersk, CMA CGM e Hapag-Lloyd ed ha una posizione strategica per la penetrazione in Africa orientale attraverso la ferrovia Gibuti–Addis AbebaLa presenza cinese a Gibuti va letta quindi non come un singolo investimento portuale, ma come un sistema integrato porto–ferrovia–zona franca–base navale, concentrato soprattutto nell’area di Doraleh, a ovest della capitale.Il Doraleh Multipurpose Port (DMP) è operativo dal 2017 ed è controllato da Djbuti Ports and Free Zones Authority (DPFZA): 66,5% in partnership con China Merchants Port Holdings: 23,5%Il progetto è costato circa 580 milioni di dollari ed è stato finanziato in larga parte dall’Export-Import Bank of China. Anche la Ferrovia per Addis Abeba è  stata costruita da: China Railway Group (CREC) e China Civil Engineering Construction Corporation (CCECC) .Particolare rilevanza strategica ha la Djibouti International Free Trade Zone (DIFTZ) inaugurata nella prima fase nel 2018 e sviluppata da una partnership nel segno del Dragone: ne fanno parte: DPFZA , China Merchants Group, Dalian Port, IZP Group per un totale di 240 ettari e un investimento dichiarato di circa 370 milioni di dollari. Il progetto complessivo dovrebbe arrivare a circa 4.800 ettari.E dopo gli investimenti, l’occupazione del territorio, è arrivata nel 2019 la prima base militare cinese all’estero, quella che Pechino definisce ufficialmente una struttura di supporto/logistica, ma che ha tutte le caratteristiche note e meno note di una base navale tattica che secondo il Dipartimento della Difesa USA celerebbe la presenza di Marines della PLA (People Liberation Army) Navy, mezzi corazzati, infrastrutture per UAV ed elicotteri e una capacità di supporto per navi militari di grandi dimensioni, incluse le portaerei..Quindi il valore di Gibuti non sta tanto nel controllo di un singolo terminal container, quanto nella possibilità di combinare logistica commerciale, accesso all’hinterland africano e presenza navale proprio davanti al Bab el-Mandeb.Bruno Dardani, 31 luglio 2026L'articolo L’occhio di Pechino su Bab el Mandab pianificato da 30 anni proviene da Nicolaporro.it.