Elezioni italiani all’estero: cercasi gruppo parlamentare disperatamente

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C’era una volta il partitino. Aveva un simbolo. Un presidente. Qualche candidato. E tanta voglia di cambiare il mondo. Oggi no. Prima di cambiare il mondo deve trovare… un gruppo parlamentare.Sembra una barzelletta. Invece è politica. La normativa elettorale attuale, infatti, prevede che alcune forze politiche possano presentare le liste senza raccogliere migliaia di firme. Altre, invece, devono affrontare una corsa a ostacoli fatta di moduli, autenticazioni, scadenze e burocrazia. Traduciamo. Chi riesce a entrare in un Gruppo Parlamentare parte con un vantaggio enorme. Chi resta fuori, invece, deve organizzare una macchina costosa e complicata.Per la Camera dei deputati, ad esempio, le liste devono essere sostenute da almeno 1.500 a 2.000 firme per collegio plurinominale, con un tetto nazionale che può arrivare a decine di migliaia di sottoscrizioni complessive. Per il Senato, le soglie sono analoghe, con variazioni regionali. Fanno eccezione solo le forze politiche già presenti in Parlamento o collegate a gruppi riconosciuti, che possono evitare la raccolta.Ecco perché, improvvisamente, molti piccoli partiti scoprono un grande amore. Quello per i gruppi parlamentari. Nascono così federazioni. Accordi. Convivenze. Matrimoni politici. Qualcuno li chiama strategie. Qualcun altro… necessità. Le ideologie? Aspettano in corridoio.Il fenomeno riguarda anche i movimenti che rappresentano gli italiani all’estero.Lì la situazione è ancora più delicata. Gli elettori vivono in decine di Paesi. Le distanze sono enormi. Organizzare una campagna elettorale costa molto. Raccogliere firme diventa ancora più difficile. E allora avere una “casa parlamentare” diventa quasi un’assicurazione sulla vita. Ma attenzione. Molti credono che il potere sia tutto dentro Montecitorio. Non è così.Il vero consenso nasce molto lontano dai Palazzi. Nasce nelle associazioni. Nei circoli italiani. Nei patronati. Nelle camere di commercio. Nei giornali degli italiani all’estero. Nei gruppi Facebook. Nei canali WhatsApp. Soprattutto nasce da una parola semplice. Fiducia. Chi aiuta una Comunità per anni, costruisce un patrimonio che nessuna legge elettorale può regalare. Ed è proprio qui che potrebbe cambiare la partita.Se la nuova riforma dovesse modificare gli equilibri della Circoscrizione Estero, molte vecchie certezze potrebbero vacillare. I movimenti troppo concentrati in una sola area geografica potrebbero essere costretti ad allargarsi. I grandi partiti nazionali potrebbero tornare a investire con maggiore decisione sugli italiani nel mondo. E nuovi candidati potrebbero togliere spazio a chi, fino a ieri, sembrava intoccabile.Nessuno ha la sfera di cristallo. Ma una cosa appare già evidente. La prossima battaglia non si vincerà soltanto nelle urne. Si vincerà molto prima. Dove si costruiscono relazioni. Dove si conquistano credibilità e fiducia. Perché il vero potere non abita nei palazzi della politica. Abita nelle Comunità. E forse è proprio questa la lezione che molti piccoli partiti devono ancora imparare. Una volta si diceva: «Prima gli elettori, poi gli eletti». Oggi, per qualcuno, sembra funzionare al contrario. Prima il gruppo parlamentare. Poi, se resta tempo… anche gli elettori. (Pier Francesco Corso)