Ai Act da oggi in vigore, Benanti: “È ‘guardrai’ a tutela della dignità umana”

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Entra in vigore oggi, 2 agosto, l’AI Act, strumento della Ue che mira a regolare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. “L’Europa di fronte all’avvento di macchine che possono produrre decisioni sugli esseri umani ha stabilito che ogni scelta che riguarda l’essere umano va valutata nei suoi rischi e va preservata la dignità dell’essere umano. L’Ai Act è un grande dispositivo legale, un grande ‘guardrail’ che salvaguarda quel fondamento del diritto che sta alla base dell’Unione Europea e degli Stati di diritto, il rispetto della dignità umana”. Lo dice Padre Paolo Benanti, francescano, teologo, docente di Etica delle tecnologie, membro dell’High-Level Advisory Body on Artificial Intelligence delle Nazioni Unite, parlando a LaPresse, in occasione della data del 2 agosto in cui con la piena attuazione dell’Ai Act diventano applicabili le nuove norme europee sulla trasparenza dell’intelligenza artificiale, quindi di chatbot, deepfake, sistemi biometrici, testi generati con AI. Il tema caldo e lo scontro politicoE il tema è diventato più caldo che mai in queste ore anche con lo scontro politico in Italia su intelligenza artificiale e riconoscimento facciale. Benanti, esperto del rapporto tra intelligenza artificiale, etica e società, alla rassegna “La Terrazza” di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena, proprio oggi parlerà dei temi dell’IA, della democrazia, del potere degli algoritmi e delle nuove sfide dell’informazione e presenterà anche il suo ultimo libro, “La nuova logica del dominio. Potere computazionale, democrazia e condizione umana”.L’Ai Act si focalizza sulla difesa della dignità umana, categorizzando gli usi dell’intelligenza artificiale in base al rischio (alto, medio, basso). Il principio è che l’uomo deve essere soggetto di decisioni e mai oggetto di scelte della macchina. Ed è il primo quadro normativo organico al mondo dedicato all’intelligenza artificiale. Il suo impianto ruota attorno al concetto di rischio: più un sistema può incidere sui diritti delle persone, più stringenti diventano gli obblighi per chi lo sviluppa e per chi lo utilizza. Benanti sottolinea che l’Ai Act “non è un documento sull’intelligenza artificiale in generale”. Non riguarda ad esempio il caso in cui si usa l’Ai per controllare la qualità dei rossetti di una linea di produzione e dove quindi non si tocca il tema della dignità dell’essere umano. L’IA quando ci sono in gioco le persone“L’Ai act – dice Benanti – è un documento che riguarda l’intelligenza artificiale quando nella sua applicazione entrano in gioco le persone e i loro diritti. Quindi, se siamo di fronte a una società che assume persone e vuole far fare il processo di assunzione o di licenziamento con l’Ai e dunque sono coinvolte le persone, che non sono dati, non sono cose, e non sono numeri, allora devono essere rispettati i disciplinari di protezione dell’Ai Act”.”L’Europa – tiene a far notare Benanti- è fenomenale nella protezione dei consumatori. Negli Usa si può fare il cioccolato senza il grasso proveniente dal cacao, ma in Europa non si può vendere, nonostante qualcuno ci provi. L’intelligenza artificiale è un processo in divenire ed è qualcosa che sta cambiando e non si tratta di non far cambiare le cose ma di non fare accadere certe cose. Negli ultimi anni abbiamo visto gli usi bellici dell’Ai, cioè l’utilizzo della macchina per annientare le persone. A tutto questo noi diciamo di no. Diciamo di no nella forma più alta, degna e penso anche più bella. E da europeo mi sento orgoglioso di appartenere a un Continente che ha stabilito l’essere umano come una frontiera invalicabile”.Una questione di geopoliticaL’Ai è diventata una questione di geopolitica. E Benanti lo conferma: “Se vediamo la competizione strenua fra Cina e Usa ci rendiamo conto che quello che negli anni’70 era il petrolio oggi lo è l’Ai, una questione di dominazione fra Stati”. A chi si sorprendesse di un frate super esperto di intelligenza artificiale, Benanti fa semplicemente notare che ci sono dei francescani che sono stati scienziati e che a inventare la genetica è stato un monaco. Insomma, la “scelta di vita non va confusa con le competenze e la professionalità. Nell’essere francescano – sottolinea il teologo- “c’è comunque sempre la scelta di dare un contributo positivo alla società, alla scienza e alla conoscenza. E di occuparsi delle persone che poi è esattamente il lavoro fatto sull’Ai Act”. Benanti da studioso di ‘algoretica‘ spiega in poche parole di cosa si tratti: “Mettere dei guardrail alla macchina perché non offenda l’essere umano. Ecco perché l’Ai Act è un bell’esempio di algoretica”. Per il francescano al centro c’è una questione di etica pubblica e di regolamentazione pubblica che devono porsi anche le imprese. “C’è una commissione etica al Ministero del Lavoro che presiedo – spiega Benanti – che si occupa dell’impatto dell’Ai sul mondo del lavoro che cerca di dare corpo ai principi antropocentrici della normativa europea ed italiana. Ci sono decisioni messe in atto: ora bisogna capire come costruire i guardrail per tenere la macchina, le imprese e gli stakeholders in linea con i principi”.L’obiezione spesso posta è che così si mettono dei paletti che ostacolano investimenti e progresso nel settore dell’Ai. “Fare il codice della strada – rimarca Benanti – non significa impedire alle persone che vadano in macchina, ma evitare gli incidenti. L’Ai Act va riconosciuto come norma e non frainteso: è l’umano al centro della norma e le imprese e gli utilizzatori dell’intelligenza artificiale potranno trovare in questo dispositivo quello che serve loro per non essere vittime di un processo di innovazione secco, ma per porsi davanti a un vero sviluppo che aumenti anche la loro capacità di competere sul mercato”. Questo articolo Ai Act da oggi in vigore, Benanti: “È ‘guardrai’ a tutela della dignità umana” proviene da LaPresse