Parigi. La temperatura, a Parigi, è incandescente. “Vous ne pouvez pas entrer”. Accesso interdetto, non si passa. Davanti ai cancelli della Sorbonne, al 108 di boulevard Malesherbes un gruppo di ragazzi dalle prime luci dell’alba presidia l’ingresso di una delle università più blasonate a livello mondiale. I malumori contro la manovra che sta varando il governo guidato da Sébastien Lecornou divampano. È una protesta nella protesta.Alla base delle rivendicazioni degli studenti ci sono le politiche di austerità. Perché “qui le licenze arrivano a costare anche tremila euro all’anno, i master anche cinquemila. Costi del tutto inaffrontabili per la stragrande maggioranza delle famiglie in assenza di un aiuto pubblico”.Lo dice con un piglio deciso, quasi in mezzo alla strada, dietro a un cartello pieno di rivendicazioni e proteste. Lei è Meluina, una studentessa del primo anno alla Sorbonne. Fa da portavoce a tanti altri. Compresi diversi italiani che vengono a parlarci. Stefano è marchigiano e studia da tre anni a Parigi. Jordi è torinese.Tra i cori, durante la mattinata di proteste, si sente nitidamente un “siamo tutti antifascisti” che rappresenta idealmente una linea di faglia invalicabile.“I costi degli studentati sono folli – spiega un altro attivista – così come lo sono quelli dei trasporti. I fondi destinati al Crous (Centre régional des œuvres universitaires et scolaires), l’ente pubblico francese che gestisce i servizi di welfare e il supporto per gli studenti universitari, sono drasticamente diminuiti e per via di queste scelte scellerate, circa 230 mila studenti non potranno accedere a fondi a sostegno del loro percorso”.Poco lontano da lì, sullo stesso boulevard, al Lycée Carnot, la scena è più o meno la medesima. Gli studenti parlano la loro lingua e si danno man forte da una parte all’altra della strada facendosi largo nel traffico di una Parigi che fa sempre di più i conti con un malcontento palpabile.Non c’è solo l’immigrazione, non ci sono solo le banlieue, non c’è solo la claudicante maggioranza politica e la proiezione verso le presidenziali del prossimo anno. Ora, c’è una voce in più che si aggiunge a tutto questo.“Davanti al liceo – dice una studentessa fuori dal cancello della Sorbonne – ci sono stati violenti scontri tra la polizia e gli studenti che manifestavano pacificamente il loro disagio, frutto di scelte sbagliate e irricevibili da parte dell’esecutivo. Noi siamo qui in strada davanti al nostro ateneo per solidarizzare con i nostri compagni studenti e dire loro che hanno tutto il nostro appoggio”.Gli insegnanti, alla Sorbonne, non entrano. I corridoi sono deserti. C’è un silenzio surreale nelle aule studio e negli spazi comuni. C’è solo qualche componente del personale che svolge mansioni amministrative.“Ma loro – dicono gli studenti – sono come noi, solidarizzano con noi. Combattiamo la stessa battaglia perché anche loro pagano il prezzo di questo sotto-finanziamento inaccettabile dell’esecutivo”.Nel frattempo, la lotta viaggia sul binario istituzionale con accuse incrociate. Anche perché – a proposito di portata – questa protesta ha coinvolto (stando a quanto riporta Reuters) circa quattrocento istituti superiori che sarebbero stati chiusi a partire da ieri e trenta università.I rappresentanti del governo, assieme a Marine Le Pen – benché da angolazioni differenti – accusano il leader de France Insoumise Jean-Luc Mélenchon di aver spalleggiato la protesta studentesca.I ragazzi davanti all’università spiegano che si tratta di un “movimento spontaneo”, anche se dietro di loro campeggia una bandiera rossa sulla quale si legge nitidamente una scritta bianca. Fédération syndicale étudiante (FSE). Un’organizzazione studentesca classificata come vicina all’estrema sinistra. Si definisce un sindacato anticapitalista, laico, antimperialista e antisessista e sostiene che “solo la lotta e lo sciopero generale sono in grado di porre fine al sistema capitalista”.Come a giustificarsi, gli universitari puntualizzano che “i sindacati e le associazioni studentesche si sono unite alla protesta, dopo che spontaneamente i ragazzi erano già scesi in piazza”.Poco distante, la bandiera palestinese.Un po’ di miscellanea. Comunque contro. E, alla fine, di nuovo in coro. Tutto purché si protesti.