Il caso City diventa politico: sullo sfondo gli investimenti degli Emirati in UK

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Ven, 2 Ott 2026Pochi giorni prima della decisione della Premier League, il presidente del club di Manchester Khaldoon Al Mubarak ha incontrato un ministro britannico per discutere degli investimenti emiratini nel Paese.DiChiara CostantiniCondividi l'articoloKhaldoon Al Mubarak (Foto: Michael Regan/Getty Images)Il caso Manchester City rischia di andare oltre i confini del calcio e di mettere in discussione anche i rapporti diplomatici tra Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti. Pochi giorni prima che emergesse la notizia della violazione delle norme finanziarie del club inglese, si era tenuto un incontro tra Khaldoon Al Mubarak, presidente dei Cityzens, e il ministro britannico di alto livello Jonathan Reynolds. L’obiettivo dell’incontro era discutere degli investimenti degli Emirati Arabi Uniti nel Regno Unito.Secondo quanto riportato da Bloomberg, l’incontro privato si è tenuto il 14 settembre a Downing Street. Nell’occasione Al Mubarak ha incontrato il ministro britannico per le Imprese Reynolds, in qualità di amministratore delegato di Mubadala Investment Company, il fondo sovrano di Abu Dhabi.Al Mubarak non ha sollevato la questione relativa al Manchester City, ma ha discusso degli investimenti attuali e futuri degli Emirati Arabi Uniti nel Regno Unito. Tali investimenti spaziano dalla difesa alla sicurezza, dall’intelligence al commercio. Un portavoce di Mubadala ha dichiarato: «In qualità di firmatario per gli Emirati Arabi Uniti della proficua partnership per gli investimenti tra Regno Unito ed Emirati, sottoscritta con Lord Grimstone nel marzo 2021, il signor Al Mubarak è naturalmente in dialogo regolare da molti anni con i rappresentanti del governo e del mondo imprenditoriale britannico».Caso Manchester City, possibili ripercussioni sugli investimenti emiratiniL’incontro è avvenuto il 14 settembre, mentre il 29 la Premier League ha annunciato la propria decisione sul caso Manchester City. Il club avrebbe utilizzato contratti commerciali fittizi nell’ambito di un sistema volto a gonfiare i ricavi e ridurre artificialmente i costi per oltre 900 milioni di sterline, pari a oltre 1 miliardo di euro, nell’arco di quasi un decennio. La lega ha dichiarato il City colpevole di tutte le contestazioni relative a gravi violazioni delle norme finanziarie, ma oggi il City ha dichiarato l’interesse nel presentare ricorso.La vicenda, dunque, non è legata solo all’Inghilterra, ma coinvolge anche i partner negli emirati. Alla guida del Manchester City c’è proprio Al Mubarak. Il presidente del City, pur non appartenendo alla famiglia reale, ha una forte influenza nella gestione degli affari negli Emirati. Inoltre, il presidente gestisce anche le relazioni degli Emirati con Regno Unito, India e Cina. Nel corso degli anni ha inoltre ospitato il presidente russo Vladimir Putin.Mubadala, fondo sovrano con un patrimonio di circa 385 miliardi di dollari, è uno dei tre principali fondi di Abu Dhabi e ha guidato la partnership per gli investimenti tra Regno Unito ed Emirati firmata nel 2021. Secondo Bloomberg, alla fine del 2025 gli investimenti riconducibili all’accordo avevano superato i 20 miliardi di sterline, oltre il doppio dei 10 miliardi inizialmente previsti.Anche in Inghilterra i ministri sono al centro della questione. Il primo ministro Andy Burnham è stato criticato, anche da esponenti del suo stesso governo, dopo aver sostenuto pubblicamente che i proprietari del Manchester City non dovrebbero essere esclusi dalla gestione del club, considerando gli investimenti che portano nel Regno Unito.Nella mattinata di venerdì 2 ottobre, Bloomberg ha inoltre riferito che alcuni funzionari emiratini hanno avvertito il governo britannico che la severità della decisione della Premier League potrebbe ridurre la loro disponibilità a impegnarsi in futuri investimenti di grande portata nel Regno Unito. Gli Emirati ritengono che le azioni della Premier League possano dunque avere ripercussioni sulle relazioni tra i due Paesi.Developed by 3x1010