Se c’è una lezione che si dovrebbe trarre da quella che ormai, più che vicenda, andrebbe definita come saga di Garlasco, è che ci sarebbe un gran bisogno, soprattutto fra i giudici, di un salutare bagno di umiltà che porti a riscoprire il senso e la validità di un principio che, ben prima ancora di essere affermato nel vigente art. 533 del Codice di procedura penale, nel testo introdotto dalla legge n. 46 del 2006, era ben chiaro nei secoli passati: nessuno può essere dichiarato responsabile di un qualsiasi reato se non quando la sua colpevolezza risulti «al di là di ogni ragionevole dubbio». 🔒 Contenuto riservato agli abbonati. Continua a leggere su La VeritàL'articolo I giudici tornino a lezione di umiltà per ammettere il ragionevole dubbio proviene da La Verità.