Prudenza, non paura. L’ultima manovra di Meloni nel segno della continuità

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La si potrebbe chiamare la posa della prima pietra. E in effetti lo è. Il governo ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (Dfpb), il vecchio Def, che getta le basi della prossima manovra, l’ultima firmata da Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti, prima che si restituisca la parola al popolo. Dentro ci sono i saldi che perimetrano la finanziaria, che danno contezza di quello che si può fare e quello che invece non si può fare. Del resto, l’Italia è reduce da una doccia più che fredda, gelata: quella arrivata lo scorso 22 settembre dall’Istat, la cui sentenza ha impedito al Paese di liberarsi dalle catene della procedura per deficit eccessivo. Sullo sfondo, il rumore tambureggiante dei mercati (lo spread Btp/Bund ha sfondato i 120 punti base), tornati a ruggire sull’onda dell’inflazione, del costo dell’energia e della crisi in Medio Oriente. Ma anche i roghi e le barricate in Francia, ormai a tutti gli effetti la grande malata d’Europa, con conti pubblici fuori controllo e una spesa sociale non più sostenibile.Il varo del Documento è stato anticipato come di consueto da una riunione svoltasi a Palazzo Chigi, nel quale si è discusso dell’aggiornamento sui conti pubblici e sui capisaldi della legge di Bilancio prossima ventura, nella quale l’esecutivo punta a blindare il taglio delle aliquote Irpef per anche per i redditi fino a 60 mila euro (lo scorso anno ci si è fermati a 50 mila) unitamente a un ecobonus al 65%. Al vertice hanno partecipato Meloni, i due vicepremier e leader di Lega e Forza Italia, Matteo Salvini e Antonio Tajani, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi oltre allo stesso ministro dell’Economia Giorgetti.Vertice che è arrivato in una giornata che è stata contrassegnata dalla dialettica sulla flessibilità dei conti a livello europeo: la corsa dell’inflazione sembra destinata a superare la soglia del 3% alla fine dell’anno, restringendo dunque i margini di spesa per il governo nella Legge di Bilancio di fine legislatura. Meloni ha scritto una lettera alla Commissione europea, sottolineando che in queste condizioni, con lo spazio limitato concesso dalle regole sulla spesa, non si potranno aiutare famiglie e imprese senza misure restrittive. Ma da Bruxelles è arrivato l’altolà, nelle sembianze di un pro-memoria per Roma circa la flessibilità già concessa in estate sotto forma di tesoretto da 14 miliardi riconducibile allo 0,6% del Pil da consumare in tre anni. La famosa clausola Nec, ufficializzata dallo stesso governo al termine del Consiglio dei ministri e che l’esecutivo azionerà entro metà ottobre, approvando il conseguente scostamento di bilancio.E dunque, le previsioni sul deficit contenute nel Documento sono state aggiornate tenendo conto della spesa supplementare consentita dalle regole europee, vale a dire la suddetta clausola Nec. Ovvero al 3,4% nel 2027, 3,3% nel 2028 e 2,4% nel 2029. Quanto allo scostamento poc’anzi menzionato riservato agli investimenti su energia e Difesa, dovrebbe essere quasi certamente dell’ordine dello 0,3%. Il condizionale è d’obbligo visto che, come ammesso dallo stesso Giorgetti in conferenza stampa, “il documento di finanza pubblica arriva in un contesto particolarmente complesso sotto molti aspetti ed in cui fare previsioni diventa sempre più complicato così come tenere i percorsi di finanza pubblica. Ciò nonostante confermiamo in termini programmatici il sentiero di spesa così come era nei programmi. Viene adeguato solo per un motivo, la richiesta al Parlamento dell’attivazione della Nec prevista dalle regole europee”.Quanto al Pil, le e stime sul Pil del Dpfp prevedono una crescita dello 0,8% nel 2027, dello 0,9% nel 2028 e dello 0,8% nel 2029, mentre sul versante del debito peserà l’aumento dei rendimenti sui titoli italiani visti in queste settimane, unitamente alle ultime scorie del Superbonus. “Sul debito abbiamo un impatto dovuto alla spesa per interessi, diciamo che il sentiero discendente riparte dal 2028 quando finalmente saranno esaurite le code per cassa del superbonus”. Nelle nuove previsioni del Dpfp il debito dunque si attesterà al 138,1% del Pil nel 2026, al 138,4% nel 2027, al 137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029.Ora, il menù della manovra dovrebbe partire, vincoli permettendo, dall’estensione del taglio della seconda aliquota Irpef per i redditi fino a 60mila euro, ma si punta anche sulla flat tax al 5% per gli incrementi salariali dei giovani e sulla cedolare secca (con delle limitazioni) per i negozi. Possibile, come detto anche la conferma del bonus casa al 50% per le prime case, ma si lavora ancora per alzare ulteriormente l’asticella al 65%. Sarà una finanziaria difficile, come ha già evidenziato a più riprese il viceministro all’Economia, Maurizio Leo. Di fronte ad uno spread tornato sui livelli di attenzione la preoccupazione è inevitabilmente alta. L’osservata speciale resta poi sempre l’inflazione: nell’Eurozona è balzata al 3,8% a settembre, rispetto al 3,2% di agosto, mentre per l’Italia si stima un +4,1% (dal +3,2% di agosto). Adesso l’orizzonte è la manovra stessa, quando verrà presentata. Il 20 ottobre.