TEHERAN — «La Repubblica Islamica dell’Iran non è un Paese che formula le sue grandi politiche e la sua sicurezza nazionale sulla base di post su X o di interviste quotidiane di funzionari statunitensi». Con questa frase Mohammad Baqer Qalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo della delegazione che in aprile trattò con gli americani a Islamabad, ha detto oggi ai deputati che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso finché Washington non avrà soddisfatto le sette condizioni poste da Teheran. La posizione, ha aggiunto, è «completamente chiara e ferma».Le parole di Qalibaf, riportate dall’agenzia di Stato Irna, arrivano nel giorno 219 della guerra e chiudono una settimana in cui il negoziato indiretto con gli Stati Uniti si era avvicinato e poi fermato. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato che il piano in sette punti è stato consegnato a Washington attraverso il Qatar e che Teheran aspetta una risposta ufficiale dai mediatori. Il portavoce del governo ha detto ad Al Jazeera che l’Iran ha a sua volta ricevuto una proposta americana, senza precisarne il contenuto.«Agiamo sulla base del comportamento e delle azioni reali del nemico, non della retorica e di false narrazioni mediatiche», ha proseguito Qalibaf. Il bersaglio sono le dichiarazioni di Donald Trump, che a Cbs News ha detto che «non stiamo cercando di incontrarci», che lo Stretto è aperto e che l’Iran «implora un accordo». Venerdì il presidente americano ha aggiunto che Teheran è «pronta a cedere» e che nuove azioni sono possibili dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.Per misurare la distanza bisogna tornare al 25 settembre. A margine dell’Assemblea generale dell’Onu l’Iran aveva offerto di riaprire Hormuz e di riprendere i colloqui sul nucleare entro sette giorni, in cambio della fine del blocco navale americano sui porti iraniani, della sospensione delle sanzioni sul greggio e di un cessate il fuoco esteso al Libano. Martedì sera Araghchi ha incontrato i mediatori qatarini a Doha e ha ricevuto la risposta americana: il disaccordo, riferisce Reuters citando una fonte vicina al negoziato, riguarda «la sequenza e la tempistica» dei passi, non il contenuto. Due giorni dopo Trump ha respinto lo scambio.Delle sette condizioni se ne conoscono tre, rese pubbliche il 20 settembre da Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale: la fine della guerra su tutti i fronti, lo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero e la fine del blocco navale. Le altre quattro restano riservate. Il dossier nucleare non è sul tavolo: «Le discussioni attuali riguardano lo Stretto di Hormuz, e la sua riapertura resta condizionata», aveva detto Araghchi il 29 settembre.Una terza portaereiWashington intanto rafforza il dispositivo militare. Il Wall Street Journal ha scritto venerdì che un terzo gruppo da battaglia, guidato dalla portaerei Theodore Roosevelt, è in rotta verso il Medio Oriente e sarà al completo in novembre, e che Trump ha detto ai collaboratori di attendersi la ripresa dei bombardamenti sull’Iran nello stesso mese. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha rivendicato su X che a settembre l’Iran ha caricato «zero barili di greggio» su navi e ha annunciato sanzioni contro la rete finanziaria A7, legata alla Russia, con cui secondo il Tesoro Teheran aggira le restrizioni.Le due date coincidono: il 3 novembre delle urne americane è il momento che Trump indica per le prossime mosse ed è anche quello in cui la Marina avrà la terza portaerei in zona, e Teheran lo ha letto come il vero calendario del negoziato.Lo Stretto, da cui prima della guerra passavano 18,8 milioni di barili al giorno, in settembre ne ha lasciati transitare 7,4 secondo la società di analisi Kpler. Il resto esce dalla regione per oleodotto o con trasbordi da nave a nave al largo dell’Oman, e il Brent ha chiuso venerdì a 102,25 dollari dopo che il G7 ha deciso di rilasciare fino a 100 milioni di barili dalle scorte strategiche. I prodotti raffinati, benzina e gasolio, restano però bloccati. Nel Golfo Persico sono ferme oltre 600 navi, in gran parte petroliere, e il centro britannico per il traffico marittimo ha segnalato venerdì un mercantile colpito da un proiettile non identificato al largo dell’Oman.«Attendiamo la risposta del presidente Trump», aveva detto Rezaei il 20 settembre. Due settimane dopo, la risposta che Teheran ha in mano è il rifiuto di venerdì.