WASHINGTON — Un reattore nucleare acceso sulla Luna entro il 2030. È la data che la Casa Bianca ha fissato nell’iniziativa nazionale per l’energia nucleare spaziale, presentata il 14 aprile al Space Symposium di Colorado Springs. Russia e Cina hanno un calendario loro: una centrale al polo sud lunare entro il 2036. Il New York Times ricostruisce oggi questa corsa e il nodo che la rende delicata: i siti adatti sono pochi, e il trattato che regola lo spazio dal 1967 non dice chi può escludere chi.Per ora è un calendario, non un impianto. Il piano americano prevede un reattore minimo da 20 chilowatt, con unità di potenza maggiore negli anni Trenta. La direttiva interna della Nasa che nell’estate 2025 ha dato il via al programma parlava di 100 chilowatt. Nel 2022 la stessa agenzia aveva assegnato tre contratti da 5 milioni di dollari per piccoli reattori previsti «a metà anni Trenta»: in tre anni l’obiettivo è stato anticipato di quasi un decennio.La ragione tecnica è semplice. La notte lunare dura due settimane: i pannelli solari non bastano e le batterie non reggono, mentre un reattore raddoppia l’autonomia operativa di una base. Uno scienziato sentito dalla BBC ha definito il nucleare sulla Luna «non solo desiderabile, ma inevitabile».Dietro la tecnica c’è la politica. La direttiva del 31 luglio 2025 porta la firma di Sean Duffy, segretario ai Trasporti e allora amministratore ad interim della Nasa, e avverte che il primo Paese ad arrivare «potrebbe dichiarare una zona di esclusione» capace di ostacolare la presenza americana del programma Artemis. Duffy lo ha ripetuto in pubblico il 5 agosto: «Siamo in corsa con la Cina verso la Luna. C’è una parte della Luna che tutti sanno essere la migliore: lì c’è ghiaccio, lì c’è luce. Vogliamo arrivarci per primi e reclamarla per l’America».Da allora il programma ha cambiato guida ma non direzione. A gennaio la Nasa ha firmato un memorandum d’intesa con il Dipartimento dell’Energia per sviluppare il reattore. Ad aprile l’amministratore della Nasa Jared Isaacman ha presentato l’iniziativa della Casa Bianca con una formula che richiama l’allunaggio del 1969: «Questo è il prossimo balzo gigante».Il piano di Mosca e PechinoSull’altro fronte il calendario è più lungo e il metodo diverso. Russia e Cina hanno annunciato la centrale lunare congiunta nel marzo 2024; nel maggio 2025 Roscosmos e l’agenzia spaziale cinese, entrambe statali, hanno firmato un memorandum per alimentare la International Lunar Research Station, la base comune che dovrebbe essere operativa entro il 2036. Roscosmos ha affidato l’infrastruttura di potenza al costruttore NPO Lavochkin con un contratto di Stato e prevede di montare il reattore senza presenza umana, con robot comandati da Terra.La bozza di decreto presidenziale russo sui fondamenti della politica spaziale fino al 2036, pubblicata sul portale federale degli atti normativi, mette nero su bianco propulsione nucleare, centrale lunare e cooperazione con la stazione cinese. La prima fase passa per le sonde Chang’e-7 e Chang’e-8, quest’ultima prevista nel 2029, dirette al polo sud per cercare risorse e provare la costruzione robotica. Alla formula americana della «zona di esclusione» né Mosca né Pechino hanno finora replicato.È qui che la corsa incontra il diritto. Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967, firmato da oltre 110 Paesi, vieta le armi nucleari sui corpi celesti e ogni appropriazione nazionale; non vieta l’uso pacifico dell’energia nucleare e non prevede zone riservate attorno a un impianto. Svetla Ben-Itzhak, vicedirettrice del West Space Scholars Program della Johns Hopkins University, avverte che Cina e Russia potrebbero a loro volta stabilire «zone di esclusione» attorno a basi, reattori o siti minerari per tenere fuori i ritardatari. Chi arriva primo al polo sud, in sostanza, scrive la regola che gli altri dovranno contestare.Non tutti, nemmeno negli Stati Uniti, condividono la fretta. Un editoriale della rivista Science ha definito «eccessivamente aggressivo» il calendario del 2030, con il rischio di compromettere la maturità della tecnologia e di sottrarre risorse ad altre priorità scientifiche della Nasa. La data resta scritta nel documento della Casa Bianca; chi potrà avvicinarsi a quel reattore, una volta acceso, non lo dice nessun testo.