184 giorni dopo, Lorenzo Pellegrini vede finalmente il campo davanti a sé. La trasferta di Como può segnare il suo ritorno in una partita ufficiale, ma sarebbe riduttivo raccontarla soltanto come la fine di un lungo stop. Perché il Pellegrini che rientra trova una Roma profondamente diversa da quella che aveva lasciato: un altro allenatore, un altro sistema, gerarchie nuove e persino una fascia da capitano assegnata con criteri differenti. Per certi versi dovrà ricominciare quasi da zero.Ed è proprio questo a rendere interessante il suo ritorno. Gasperini non deve reinserire un titolare prestabilito, ma può utilizzare un giocatore con caratteristiche che oggi nessun’altra soluzione offensiva possiede nello stesso modo. Davanti ci sono Dybala e Malen, diventati rapidamente i riferimenti della squadra. Alle loro spalle scalpitano Soulé e Rodrigo Mora, giocatori più offensivi, più portati al dribbling e all’uno contro uno. Pellegrini può offrire invece un’interpretazione differente della posizione.Nel 3-4-1-2 il numero 7 può infatti agire alle spalle delle due punte senza essere soltanto un trequartista classico. Può abbassarsi per dare una linea di passaggio in più ai centrocampisti, accompagnare il pressing, inserirsi senza palla e soprattutto servire Dybala e Malen negli ultimi metri. Un giocatore capace, in teoria, di trasformare il 3-4-1-2 in qualcosa di più fluido: a tratti un centrocampo a tre, a tratti una vera linea offensiva a tre.Contro il Como questa caratteristica potrebbe avere un peso particolare. Gasperini vuole aggredire il primo possesso della squadra di Fabregas e Pellegrini, partendo dietro le punte, potrebbe aiutare proprio a schermare la prima costruzione avversaria per poi trasformarsi immediatamente in uomo dell’ultimo passaggio una volta recuperato il pallone. È una funzione diversa da quella che garantiscono Mora e Soulé e che potrebbe tornare molto utile soprattutto nelle partite in cui la Roma avrà bisogno di maggiore densità centrale.C’è poi un vantaggio non secondario: mentre diversi compagni hanno attraversato mezzo mondo con le rispettive nazionali, Pellegrini ha utilizzato la sosta per lavorare senza interruzioni a Trigoria. Il percorso di recupero è completato e l’autonomia viene indicata intorno all’ora di gioco. Non significa che partirà sicuramente titolare al Sinigaglia, ma per la prima volta Gasperini può realmente considerarlo una soluzione dall’inizio e non soltanto un uomo da recuperare gradualmente.Il suo ritorno arriva inoltre nel momento ideale. Dopo Como comincerà una sequenza di nove partite in 28 giorni nella quale sarà impossibile affidarsi sempre agli stessi uomini. Pellegrini non deve necessariamente togliere il posto a qualcuno: può permettere al tecnico di cambiare il volto della squadra senza stravolgerla, alternandosi con gli altri interpreti offensivi e offrendo una soluzione anche quando servirà maggiore controllo in mezzo al campo.La vera sfida per Pellegrini sarà quindi diversa rispetto al passato. Non dovrà più dimostrare di essere il capitano o il simbolo della Roma: dovrà conquistarsi il proprio spazio dentro una squadra che ha già trovato equilibri senza di lui. Ma proprio questa nuova condizione può liberarlo da parte del peso che lo ha accompagnato negli ultimi anni. Gasperini non gli chiede di essere necessariamente il centro del progetto. Gli chiede di diventare un’arma in più. E in una Roma che da ottobre avrà bisogno praticamente di tutti, potrebbe essere molto più importante di quanto sembri.FONTI: Corriere dello Sport, Il Tempo, La Gazzetta dello SportL'articolo DAI QUOTIDIANI | Pellegrini riparte da zero: ora può diventare il jolly che cambia la trequarti proviene da Giallorossi.net | Notizie AS Roma, Calciomercato ed Esclusive.