La saga infinita del “campo largo” si arricchisce di un nuovo, avvincente capitolo. La presa di posizione di Elly Schlein alla direzione del Partito Democratico – con la netta chiusura all’ipotesi del federatore avanzata da Giuseppe Conte e la rivendicazione di un peso politico basato sui rapporti di forza, e non sul vago e ormai superato dogma dell’“uno vale uno” – certifica per l’ennesima volta l’anomalia genetica di questa coalizione: un perimetro politico nato sulla carta per battere il centrodestra, ma incapace di trovare una sintesi, ostaggio di veti incrociati, tatticismi e di una rincorsa perenne a una leadership che ancora non c’è.Da un lato c’è la segretaria del Pd, che ricorda la realtà dei numeri e dei sondaggi: il Partito Democratico è, nei fatti, il principale azionista di questa potenziale alleanza e non intende farsi imbrigliare da figure terze o da meccanismi di compensazione che ne annacquino il ruolo guida. Dall’altro si registra la reazione di un Movimento 5 Stelle che, solo poche ore prima, aveva aperto all’idea di un federatore, vedendo in quello strumento una sponda per non soccombere all’egemonia dem. Il risultato è lo specchio di un’opposizione che, ogni volta che prova a darsi un’architettura credibile di governo, finisce per implodere sul tema di chi comanda, prima ancora di decidere che cosa fare.Le primarie, il federatore, la contesa sulle percentuali e sui rapporti di forza: la liturgia progressista si ripete identica a se stessa, confermando che il campo largo non è affatto un progetto politico compiuto, ma assomiglia più a un condominio rissoso in cui nessuno pare disposto a riconoscere l’autorità dell’altro.Mentre la maggioranza guarda da lontano, assistendo a un fuoco amico che fa risparmiare non poche energie alla coalizione di governo, la sinistra si incaglia sempre sullo stesso scoglio. Si discute di chi debba guidare la carretta, di chi debba avere il doppio dei galloni o la primazia morale, dimenticando che un’alternativa di governo credibile si costruisce sulla visione e sulla coesione, e non certo sulla contesa spartitoria. Ora la palla passa a Giuseppe Conte e agli altri interpreti della coalizione, chiamati a replicare a una linea, quella di Schlein, che sa tanto di aut aut. Ma c’è da scommettere che, tra veti e contro-veti, la ricerca di una quadra resterà l’ennesimo esercizio retorico di un’opposizione capace di litigare praticamente su tutto.Salvatore di Bartolo, 3 ottobre 2026L'articolo Schlein s’è rotta le scatole proviene da Nicolaporro.it.