“Lui parla di analisi del 20”, “Dica quello che vuole”. Lite tra consulenti sul Dna di Garlasco

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Sul tema dirompente del sempre più presunto Dna rinvenuto sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi l’avvocato Gian Luigi Tizzoni ha preso una posizione opposta a quella della Procura di Pavia. Intervistato da un nugolo di giornalisti, il legale della famiglia Poggi ha sostenuto che il consulente della difesa, il medico legale Francesco Maria Avato, era al corrente circa gli esiti di tutte le analisi effettuate nel laboratorio dei Ris di Parma. “La memoria scritta dal professor Avato – spiega Tizzoni – fa riferimento ad analisi svolte in sua assenza il giorno 20. Logica vuole che sia per forza l’analisi presunta negativa”.Del tutto in contrasto con queste parole la ricostruzione che lo stesso Avato ha fatto ad un inviato di Ignoto X, condotto su La7 da Pino Rinaldi: “Noi siamo andati presso la sede del Ris di Parma il 18, credo, di settembre del 2007- racconta il patologo forense -. Abbiamo ricevuto le informazioni relative allo stato delle analisi da parte dell’allora capitano Marino. E le analisi che erano state fatte sui pedali davano dei test di orientamento preliminari negativi; e quindi pareva che non vi fosse null’altro da fare, e siamo tornati a casa. Con l’accordo, come avviene sempre – spiega Avato -, che nel momento in cui avessero ritenuto, i colleghi consulenti tecnici del pubblico ministero, di procedere ad ulteriori approfondimenti, analisi eccetera, ci avrebbero avvisato e avremmo concordato insieme il modus operandi. Questo non è avvenuto – sottolinea il nostro – perché noi riceviamo una chiamata dicendo che c’è il Dna positivo da sangue sui pedali e ci precipitiamo a Parma il 24 di settembre, senza nessun’altra proposizione di accertamenti ulteriori; e quindi siamo andati lì, abbiamo visto questo tracciato positivo, ci siamo molto sorpresi perché è difficile che vengano negativi dei test di orientamento di materiale sporco, anche di tipo vegetale. Era negativo, non c’era nessun bisogno di procedere oltre. Che poi nella loro relazione – aggiunge Avato – dicono sangue, senza neanche andare a documentare la sussistenza di emoglobina, perché, oltretutto, c’era una concentrazione spropositata, critica, che insomma meritava approfondimenti ulteriori. Di prassi si prendono gli accordi – prosegue il consulente – dopodichè c’è una fiducia massima reciproca fra tecnici, a prescindere che non eravamo i soli a dover essere informati, ma perché non hanno informato nemmeno la pm Muscio. Ma stiamo scherzando? Ma quello è un dovere. Discrepanze di questo genere, debbono essere discusse, debbono essere presentate. Lasciamo che Tizzoni – conclude sarcastico Avato – dica quello che vuole, pensi quel che vuole. I fatti credo che siano i fatti storici e che attestino cose nettamente diverse”.D’altro canto mi sembra che quanto dichiarato da Avato sia perfettamente in linea con gli elementi raccolti dalla Procura di Pavia. Elementi confermati dalle testimonianze di Marino e degli altri suoi colleghi convocati dagli inquirenti e che destano non pochi sospetti circa la misteriosa genesi di un Dna spuntato letteralmente dal nulla e che ha rappresentato, come ha ricordato lo stesso Tizzoni in un articolo pubblicato il 26 gennaio scorso sul Fatto Quodidiano, uno dei tre fondamentali pilastri che hanno portato alla condanna di Alberto Stasi.Un pilastro basato su una gravissima omissione che, una volta venuta alla luce, non potrà certamente essere superata con una semplice alzata di spalle. Il fatto è troppo rilevante, avendo destato una profonda inquietudine nell’opinione pubblica, e il tentativo di metterci una toppa, fornendo spiegazioni raffazzonate, non può che rivelarsi ben peggiore del buco.Claudio Romiti, 2 ottobre 2026Leggi anche:I 4 gravi misteri di Garlasco che Garofano non vuole chiarireGarlasco, decisione a sorpresa dei Poggi: “Non saremo parte civile contro Sempio”L'articolo “Lui parla di analisi del 20”, “Dica quello che vuole”. Lite tra consulenti sul Dna di Garlasco proviene da Nicolaporro.it.