Pedro Sanchez è di nuovo con le spalle al muro. E questa volta il gioco di equilibrismo con cui il premier socialista è riuscito a tenere insieme per quasi tre anni una maggioranza fragilissima rischia davvero di arrivare al capolinea. Il Congresso spagnolo ha bocciato entrambi i decreti d’urgenza sulla casa presentati dal governo: il primo con 178 voti contrari e 172 favorevoli, il secondo con 184 no e appena 166 sì. Decisivi, ancora una volta, i sette deputati indipendentisti di Junts, che hanno votato insieme a Partido Popular e Vox. Ora Sanchez si è preso il fine settimana per decidere il da farsi. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi delle elezioni anticipate, con il 29 novembre indicato come prima data possibile.Un finale di legislatura che, se arrivasse davvero, sarebbe tutt’altro che sorprendente. Perché il terzo governo Sanchez era nato già in salita. Dopo le elezioni inconcludenti del luglio 2023 servirono quasi quattro mesi di trattative per raggiungere la maggioranza. Il socialista riuscì a ottenere l’investitura con 179 voti contro 171 soltanto mettendo insieme Sumar, indipendentisti catalani e baschi e altre formazioni regionali. Fondamentali furono proprio i voti di Junts, conquistati dopo l’accordo sulla contestatissima amnistia per gli indipendentisti catalani coinvolti nel “procés”. Quelli che allora salvarono Sanchez sono gli stessi che oggi possono staccargli la spina.Nel frattempo intorno alla Moncloa si è accumulata una montagna di problemi. Il 21 settembre il giudice Juan Carlos Peinado ha disposto l’apertura del processo con giuria contro Begoña Gómez, moglie del premier, per traffico di influenze e malversazione. La Fiscalía ha contestato l’impianto accusatorio e ha chiesto l’assoluzione, mentre Sanchez ha sempre sostenuto che il procedimento abbia motivazioni politiche. A luglio, invece, suo fratello David Sanchez è stato condannato a nove anni di interdizione dai pubblici uffici per irregolarità legate alla sua assunzione alla Diputación di Badajoz, una sentenza contro la quale è possibile ricorrere. Pedro Sanchez non è personalmente imputato in nessuno dei due procedimenti.Poi c’è il terremoto che ha investito il PSOE. L’ex ministro dei Trasporti José Luis Ábalos, per anni uomo di peso del sanchismo, è stato condannato dal Tribunal Supremo a oltre 24 anni di carcere nel processo sulla corruzione legata ai contratti per le mascherine durante la pandemia. Il suo ex consigliere Koldo García ha ricevuto a sua volta una pesantissima condanna. E Santos Cerdán, già segretario dell’Organizzazione socialista e negoziatore di fiducia di Sanchez proprio nei delicatissimi colloqui con Junts, resta coinvolto nelle indagini sui presunti appalti truccati. Anche in questo caso è necessario distinguere: le accuse contro Cerdán restano oggetto di procedimento e non equivalgono a una condanna.Come se non bastasse, nelle ultime settimane è esplosa anche Ceuta. A fine luglio oltre 70mila migranti sono entrati nell’enclave spagnola dal Marocco, mettendo sotto enorme pressione strutture di accoglienza e apparato di sicurezza. La gestione della crisi ha provocato uno scontro interno sulla catena degli avvertimenti ricevuti prima dell’ondata e, a fine settembre, le dimissioni del rappresentante del governo nella città autonoma. Sanchez ha promesso di riportare la situazione alla normalità entro la fine dell’anno, ma Ceuta è diventata nel frattempo un altro fronte politico aperto per l’esecutivo.E adesso arriva la casa. Proprio uno dei terreni sui quali Sanchez aveva provato a rilanciare l’agenda progressista si è trasformato nell’ennesima dimostrazione della precarietà della sua maggioranza. Le proteste seguite allo sfratto dell’87enne Maricarmen Abascal hanno spinto il governo a intervenire d’urgenza. Sanchez si è presentato personalmente in Aula chiedendo ai deputati di mettere da parte i calcoli politici. Non è bastato. Junts gli ha voltato le spalle e il castello parlamentare costruito nel 2023 ha mostrato ancora una volta tutte le sue crepe.Leggi anche:Scandali a raffica per Sanchez. Il “modello” di Elly si sgretolaUna storia che interessa da vicino anche il Pd italiano. Elly Schlein ha più volte indicato le politiche dei governi Sanchez come fonte d’ispirazione, dal lavoro ai diritti sociali, e ancora nell’aprile scorso partecipava al vertice progressista organizzato dal premier spagnolo dichiarando: “Con Sanchez per dire che un altro mondo è possibile”. È vero che la leader dem ha anche precisato in passato di non voler importare “modelli” precostituiti, ma il rapporto politico e la sintonia con il leader socialista spagnolo sono stati rivendicati apertamente.Oggi, però, il laboratorio spagnolo restituisce un’immagine molto diversa da quella celebrata negli ultimi anni: una maggioranza appesa ai voti degli indipendentisti, una sequenza di scandali e vicende giudiziarie che coinvolgono il PSOE e l’entourage del premier, una crisi migratoria senza precedenti a Ceuta e, infine, una sconfitta parlamentare che può aprire direttamente la strada alle urne. Il “modello Sanchez” è arrivato alla prova più difficile. E per chi in Italia ha guardato a Madrid come a un possibile esempio politico, è una fotografia impossibile da ignorare.Massimo Balsamo, 3 ottobre 2026L'articolo LA TRISTE FINE DI PEDRO SANCHEZ proviene da Nicolaporro.it.