El Niño alza il mare della California di 30 centimetri: un’onda larga 30 chilometri risale la costa

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LOS ANGELES — Un rigonfiamento d’acqua largo 30 chilometri risale in queste ore la costa del Pacifico a nord di Cabo San Lucas, la punta meridionale della Bassa California messicana, e nei prossimi giorni alzerà il livello del mare in California fino a 30 centimetri. Lo riferisce l’agenzia France Presse, che ha raccolto le previsioni degli oceanografi: l’onda viaggia a circa 10 chilometri l’ora, il passo di una bicicletta, e dovrebbe toccare San Diego, all’estremo sud dello Stato, entro la prossima settimana, per poi raggiungere San Francisco nella prima metà di ottobre.Lo stesso fenomeno ha lasciato l’Atlantico senza un solo uragano in settembre, il mese di picco della stagione, per la prima volta in oltre trent’anni. Dietro le due notizie c’è El Niño, il riscaldamento anomalo del Pacifico equatoriale che quest’anno, secondo le previsioni raccolte dalla CNN, è destinato a diventare il più forte mai registrato: il calore accumulato nell’oceano alza il mare a ovest e soffoca le tempeste a est.L’onda che punta sulla California non è uno tsunami e non si infrange sulle spiagge: non si vede e non si surfa. I fisici la chiamano onda di Kelvin «intrappolata» lungo la costa, una gobba d’acqua in eccesso che scorre a ridosso del litorale dal Messico fino all’Alaska e spinge un centinaio di metri più in basso il confine tra l’acqua superficiale calda e quella profonda e fredda. «Quello che fa quest’onda è alzare lo stato del mare», ha spiegato all’agenzia Dillon Amaya, oceanografo della North Carolina State University. «Quando la si combina con le mareggiate, le grandi onde lunghe o le alte maree astronomiche, aumenta il rischio di allagamenti e di erosione delle spiagge».Il mare della California meridionale è già oltre 3 gradi sopra la media, secondo la Scripps Institution of Oceanography, l’istituto oceanografico dell’Università della California a La Jolla, e l’acqua calda si dilata. Daniel Swain, climatologo della stessa università, ha scritto domenica sul suo blog che le maree corrono già una trentina di centimetri sopra la norma per l’ondata di calore marina, e che in ottobre arriva «la più grande onda di Kelvin della sequenza generata da El Niño finora». L’effetto di ciascuna onda dura settimane, ma El Niño ne produce diverse in fila e tiene il mare alto per mesi.Sulle spiagge della California del Sud le ruspe hanno già alzato argini di sabbia. A Long Beach, nell’area di Los Angeles, il 28 settembre grandi onde hanno battuto il muro di contenimento che protegge le case sul lungomare. Il precedente che gli studiosi hanno davanti è l’inverno 2015-16, finora l’El Niño più intenso: in California provocò la peggiore erosione costiera in 150 anni, secondo il servizio geologico federale, e Ocean Beach, a San Francisco, arretrò di circa 55 metri. Adam Young, geomorfologo di Scripps, parla di una «tripla minaccia»: piogge che innescano frane, onde che consumano spiagge e falesie, mare più alto di 15-30 centimetri.L’Atlantico al 7 per centoDall’altra parte del continente lo stesso fenomeno produce il risultato opposto. In settembre si sono formate quattro tempeste tropicali, Edouard, Fay, Gonzalo e Hanna, e nessuna ha raggiunto la forza di uragano; Fay si è fermata a 6 chilometri l’ora dalla soglia. Nei dati dal 1950 era accaduto solo nel 1962, nel 1972 e nel 1994, ha ricordato Phil Klotzbach, esperto di uragani della Colorado State University. In una stagione normale a inizio ottobre si contano già cinque uragani.Il 12 settembre il National Hurricane Center di Miami aveva già registrato la data più tardiva senza un primo uragano nell’era dei satelliti, e a metà mese l’attività complessiva del bacino, l’indice che pesa numero, intensità e durata delle tempeste, era al 7 per cento della norma, il minimo dal 1950. El Niño rafforza il «wind shear», la differenza di vento tra quote diverse che smonta le tempeste in formazione sull’Atlantico. Nel Pacifico orientale, dove quel freno non agisce, gli uragani sono stati nove e quattro tempeste hanno interessato le Hawaii.Dal 1851 solo due stagioni, 1907 e 1914, si sono chiuse senza alcun uragano atlantico, e mai da quando esistono i satelliti. Mancano due mesi alla fine della stagione e il National Hurricane Center potrebbe ancora promuovere Fay a uragano nella revisione finale dei dati. Sulla costa opposta, nelle previsioni di Amaya, l’onda è attesa a San Diego entro la settimana prossima.