La crisi delle memorie non finirà prima del 2028: inutile rimandare quell'acquisto che ti serve

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Se negli ultimi mesi avete notato che smartphone e tablet costano sempre di più, o che certi modelli hanno meno RAM del previsto, non è una coincidenza. La crisi delle memorie è reale, è in corso, e stando alle parole del CEO di Micron non finirà presto. Anzi, secondo lui le cose stanno peggiorando.Micron è uno dei principali produttori mondiali di chip di memoria, e il suo CEO Sanjay Mehrotra ha dichiarato agli investitori che la domanda supererà l'offerta disponibile almeno fino al 2028. Una previsione che, tradotta in parole povere, significa: preparatevi a pagare di più ancora a lungo. Il problema ha una radice precisa: la corsa all'intelligenza artificiale. Micron produce principalmente memorie ad alta larghezza di banda (le cosiddette HBM, usate nelle GPU per l'AI) e RAM per server. Tutta la capacità produttiva disponibile viene assorbita da questi settori, lasciando meno spazio per le memorie destinate ai dispositivi consumer, cioè quelle che finiscono nei nostri smartphone, tablet e laptop.Come ha dichiarato Mehrotra, "l'equilibrio tra domanda e offerta sta diventando sempre più teso". E non basta costruire nuove fabbriche: Micron aprirà nuove sale produttive nel 2028, ma anche una volta operative, la produzione cresce solo gradualmente. Non è come accendere un interruttore.A complicare ulteriormente le cose, c'è la transizione verso nuove generazioni di HBM (dalla versione 3E alle più avanzate 4 e 4E): ogni salto tecnologico richiede più risorse per produrre la stessa quantità di chip, riducendo ulteriormente la produttività per singolo wafer (il disco di silicio da cui si ricavano i chip). In pratica, si produce di più in termini di qualità, ma non in termini di quantità.Un dato che rende tutto ancora più concreto: il 75% della produzione Micron del 2027 è già prenotata, e la maggior parte delle trattative commerciali in corso riguarda già il 2028. Il mercato è praticamente esaurito per i prossimi due anni.Le conseguenze per noi utenti le stiamo già vedendo: la crisi delle memorie sta uccidendo gli smartphone economici, con un calo del 22% nella fascia bassa. Anche brand come Xiaomi hanno già alzato i prezzi fino al 25% su smartphone e tablet, e persino Samsung ha alzato i prezzi dei Galaxy S26 di almeno 100€, con Google che ha seguito a ruota sul Pixel 10a (dopo che già la serie Pixel 11 ne aveva risentito)La dipendenza dell'AI dalle memorie è destinata a restare il fattore dominante del mercato per anni, e chi ne paga il prezzo, nel senso più letterale del termine, siamo noi. Un tempo si diceva che merita sempre aspettare prima di comprare un dispositivo di elettronica di consumo, perché il prezzo scenderà: adesso abbiamo già visto che non è più così, e chi pensava fosse solo un rialzo temporaneo dovrà ricredersi o prepararsi a spendere di più.L'articolo La crisi delle memorie non finirà prima del 2028: inutile rimandare quell'acquisto che ti serve sembra essere il primo su Smartworld.