Etiopia, l’esercito riprende Macallè, capitale del Tigrè: i ribelli spostano il loro governo fuori città

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MACALLÈ — Il comunicato è apparso su Facebook: il governo del Tigrè, scrive il Fronte popolare di liberazione del Tigrè (Tplf), sarà «temporaneamente spostato fuori da Macallè e opererà da qualche altra parte». Poche righe, nessun indirizzo. Nelle stesse ore i combattenti della milizia filogovernativa Tigray Peace Forces, entrati nel centro della città sabato pomeriggio, e i soldati federali arrivati dietro di loro presidiavano le strade, dopo aver ripreso già sabato l’aeroporto Alula Aba Nega, chiuso ai voli commerciali da un mese.Le forze del governo etiope e le milizie alleate hanno dunque ripreso Macallè, capitale del Tigrè, la regione settentrionale dell’Etiopia teatro della guerra civile del 2020-2022. Lo riferisce Reuters citando tre fonti, e due residenti lo hanno confermato alla Bbc. L’agenzia lo definisce «un duro colpo» per l’alleanza di opposizione guidata dal Tplf, che il 23 settembre aveva lanciato l’offensiva contro l’esercito di Addis Abeba. Il governo parla di «una settimana di battaglie intense»; quando e quanto si sia combattuto dentro la città non è noto.Per gli analisti sentiti da Reuters è la peggiore escalation dalla fine della guerra civile, con il rischio che il conflitto esca dai confini etiopi. Addis Abeba accusa Eritrea, Sudan ed Egitto di sostenere l’alleanza tigrina; i tre governi negano. La scorsa settimana Egitto ed Etiopia si sono espulsi a vicenda un diplomatico di rango, e il giorno prima l’Etiopia aveva ordinato la chiusura della propria ambasciata ad Asmara, dichiarando persona non grata dieci diplomatici eritrei. L’Eritrea ha rotto le relazioni. Esplosioni notturne udite ad Addis Abeba hanno alimentato il timore di un allargamento della guerra.Quattro presidenti sul MediterraneoA oltre duemila chilometri, a New Alamein, città costiera egiziana a ovest di Alessandria, il presidente Abdel Fattah al Sisi ha ricevuto tra sabato e domenica, uno alla volta, tre ospiti: il presidente eritreo Isaias Afwerki, il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud e il generale Abdel Fattah al Burhan, capo dell’esercito e leader di fatto del Sudan. Stasera siederanno allo stesso tavolo: tre di loro guidano Paesi che Addis Abeba accusa di armare i suoi avversari interni. La presidenza egiziana parla di «consultazione e coordinamento su questioni regionali di interesse comune».Secondo fonti citate dal quotidiano emiratino The National, dall’incontro usciranno misure per consolidare l’alleanza, tra cui una cooperazione militare più ampia «per mettere in sicurezza la regione e proteggere la navigazione nel Mar Rosso». L’Egitto ha già circa 15.000 uomini in Somalia tra forza di pace dell’Unione Africana e missione di sostegno a Mogadiscio, dispone di installazioni navali e terrestri in Eritrea e sostiene l’esercito sudanese contro i paramilitari delle Rapid Support Forces. Con Addis Abeba il Cairo ha un contenzioso decennale sulle acque del Nilo; l’Eritrea è stata in ostilità con l’Etiopia per gran parte dei trent’anni dalla secessione; Khartum accusa l’Etiopia di aiutare i paramilitari. La guerra nel Tigrè e il controllo del Mar Rosso si giocano ormai sullo stesso tavolo.Il governo etiope non ha commentato il vertice, e il premier Abiy Ahmed non si è espresso pubblicamente sulla ripresa di Macallè. L’Unione Africana ha chiesto il 1° ottobre a Etiopia, Eritrea ed Egitto «massima moderazione», offrendo sostegno al dialogo.Il quarto uomo al tavolo porta un dossier diverso. Mohamud, in un’intervista televisiva diffusa sabato, ha detto che le relazioni con l’Etiopia sono buone e che la Somalia è pronta «a lasciare che l’Etiopia usi due o tre porti somali per importare ed esportare merci». L’Etiopia è senza sbocco al mare dall’indipendenza dell’Eritrea nel 1993 e dipende dai porti di Gibuti; nel gennaio 2024 un suo memorandum con il Somaliland, regione secessionista che si autogoverna dal 1991, aveva aperto una crisi con Mogadiscio. Addis Abeba, ha aggiunto Mohamud, ha comunicato la propria esigenza ma non ha ancora presentato una richiesta formale. L’intervista arriva quattro giorni dopo il suo incontro con Abiy ad Addis Abeba.Nella stessa intervista Mohamud ha detto che la Somalia non accetterà una presenza israeliana «in nessuna circostanza», sostenendo che Israele progetta una base navale a Berbera, nel Somaliland, che ha riconosciuto nel dicembre 2025, unico Stato al mondo a farlo. Da Hargeisa il ministero degli Esteri del Somaliland ha replicato che Mogadiscio non ha titolo per parlare a suo nome.