BAGHDAD — L’aeroporto di Najaf, dove lunedì i manifestanti alzavano i ritratti del generale iraniano Qassem Soleimani e del grande ayatollah Ali al-Sistani, riapre agli aerei iraniani: lo ha annunciato ieri l’ufficio del primo ministro iracheno Ali al-Zaidi, dopo che Washington ha concesso la deroga alle sanzioni che Baghdad chiedeva da una settimana. Dalle due di notte del 25 settembre nessun volo collegava più la città santa sciita con l’Iran.L’intesa permette alle compagnie iraniane, con l’eccezione di Mahan Air, di operare fino a 40 voli al giorno da e per Najaf, riferisce Reuters. Prima dello stop ne arrivavano circa 25 al giorno dall’Iran, secondo l’ambasciatore iraniano a Baghdad. La decisione, dice la nota del governo, è maturata «attraverso una serie di comunicazioni e contatti con le parti interessate» e riguarda soprattutto malati, pellegrini e turisti.Zaidi ha ringraziato pubblicamente: «Il primo ministro apprezza la risposta positiva mostrata dal governo americano agli sforzi iracheni e la sua collaborazione nel concedere l’esenzione richiesta». E ha aggiunto, in una dichiarazione ripresa dall’agenzia irachena di Stato: «Il trasporto aereo non rappresenta solo uno spostamento tra due aeroporti, ma un ponte di comunicazione tra i popoli». Il ministro degli Esteri Fuad Hussein ha salutato «la comprensione americana» dell’importanza della libertà religiosa e dell’accesso ai luoghi santi.Il blocco era nato a Washington l’8 settembre. Quel giorno il Tesoro americano aveva sanzionato 36 soggetti legati al settore aeronautico iraniano, nell’ambito di un’operazione battezzata «Economic Outcast», il paria economico. Il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva avvertito che chi continua a fare affari con le compagnie iraniane «rischia di essere tagliato fuori dal sistema finanziario globale»; lunedì scorso aveva ripetuto che quelle aziende sarebbero state «buttate fuori dal sistema del dollaro».Le società di handling, quelle che riforniscono e assistono gli aerei a terra, hanno smesso di servire i velivoli iraniani per paura di finire a loro volta sotto sanzione. I voli si sono fermati in quattro aeroporti iracheni senza che Baghdad annunciasse mai un divieto: l’ambasciatore iracheno a Teheran ha spiegato all’agenzia iraniana di Stato Irna che il governo non aveva ordinato nulla. A Baghdad, Erbil e Sulaymaniyah lo stop resta: chi deve raggiungere l’Iran viaggia via terra, almeno 12 ore.La telefonata a BarrackLa deroga ha preso forma in pochi giorni. Il 28 settembre Reuters aveva rivelato che l’amministrazione Trump era pronta a concedere una licenza limitata ai voli con pellegrini sciiti, intestata a Iraqi Airways, il vettore di bandiera, per un mese e con condizioni su passeggeri e merci. Una fonte coinvolta nelle discussioni spiegava che l’obiettivo era alleggerire la pressione su Zaidi, che cerca di avvicinarsi a Washington senza rompere con Teheran. Lo stesso giorno, davanti all’aeroporto di Najaf e poi a Kerbala, Nasiriya e Amara, la gente scendeva in piazza per chiedere la riapertura.Secondo un funzionario del ministero degli Esteri iracheno citato da Alhurra, emittente finanziata dal governo americano, Zaidi ha quindi telefonato all’inviato di Trump Tom Barrack chiedendo un’esenzione per Najaf. Barrack ha girato la richiesta a chi decide sulle sanzioni, sostenendo che pellegrinaggi e visite mediche «non dovrebbero essere colpiti», e ha poi comunicato l’approvazione. Il Tesoro, interpellato, ha risposto che «non commenta pubblicamente le questioni di licenze»: da Washington non è arrivata alcuna conferma ufficiale, neppure sulla licenza a Iraqi Airways.La deroga toglie a Zaidi un problema in casa e lascia intatto il resto della morsa sulle compagnie iraniane. Mahan Air, il vettore privato che Washington accusa di trasportare uomini dei Guardiani della rivoluzione, armi e droni, resta a terra. Gli Emirati Arabi Uniti hanno sospeso tutti i voli operati da compagnie iraniane fino a nuovo avviso, e nei giorni scorsi anche la Turchia ha cancellato i collegamenti diretti con l’Iran.Teheran non ha ringraziato nessuno. Giovedì, alla vigilia dell’annuncio, il ministero degli Esteri iraniano aveva condannato gli sforzi «illegali e disumani» degli Stati Uniti di ostacolare commercio e trasporto aereo del Paese attraverso l’«applicazione extraterritoriale» delle sanzioni, e aveva chiesto a Baghdad di rimuovere le restrizioni e tornare alla normalità. Le sanzioni sul settore aereo fanno parte della campagna americana per isolare economicamente l’Iran e strappare concessioni nei negoziati per chiudere la guerra, mentre gli scontri diretti tra Stati Uniti e Iran si sono attenuati e i colloqui per il cessate il fuoco sono fermi.Iraqi Airways, dal canto suo, non vola sull’Iran dall’inizio di marzo, poco dopo lo scoppio del conflitto. Il ministero dei Trasporti iracheno ha detto martedì che riprenderà in ottobre.