Sanità, il medico di base te lo scelgono loro. Ma la legge dice altro

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Ha un seguito interessante il mio articolo La Sanità versione Marchese del Grillo. Ha attratto l’attenzione sia di una benemerita associazione triestina – Alister (Associazione per la libertà di scelta delle terapie mediche) – sia dell’Assessore alla Sanità in regione Fvg, Riccardo Riccardi.Era successo che, al momento della mia scelta del medico di base, l’Azienda sanitaria si rifiutava di consentirmi di avere una qualche voce in capitolo nella scelta medesima. In buona sostanza, la posizione dei burocrati era: o accetti quello che diciamo noi o resti senza medico di base. Da qui il mio articolo evocativo del Marchese del Grillo. Prima ancora dell’articolo, l’associazione Alister, venuta a conoscenza della vicenda, s’era premurata di protestare presso l’Assessore, osservando che quell’imposizione, in essere non certo solo per me ma per tutti i cittadini, era semplicemente inaccettabile.L’assessore Riccardi, però, non aveva atteso né le proteste né l’articolo ma, informato del sopruso, s’era industriato a intervenire e non lo faceva passare. Per farla breve, vengo messo in carico a uno dei dottori che avevo indicato nella domanda di assegnazione del medico di base. Chiusa bene (per me) la vicenda, mi corre l’obbligo di manifestare due ringraziamenti e una considerazione.Il primo ringraziamento va all’associazione Alister, per essersi spontaneamente prodigata: lo hanno fatto non solo con me ora, ma in altre occasioni, soprattutto durante gli sciagurati eventi nella pandemia, in difesa di altri cittadini, vittime delle inefficienze – chiamiamole genericamente così – del sistema sanitario. Il secondo ringraziamento va all’Assessore, che ha dimostrato – rara avis tra i politici – di prendere con serietà il proprio ruolo, di essere competente e, soprattutto, pragmatico, orientato verso la risoluzione dei problemi. Queste doti non sempre pagano; anzi, di solito, le buone azioni non restano impunite, ma questa è un’altra storia.E vengo alla considerazione che è, più che altro, un appello congiunto all’Assessore e all’Azienda sanitaria. La sanità nell’area Giuliana ha gloriose tradizioni. Solo per esemplificare, penso all’Ospedale infantile Burlo-Garofalo, voluto dalla borghesia triestina dell’Ottocento col preciso scopo di sottolineare il proprio coinvolgimento nella promozione dello stato sociale, inaugurato alla presenza della principessa Sissi, e ancora oggi fiore all’occhiello della sanità italiana.Voglio cogliere l’occasione, e possibilmente ringraziare a nome di tutti i bambini che hanno curato, per rammentare alcuni nomi d’oggi che hanno fatto la gloria del Burlo di Trieste: i dottori Gabriella Clarich, Luigi Paduano, Stefano Pensiero, mani d’oro della chirurgia odontoiatrica, interna e oculistica; e Giorgio Tonini, non solo medico ma anche scienziato di prim’ordine. E, ultimo ma non ultimo, il professore di pediatria Franco Panizon che, quando dal secondo governo Berlusconi fui nominato coordinatore del Comitato scientifico dell’Agenzia nazionale per l’Ambiente, fortissimamente volli – e ottenni – membro di quel comitato: non m’importava che Panizon, medico di rara umanità, fosse di sinistra; mi bastava che fosse quanto di meglio potevo sperare di avere, in quel comitato, a tutelare i rischi alla salute dei bambini.Poi, al governo della Regione arrivarono i sinistri ottusi. Non voglio ora polemizzare con costoro. Credo basti rammentare le parole che Debora Serracchiani pronunciava nel giugno 2014: «Abbiamo bisogno di una riconversione di posti-letto, tenuto conto che quelli per casi acuti sono utilizzati troppo poco, al 50%. In questo modo rispetteremo i parametri del Governo centrale [Governo Monti del 2012, ndr] sul rapporto fra popolazione e posti-letto». L’obiettivo era di portarli a 3 per 1000 abitanti. E fu centrato: in FVG, nel 2010 erano 4. Non dico altro: in Germania sono 8 e in Corea del Sud sono 12 per 1000 abitanti.Allora, assessore Riccardi, faccia vedere ai cittadini Giuliani la differenza tra quando governate voi e quando governa la sinistra. Siete stati già elogiati in queste pagine, non deludeteci. Riunisca i burocrati ai vertici dell’Azienda e glielo dica: Il contribuente che paga il nostro stipendio deve già sopportare tante cose, dalle lunghe liste d’attesa ai disservizi vari, che non sempre dipendono da noi. Ma una cosa non possiamo negargliela: che abbiano voce in capitolo nella scelta del medico.E non ditemi che la legge non lo consente: la sentenza 1555/23.02.21 del Consiglio di Stato stabilisce chiaro e tondo che: «il diritto alla libera scelta del Medico deve necessariamente prevalere su ogni contraria disposizione di fonti non idonee a introdurre disposizioni normative e cogenti erga omnes, quale l’Accordo collettivo nazionale»; e ancora: «il rapporto medico-paziente è un rapporto fiduciario avente per oggetto diritti strettamente personali, assoluti e incomprimibili concernenti la vita e la salute».Non è difficile garantire questo diritto al cittadino: al momento della scelta, indichi questi 3 o 4 medici, presentando la dichiarazione di almeno uno disponibile ad accoglierlo; l’Azienda assegni quindi senz’altro uno dei medici suggeriti dal paziente. Facile, no? Basta volerlo e non costa nulla. Tanto più che l’imposizione unilaterale è illegittima, e in contenzioso l’Azienda uscirebbe sconfitta: nessuno può imporre un medico contro il volere del paziente.Franco Battaglia, 3 ottobre 2026L'articolo Sanità, il medico di base te lo scelgono loro. Ma la legge dice altro proviene da Nicolaporro.it.