Nel Campo largo non si discute più soltanto di Ucraina, primarie, programma o legge elettorale. Dietro le tensioni tra Elly Schlein e Giuseppe Conte starebbe prendendo forma una partita molto più concreta: quella sulla distribuzione del potere nel caso in cui il centrosinistra dovesse vincere le prossime elezioni. A raccontare il retroscena è Francesco Verderami sul Corriere della Sera, secondo cui al centro delle manovre ci sono soprattutto due caselle: Palazzo Chigi e il Quirinale.Il problema è abbastanza semplice. Schlein vuole passare dalle primarie e punta alla candidatura per la presidenza del Consiglio. Conte, però, non avrebbe alcuna intenzione di accettare un futuro nel quale il Movimento 5 Stelle finisca relegato al ruolo di socio minore mentre il Pd conquista entrambe le principali istituzioni.Non a caso il leader pentastellato avrebbe già iniziato a mandare messaggi piuttosto espliciti. Prima ha osservato che al Quirinale potrebbe arrivare anche una figura di «ispirazione conservatrice». Poi, racconta Verderami, ha alzato il tiro prendendo di mira quella che considera la pretesa del «Pd pigliatutto». Con tanto di battuta: perché fermarsi a Palazzo Chigi e al Colle? I democratici potrebbero prendersi pure Esteri, Economia e, già che ci sono, la futura nomina del commissario europeo.Dietro l’ironia c’è però una questione politica seria. «Il Pd non può pretendere tutto», è il messaggio fatto arrivare da Conte agli alleati. La disponibilità e la «generosità» rivendicate da Schlein non sarebbero considerate dal M5S sufficienti per mettere al riparo il Movimento da una possibile egemonia democratica sulla coalizione.Il punto più delicato è proprio il Quirinale. Nella prossima legislatura arriverà infatti anche il momento di scegliere il successore di Sergio Mattarella. Ed è qui che, secondo il retroscena del Corriere, i calcoli diventano particolarmente complicati.Verderami racconta anche una conversazione avvenuta alla Camera tra alcuni parlamentari riformisti del Pd. Tra il serio e il faceto sarebbe stata immaginata una possibile intesa: «Noi ci prendiamo la guida del governo e gli promettiamo il Quirinale». Salvo poi ipotizzare, arrivati all’elezione del capo dello Stato nel 2029, un accordo con una parte del centrodestra per scegliere un altro candidato. Anche a costo di far saltare successivamente la legislatura. Uno scenario accolto dalle risate dei presenti, con Lorenzo Guerini che, secondo Verderami, non avrebbe nascosto un sorriso.Ma la battuta fotografa un problema reale: Pd e M5S devono ancora stabilire quale equilibrio di potere possa tenere insieme la coalizione. E nel Partito democratico le posizioni non sarebbero affatto uniformi. Una parte dei dem interessata soprattutto alla futura partita per il Colle vedrebbe addirittura con favore una vittoria di Conte alle primarie.Da qui anche una possibile chiave di lettura delle continue tensioni tra i due principali alleati. Le divergenze su armi all’Ucraina, spese per la Difesa e politica estera restano sostanziali, ma vengono inevitabilmente intrecciate alla trattativa sul futuro equilibrio della coalizione. Un dirigente dem citato dal Corriere prevede che Conte «continuerà a fare il corsaro», mentre Schlein avrebbe un problema ulteriore: «Deve gestire un partito vero, con tutte le sue sensibilità».E Giorgia Meloni? Secondo il retroscena, alla premier potrebbe convenire lasciare che il tempo faccia il suo lavoro. Tenendo aperta l’incognita sulla data delle elezioni, il centrodestra lascia gli avversari alle prese con una trattativa che diventa tanto più difficile quanto più si avvicina il voto.L'articolo “Gli promettiamo il Quirinale poi…”. Retroscena-bomba: così il Pd vuole fregare Conte proviene da Nicolaporro.it.