Le proteste che da qualche giorno stanno incendiando le strade della Francia vengono raccontate dalle anime belle della sinistra come una nobile rivolta per restituire dignità alla scuola pubblica: basta classi pollaio, basta edifici fatiscenti, basta stipendi da fame. Questo è il copione ufficiale, ripetuto da sindacati e dai fomentatori dei disordini della France Insoumise. Le immagini però dicono ben altro: il movimento è partito dai sobborghi a maggioranza islamica e non dai licei del centro parigino. In pochi giorni è diventato un blocco nazionale con oltre mille istituti coinvolti, circa quattrocento chiusi, quasi duemila arresti (il 90% dei fermati sono minorenni) decine di agenti e sessantacinque dipendenti scolastici feriti, di cui quaranta dirigenti. A Marsiglia un preside è stato persino aggredito e cosparso di benzina. Alcuni licei sono stati dati alle fiamme, l’arredo urbano è stato completamente devastato e dato alle fiamme in diverse città transalpine. Il ministero dell’Interno ha deciso di fare i conti con la realtà e ha così smesso di citare un’inesistente protesta studentesca, parlando esplicitamente di violenza urbana. Gérald Darmanin ha avvertito che i danni provocati alle città e alle scuole li pagheranno i genitori dei baby rivoltosi.Ma se la protesta è davvero nata per l’istruzione, perché nei cortei, a Saint-Denis e altrove, compaiono bandiere algerine e palestinesi, gli stessi simboli che da anni accompagnano le notti di rivolta nelle banlieue? Altro che scuola: questo è il modus operandi con cui una parte dei figli e dei nipoti dei migranti nordafricani e mediorientali sceglie di presentarsi allo Stato francese. Questi non ragionano come cittadini che reclamano un servizio pubblico migliore, ma come una comunità che si vanta di essere alloctona e che marca il territorio. La scuola è solo il pretesto e questo lo dicono gli stessi manifestanti. Il messaggio è una pericolosissima insofferenza verso un ordine, quello dello stato di diritto, che non si riconosce come proprio.Il governo sostiene che La France Insoumise sia il principale promotore politico delle violenze: Mélenchon, segretario di quello che ormai è a tutti gli effetti un partito islamo-marxista è accusato dalla destra di aver mandato suoi deputati davanti agli istituti per fomentare i facinorosi.Per dimostrare questa tesi è emblematico il caso di Bally Bagayoko, sindaco di France Insoumise a Saint-Denis, comune nei sobborghi di Parigi con un’altissima percentuale di migranti. Il 28 settembre, davanti a un liceo della sua città, un videoclip lo riprende accanto a un cassonetto in fiamme, acclamato dai ragazzi, mentre accenna passi di danza. Lui nega di aver acceso il fuoco e mostra sequenze in cui sposta il bidone già acceso; resta il fatto che ha scelto di esserci, di farsi portare in trionfo e di dichiarare che la reazione violenta può essere “legittima o comprensibile” di fronte alla polizia. Il prefetto lo ha segnalato per incitamento. Lui balla e se ne frega: tanto i cassonetti li ricompra il Comune con i soldi dei cittadini, mica lui.Questo è il modello della sinistra francese ed europea: legittimare il disordine travestendolo da giustizia sociale e scaricando il conto sui contribuenti. E alcuni sognano di importare lo stesso squallido e pericoloso copione pure in Italia. Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, ha scritto che la mobilitazione francese “si può allargare ancora” e che anche da noi ci sarebbero tutte le ragioni per una protesta di questa portata, chiudendo con “evviva il movimento studentesco”. Neanche una decina di parole però sulle scuole incendiate, sui presidi feriti, sui duemila fermi. Che importa quando si può fare incetta di voti degli stranieri?La Francia sta pagando decenni di illusione di un multiculturalismo che non si può concretizzare perché una parte consistente di chi arriva non si vuole e non si vorrà mai sentire francese. Da lì nascono le periferie abbandonate a loro stesse, vessilli di paesi esteri più ostentati e rispettati della bandiera francese, un’estrema sinistra che scambia l’ordine pubblico per oppressione.Chi non lo vede o è cieco o è in malafede.Alessandro Bonelli, 3 ottobre 2026L'articolo Ma quali studenti. Questi sono islamici che marcano il territorio proviene da Nicolaporro.it.