La piazza si è svegliata, ma per Pedro Sánchez la notizia non è necessariamente buona. Perché le decine di migliaia di persone scese sabato nelle strade di Madrid per protestare contro la crisi abitativa non hanno risparmiato il governo progressista. Secondo El País, la Delegazione del governo ha contato circa 70mila manifestanti, riuniti a Cibeles dopo essere partiti da quattro diversi punti della capitale. E tra slogan contro fondi immobiliari, sfratti e centrodestra sono arrivati anche attacchi diretti all’esecutivo.Il messaggio del Sindicato de Inquilinas è stato particolarmente duro: otto giorni di mobilitazione, sostengono gli organizzatori, avrebbero prodotto più risultati di otto anni di governo progressista. In piazza sono comparsi cartelli che attribuivano responsabilità direttamente all’esecutivo. E soprattutto è arrivato un avvertimento politico: la mobilitazione continuerà indipendentemente da chi governerà. Ora il movimento punta a estendere le proteste nei quartieri e valuta una futura huelga general.È proprio questa piazza che Sánchez stava aspettando prima di decidere il futuro della legislatura. Il premier è entrato in una fase di riflessione dopo la bocciatura al Congresso dei due decreti sulla casa, affondati con i voti contrari di PP, Vox e Junts. Una sconfitta che ha certificato ancora una volta quanto sia fragile la maggioranza parlamentare.Secondo El Mundo, nelle ultime ore Sánchez ha consultato ministri ed esponenti socialisti per capire quale strada imboccare. Nel PSOE si sono moltiplicate le voci favorevoli alle elezioni anticipate: l’idea è che difficilmente si presenterà una finestra politica migliore. La crisi abitativa ha infatti spostato il dibattito pubblico su un terreno sul quale la sinistra spera di riuscire a mobilitare il proprio elettorato.Ma il calcolo è tutt’altro che semplice. El País spiega che Sánchez sta misurando proprio la capacità delle proteste di trasformarsi in spinta politica. Il problema è che la rabbia non si dirige soltanto contro PP, Vox e Junts: investe anche il suo governo. E tra lo scioglimento delle Cortes e le eventuali elezioni trascorrerebbero 54 giorni, durante i quali altri dossier potrebbero cambiare nuovamente l’agenda politica.Per questo a Moncloa non hanno ancora deciso. Sul tavolo resta anche l’ipotesi di tentare un nuovo decreto sulla casa. Se invece Sánchez scegliesse il voto immediato, secondo il calendario indicato da El Mundo potrebbe annunciare la decisione già lunedì: in quel caso gli spagnoli tornerebbero alle urne il 29 novembre. La piazza che doveva aiutarlo a scegliere, insomma, gli ha mandato un segnale molto meno comodo del previsto.L'articolo Sanchez vuole cavalcare la piazza. Ma ha un problema enorme proviene da Nicolaporro.it.