WASHINGTON — La portaerei Theodore Roosevelt ha lasciato domenica il porto di San Diego e fa rotta verso il Golfo Persico, con circa 10.000 tra marinai e marine al seguito: lo riferisce Bloomberg citando un funzionario americano. Sarà la terza portaerei statunitense nella regione, dopo la George H.W. Bush, in zona da aprile, e la George Washington, arrivata a metà agosto.Il rinforzo segue le parole del presidente Donald Trump, che ha definito «possibile» un aumento degli attacchi all’Iran dopo le elezioni di metà mandato di novembre, e dà ai comandanti più opzioni se quella scelta arrivasse. Il Wall Street Journal colloca l’arrivo delle nuove unità entro fine novembre. Il mercato non ha aspettato: giovedì il Brent è salito del 4,4% e ha chiuso a 102,31 dollari il barile. Il Comando centrale Usa, che guida le operazioni in Medio Oriente, non conferma: «Non discutiamo i calendari delle unità per ragioni di sicurezza operativa».Lunedì è salpato anche il gruppo anfibio della Makin Island, una nave d’assalto con aerei e 2.200 marine a bordo, mentre quello della Boxer opera già alle porte dello Stretto di Hormuz. Nelle ultime settimane altre due batterie di missili sono state schierate a protezione degli impianti petroliferi e del gas in Qatar e Arabia Saudita, secondo funzionari americani e una fonte regionale.Tre portaerei nello stesso mare sono un peso per la Marina, avverte Ronald O’Rourke, per anni analista di forze navali del servizio studi del Congresso: «Mantenere anche solo una presenza di due portaerei in quell’area per un periodo prolungato sarebbe uno sforzo per la forza portaerei». La Abraham Lincoln è rientrata il mese scorso dopo nove mesi di missione; la Gerald Ford, spostata in Medio Oriente dopo le operazioni sul Venezuela, è rimasta in mare 11 mesi.La lista nera di TeheranDall’altra riva dello stretto l’Iran rivendica il controllo. Le Guardie della rivoluzione sostengono che il passaggio è chiuso a ogni nave che non si coordini con le autorità iraniane; Teheran ha imposto alle compagnie una rotta temporanea approvata, con relative tariffe, e sabato l’autorità iraniana per lo stretto ha annunciato una lista nera per i noleggiatori che ordinino percorsi non autorizzati. Domenica le Guardie hanno diffuso il video di quello che definiscono un secondo drone sottomarino americano catturato nel mese.Il 27 settembre, poche ore dopo il rifiuto di Trump della proposta diplomatica iraniana per riaprire lo stretto, i media iraniani hanno riferito di esplosioni vicino all’isola di Qeshm, attribuite a missili antinave e droni contro mercantili in transito; le autorità non hanno confermato. La settimana prima un cargo indiano era stato colpito e un marinaio ucciso. Teheran ripete che lo stretto non riaprirà del tutto finché gli Stati Uniti non toglieranno il blocco ai porti iraniani, e accusa Washington di diffondere dati falsi sul traffico per proiettare un controllo che non ha.Due racconti dello stesso braccio di mare: Washington conta le petroliere che scorta fuori dal Golfo, Teheran quelle che ferma. La terza portaerei serve a far pesare il primo racconto più del secondo nelle sette settimane che mancano al voto. Il segretario all’Energia Chris Wright ha parlato di una media di quasi 13 milioni di barili al giorno in transito; il Comando centrale rivendica più di un miliardo di barili portati fuori dal Golfo in circa due mesi, con 122 navi deviate e l’export di greggio iraniano azzerato.Nessuna replica iraniana diretta al dispiegamento della Roosevelt è arrivata finora. Per Andreas Krieg, professore associato al King’s College di Londra, la strategia iraniana ha spalmato i costi della guerra fuori dai confini dell’Iran, e sarebbe un errore «presumere che raggiungere quella soglia produca sottomissione»: la prossima mossa di Teheran, dice, sarà «un tentativo di aumentare il dolore del Golfo più che assorbire ulteriore pressione americana», con interdizioni più aggressive a Hormuz e attacchi alle infrastrutture energetiche.Secondo i dati della società di analisi Kpler, la settimana scorsa sono passati per Hormuz 13,1 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti, poco meno dell’80% del livello precedente alla guerra, iniziata il 28 febbraio con i raid americani e israeliani sull’Iran. La differenza la fanno le navette scortate dalla Marina Usa, che attraversano lo stretto con i transponder spenti. L’assicurazione racconta il resto: una petroliera di 5-10 anni oggi viene valutata 150 milioni di dollari, 15 più del costo di costruirne una nuova.