Spalletti: «Allenare la Juve qualcosa di grandioso. Allenatori a cui mi ispiro? Troppo facile: Lippi e Trapattoni. Yildiz è accostabile a Kvara. Su Vlahovic…»

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Juventus, Spalletti si racconta: «Allenare la Juve qualcosa di grandioso. Allenatori a cui mi ispiro? Troppo facile: Lippi e Trapattoni. Yildiz come Kvara»Il tecnico della Juventus, Luciano Spalletti, ha rilasciato un’intervista a Tuttosport. Ecco di seguito la prima parte, nella giornata di domani uscirà la seconda. Le sue parole:Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italianoCOSA SIGNIFICA ALLENARE LA JUVE – «È un qualcosa di grandioso. Di grandissimo. Fare qualcosa che ti piace è libertà, essere felice di andarlo a fare è amore. Ci sono delle responsabilità altissime, certo: per noi sarà difficile, ma è un compito che mi prendo volentieri. C’è un sentimento che prevale? In realtà sì: qui mi sento felice e libero».RICOSTRUZIONE – «Sì, è in atto un cambiamento. Lo raccontano i nuovi vertici societari: la proprietà, però, resta la stessa ed è un bene. Ora abbiamo bisogno di maturazione e di tempo, va fatto qualche passo in linea con quello precedente. L’inizio non è stato felicissimo: c’è questa sconfitta col Sassuolo che fa male, ma siamo sulla buona strada. Vedo delle cose corrette per riprendere quel livello, quel ritmo e quel gioco di squadra che l’anno scorso abbiamo fatto vedere per diverso tempo».ALLENATORI JUVENTINI A CUI SI ISPIRA – «Troppo facile: Lippi e Trapattoni. Anche per me è diventata una filastrocca: Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Rossi, Platini e Boniek».GIOCATORI SU CUI HA INCISO POSITIVAMENTE – «Ne cito alcuni, i più vividi nella mia mente: Pizarro a Udine, Lobotka e Kvara a Napoli, Salah alla Roma e Cancelo all’Inter. Kvara veniva da un calcio particolare, ma Salah consegna un Pallone d’Oro a tutti coloro che lo allenano, sia chiaro. Pizarro da trequartista sono convinto che avrebbe avuto meno risalto rispetto all’agire davanti alla difesa: lì tocchi il 300% di palloni in più. Nel folto e nell’angusto devi strappare gli spazi, come oggi in area di rigore. Lo devi togliere a qualcun altro. Così David ha fatto vedere di più il suo talento. Lobotka l’ho trovato fuori, si era dimenticato di quanto fosse forte perché era un giocatore ai margini. E tu devi giocare su questo fatto, dicendo loro: “Ho scelto te”. Bisogna dire qualcosa, a volte, per farli tranquillizzare. Noi cerchiamo sempre qualcuno che ci dica qualcosa in maniera convincente e che riesca a farcele fare: succedeva ai tempi delle palafitte e capita pure oggi. Ma è sempre il livello del calciatore che fa la differenza, anche perché il calcio è complesso».QUANTO STUDIA I COLLEGHI – «Li studio tutti. Capiterà che quando smetto vada a fare l’allenatore in Prima Categoria. Vedrete»VLAHOVIC NON ANCORA AL MASSIMO – «Perché deve ancora raggiungere la tranquillità. Deve trovare un equilibrio personale, perché si incasina da solo: se gli dai troppo gas e se gliene dai troppo poco. È questione di equilibrio, di temperatura emotiva da trovare».YILDIZ – «Mette la cromatura alle giocate, le fa luccicare. Ogni sua giocata è un manufatto di ingegno. È uno che rompe il sistema: non sa neanche lui cosa possa fare. Inizia l’azione, ma non ha un piano prestabilito su che finta mettere in atto. Capita che qualcuno in allenamento legga in anticipo il movimento che lui farà. Ma Kenan passa lo stesso. Anche se lo conosci, non lo freghi: ha la follia nell’inventiva. Per me è accostabile a Kvara: ha bisogno solo di giocare un altro po’, ma lo vedo molto simile negli imprevisti che viene a creare. Per come cerca di stare sempre fuori dai tempi di gioco e dalle regole della giocata».LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA DI SPALLETTI SU JUVENTUSNEW24