Il Parlamento spagnolo boccia i decreti sulla casa di Sánchez: i catalani di Junts votano con la destra

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MADRID — María del Carmen Abascal Martín ha 87 anni, si muove in sedia a rotelle e da nove giorni è ricoverata in un ospedale di Madrid, da quando la polizia ha sfondato la porta dell’appartamento del quartiere Retiro in cui viveva da oltre settant’anni e l’ha portata fuori in barella. Venerdì, mentre lei aspettava ancora le dimissioni, il Congresso dei deputati ha respinto i due decreti sulla casa che il governo di Pedro Sánchez aveva varato sei giorni dopo il suo sfratto, nel pieno delle proteste nate dal suo caso.I numeri sono stati netti: 178 no contro 172 sì sul primo decreto, 184 a 166 sul secondo. Il Partito popolare e Vox hanno votato contro insieme agli indipendentisti catalani di Junts, senza i quali il governo non ha maggioranza; sul secondo testo si sono aggiunti i nazionalisti baschi del Pnv e la Coalición Canaria. La coalizione tra socialisti e Sumar conta su 147 seggi su 350 e si è ritrovata con il sostegno dei soli alleati di sinistra, Esquerra, EH Bildu e Podemos.Il primo decreto fermava fino al 2030 gli sfratti degli inquilini vulnerabili, prorogava di due anni il blocco degli affitti sui contratti in corso e stringeva le regole sugli affitti brevi. Il secondo introduceva il rinnovo automatico e senza scadenza dei contratti: per rescindere, il proprietario avrebbe dovuto versare dodici mensilità all’inquilino.Sánchez ha preso la parola a sorpresa prima del voto. «Fate la cosa giusta, perché se non lo farete la storia vi giudicherà prima di quanto pensiate e molto più duramente di quanto immaginiate», ha detto rivolto ai banchi di Junts, invitando a pensare «ai milioni di giovani che non possono permettersi di lasciare la casa dei genitori».Non è bastato. La capogruppo di Junts, Miriam Nogueras, ha spiegato il no così: «Questi decreti permettono ancora agli speculatori di comprare case e di sfrattare la gente». Il partito aveva chiesto il ritiro dei testi e presentato una proposta propria, sostenendo che le misure avrebbero ridotto l’offerta e fatto salire i prezzi. La ministra della Casa, Isabel Rodríguez, ha replicato che «il 90% di quello che hanno consegnato al presidente è ora nel Bollettino ufficiale dello Stato». Dentro la maggioranza la segretaria di Podemos, Ione Belarra, ha accusato il governo di aver «spezzettato» le misure.Feijóo chiede la dataCon la bocciatura la partita si sposta dal Parlamento al calendario elettorale. Il presidente del Partito popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha parlato ai cronisti subito dopo il voto: «Se il presidente del governo aveva bisogno di una storia per convocare elezioni e coprire casi di corruzione che ancora non conosciamo, bene. Ha l’alibi: fissi una data». Secondo i media spagnoli Sánchez era pronto a sciogliere le Camere e votare a novembre in caso di sconfitta; l’ufficio del premier, riferisce Reuters, ha rifiutato di commentare e la Moncloa insiste che nessuna decisione è stata presa.Fuori dal palazzo, intanto, la protesta non si è fermata. Al grido di «i vostri profitti, la nostra miseria» e con cartelli che raffiguravano avvoltoi, allusione ai fondi immobiliari, un corteo si è mosso verso Puerta del Sol, dove da una settimana resiste un accampamento davanti alla sede della Comunità di Madrid. «L’accampamento continuerà e si estenderà ad altri quartieri. Puntiamo a uno sciopero generale», ha detto Alicia del Río, portavoce del Sindacato degli inquilini. Nuove mobilitazioni sono annunciate per sabato.Dietro la rabbia ci sono i conti di casa. In dieci anni gli affitti sono raddoppiati: il canone medio è di 1.176 euro al mese, pari al 98,7% dello stipendio di un giovane, secondo il Consiglio della gioventù spagnolo. Il prezzo al metro quadro, calcola il portale immobiliare Idealista, è passato da 8,20 euro nel 2016 a 15,1 euro oggi.Per Maricarmen, come la chiamano tutti, la storia personale si avvia a chiudersi meglio di quella politica. Il suo palazzo era stato comprato nel 2018 dalla società Urbagestión, che aveva portato l’affitto da 500 a 2.650 euro contro una pensione di 1.350. Dopo il quarto tentativo di sfratto è arrivato un accordo: tornerà a casa con un contratto di otto anni e un canone fissato al 30% del reddito, non oltre i 500 euro di prima. «È molto felice», ha detto all’Associated Press la sua avvocata, Beatriz Duro.Dal letto d’ospedale, in un video, l’anziana aveva già mandato un messaggio a chi la seguiva: «Non sono riuscita a difendere la mia casa, ma ho lottato perché altri imparino a lottare per ciò che è loro». E una domanda al premier: «Non si rende conto di quanti sfratti ci sono ogni giorno?».