Il centrocampista del Watford ha ripercorso il malore del 1° dicembre 2024, il ritorno in campo, il documentario, il rapporto con Cobolli, Mourinho, la Roma e la FiorentinaEdoardo Bove è stato tra gli ospiti del Festival dello Sport nella giornata di domenica 4 ottobre. Il centrocampista, tornato ufficialmente a giocare in Inghilterra nel gennaio 2026 con il Watford di Dionisi grazie all’utilizzo di un defibrillatore sottocutaneo, ha ripercorso il lungo percorso affrontato dopo l’improvviso arresto cardiaco accusato il 1° dicembre 2024 durante Fiorentina-Inter.Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondoIL SOGNO DI TORNARE IN CAMPO – «Ho sempre coltivato il sogno di tornare a giocare. Il calcio è una mia grandissima passione. Volevo e voglio vivere di questo».IL CALCIO COME GRANDE PERDITA – «Cosa si prova a essere un calciatore senza il calcio? La sensazione è simile a quella di una grande perdita. Per cause esterne sei costretto ad affrontare la vita in modo diverso. In questo è importante come reagiamo. Possiamo fare quello che vogliamo. Il calcio in quel momento era tutto per me. Ora sono arrivaro all’idea che il calcio è la mia più grande passione ma c’è anche tanto altro».IL RIFIUTO INIZIALE DEL CALCIO – «Nei primi momenti mi dava fastidio vedere le partite, i bambini che giocavano. C’è stato un piccolo rifiuto all’inizio, mi sono dato al tennis. Poi sono tornato al calcio, la mia più grande passione».Bove, il documentario e il percorso interiore dopo il maloreIl centrocampista ha poi parlato del documentario dedicato alla sua storia, nato per raccontare il percorso emotivo e personale vissuto dopo il malore.IL DOCUMENTARIO – «Sarà un racconto intimo del mio percorso interiore. Se ho dato il permesso alle telecamere di entrare nella mia vita privata è per far vedere le difficoltà che un ragazzo può vivere. Non voglio essere un modello, ma è solo un modo per ispirare le persone che vivono delle difficoltà e per dare la forza di guardare dentro se stessi e farsi aiutare».Tra le figure più importanti in questo percorso, Bove ha citato anche l’amico Flavio Cobolli, diventato un punto di riferimento nel suo cammino di rinascita.IL RAPPORTO CON COBOLLI – «Non sa neanche quanto è stato importante per me. Il guadare lui conquistarsi i suoi sogni, lavorare. Mi ha dato la forza del dire ‘posso farlo anche io’».CALCIO E TENNIS CON COBOLLI – «Lui è entrato nella Roma prima di me. Poi sono arrivato anche io e abbiamo giocato insieme. Io giocavo sia a tennis che a calcio, lui lo stesso. Un giorno lo incontrai a un torneo di tennis e gli chiesi cosa ci facesse lì. Lui mi chiese lo stesso. Era molto più forte di me a tennis. Ha lasciato il calcio per il tennis. Se ci si pensa è una scelta un po’ folle perché nel tennis hai meno probabilità di arrivare. Quando Bruno Conti ci chiamò per dirci che dovevamo decidere tra calcio e tennis, io scelsi il calcio, lui il tennis. Poi ci siamo ritrovati nel nostro percorso. Se Cobolli avesse continuato a giocare a calcio sarebbe arrivato in Serie B».Il ricordo del 1° dicembre 2024 e l’importanza del primo soccorsoBove è tornato anche su quel 1° dicembre 2024, giorno del malore durante Fiorentina-Inter, spiegando di non avere ricordi diretti di quanto accaduto in campo.IL MALORE IN CAMPO – «La verità è che non ricordo niente di quel momento. Mi sono svegliato in ospedale senza ricordarmi cos fosse successo. Mi sono trovato a dover affrontare una difficoltà dal nulla. Sono stato costretto a stare lontano dal campo e dalla mia quotidianità per un po’. Ho dovuto trovare cose da fare. Per esempio il documentario mi ha aiutato a raccontarmi. Essendo uno introverso facevo fatica a parlare con la mia famiglia. Una telecamera senza nessuno davanti mi ha aiutato a tirare fuori le mie emozioni».IL TEMA DEL PRIMO SOCCORSO – «L’evento del 1 dicembre mi ha aiutato ad avvicinarmi a un argomento che non conoscevo, quello del primo soccorso. Sono stato a convegni, riunioni di associazioni che fanno parte del primo soccorso. Volevo fare qualcosa per aiutare. Essendo stato colpito in prima persona. Ho avuto testimonianze di familiari che hanno perso persone per un mancato pronto intervento. È un argomento sensibile che devi conoscere bene perché se non si interviene nei primi minuti poi la situazione diventa irreparabile».Bove tra identità, Mourinho e ricordi con la RomaIl centrocampista ha poi raccontato qualcosa in più di sé, del suo carattere e del modo in cui ha coltivato il sogno di diventare calciatore.IL SUO CARATTERE – «Sono sempre stato un giocherellone. Ho coltivato il sogno di fare il calciatore piano piano. Non pensavo all’inizio di farlo diventare un lavoro. Semplicemente mi ero detto che sarei andato avanti finché non fosse diventato un peso andare al campo. Quel momento non è ancora arrivato».Spazio anche al rapporto con José Mourinho, tecnico che ha avuto un ruolo importante nel suo percorso alla Roma.IL RAPPORTO CON MOURINHO – «Per me è un grande allenatore e una grande persona, è stato lui a farmi iniziare il percorso calcistico. Poi lui legge tutto, quindi devo per forza parlarne bene (ride)».LA CHIAMATA IN PRIMA SQUADRA – «Che emozione quando mi aveva chiamato nel suo ufficio per dirmi che avrei fatto parte della prima squadra».GLI IDOLI DI BOVE – «I miei tre idoli? De Rossi, Nainggolan e Pirlo».Bove ha ricordato anche l’esordio con la Roma, arrivato in un contesto particolare a causa della pandemia.L’ESORDIO CON LA ROMA – «Una grande emozione esordire in quello stadio, ma era strano che fosse così vuoto».Le finali europee con la Roma e l’esperienza alla FiorentinaTra i ricordi più forti della sua esperienza romanista ci sono le finali europee vissute con la squadra giallorossa, tra gioia e dolore sportivo.LE FINALI CON LA ROMA – «Le finali con la Roma? Quella vinta (Conference League, ndr) grande emozione per la città. Quella persa (Europa League, ndr) uno dei giorni più brutti della mia vita. Custodisco con più valore quella persa perché in Europa league ero stato più protagonista che in Conference. La maggior parte dei cambiamenti avvengono nei momenti più difficili. Quella sconfitta è stata una batosta ma mi ha permesso di crescere. La semifinale di Europa League contro il Leverkusen? Fu un giorno indimenticabile. Una partita che vorrei rigiocare, a parte la finale di Europa League, è un derby che abbiamo perso».Infine, Bove ha parlato dell’esperienza alla Fiorentina, sottolineando il sostegno ricevuto dall’ambiente viola durante il periodo più difficile.LA FIORENTINA – «A Firenze ho trovato una grande famiglia. Un ambiente familiare, tutti molto presenti, hanno sostenuto me e la mia famiglia. Tifosi, compagni, club, città: tutti sono stati parti del mio percorso e hanno fatto sì che vivessi tutto in modo più tranquillo».Il racconto di Edoardo Bove al Festival dello Sport restituisce il percorso di un calciatore che ha dovuto ricostruire il proprio rapporto con il campo, con la paura e con la quotidianità. Dal malore al ritorno in Inghilterra, passando per il documentario e l’impegno sul primo soccorso, la sua storia resta un messaggio di consapevolezza, fragilità e ripartenza.Correggi gli errori grammaticaliRendi il titolo più diretto