C’è, lo scrivevamo ieri, un che di infantile, di pervicacemente immaturo nella politica attuale dove tutti smorfieggiano si atteggiano motteggiano come influencer troppo cresciuti e non cresciuti affatto. Spregiudicati cinici suscettibili come lo sono i bambini. Questo Matteo Renzi che in questi giorni ha aperto l’ennesima Leopolda a sua immagine e somiglianza, vagamente sbruffona, gran dispiego di mezzi, le mani sulla ex stazione, e per cosa? Apparentemente per darsi un tono, più evasivamente ancora per proporre chi sa quali istanze, culturali o metafisiche in realtà per quel continuo forsennato terrestre pedestre intrigare, trescare, mandar messaggi: ora l’eterno fanciullone che ha passato i 50 si è messo in testa di far da tramite col Colle per un nuovo progetto abbastanza preoccupante o allucinante: constatando l’evanescenza di un campo largo come un centro sociale, dove la sardina capa più escogita influencer da kindergarden e più imbarca acqua, riuscire ad affogarlo come una risaia usando un bel partito di ex capi delle tasse più ex capi della polizia e delle spie, come a dire: se è il ritorno dello Stato repressivo e autoritario quello che ci vuole, almeno lo lasciamo fare a chi è del mestiere.E non c’è dubbio che, dovessero vincere, il pretesto si troverà subito sia un vaccino, un cambiamento climatico, la “fobia” di chi trova qualcosa di leggermente strano nell’amare chi li decapita. Come se temere fosse odiare e odiare fosse un crimine. Per di più nei confronti di chi ti odia ed è vincolato dalla sua fede a sterminarti. Ma fu l’apprendista statista fiorentino a imbarcarne la massa sterminata, almeno a prestar fede alle ammissioni di Bonino buonanima: la bella politica progressista ed europeista a pendolo verso chiunque possa fare comodo! Ecco, il senso della Leopolda ricorrente sta tutto qua: cercare, vedere chi sta. Come quei pierini furbi, un po’ troppo, che fanno comunella con uno e poi lo mollano per mettersi con un altro e coalizzarsi subito contro l’amico di prima. Tutta così la politica di questo “Bomba”, come lo chiamano a Firenze per dire uno sparafucile, uno che non avendo i numeri li gonfia ed è bravo a fare da ago della bilancia o almeno a tale proporsi. Non proprio un capolavoro di simpatia e di affidabilità questo Renzi del quale si fatica sempre a cogliere la direzione, mutevole com’è, una qualsiasi concretezza. Doveva far fagotto dieci anni fa ed è sempre qui, al netto delle consulenze arabiche, doveva abolire il Senato e ci bivacca, quali siano i valori sbandierati nessuno lo ha capito.Tranne uno: se stesso, la solita Leopolda è un gioco di specchi dove affiora la sua immagine e basta. La chiamano politica pop, ed è un eufemismo pietoso o penoso per dire politica volatile, gassosa, senza corpo. Non solo la sua, ma particolarmente la sua: ora cita Clint Eastwood, bang bang, e soffiare sulla canna ancora calda, ora chiama un rapper qualunquistico come Fedez che gli guasta un po’ la festa riuscendo, come sovente gli capita, a dire una cazzata monumentale: “il ddl antisemitismo è una stronzata”. Stessa posizione della Albanese, da uno che ovviamente non ne sa niente, non ne ha letto un rigo. Bomba e più bomba, noi arriveremo alla Leopolda! E l’altro ragazzone che deve metterci una pezza, non perché sia particolarmente vicino agli ebrei, non perché gli prema Liliana, semplicemente perché rischia di mandargli a puttane il gioco eterno e un po’ paranoico delle alleanze, degli intrighi. Il piccolo tessitore deve attaccare tutti, sempre, ma tenendosi amico chiunque.Questo Renzi ricorda un po’ quelle squadre di pallone tutte tocchetti e passaggi ma che non tirano mai in porta; o quei pugili fiacchi che si ammazzano a mossette, a finte, a passetti di danza, poi gli arriva uno sganassone e partono per i passeri cinguettanti. Ma lui ha una resilienza ammirevole, più ne incassa e più torna dritto come un Misirizzi, ve lo ricordate Ercolino sempre in piedi dei formaggini Galbani? Lui millanta il 3% elettorale che non ha mai preso, proporzioni ridicole ma le agita nell’eterno mantra, “lo volete capire che senza Italia Viva non si vince?”. E invece con Italia Viva si perde, anche perché appena entra subito sfascia, chiedetelo a Calenda. Quanto pop alla Leopolda, per dire tutte le facce che possono servire, nell’eterno miraggio dell’uomo solo al comando di un partito solitario, ma il Renzi pop già lo vende come trionfo e dice: tutti i posti prenotati, sold out, specie i giovani, è un miracolo e non me lo spiego.E invece è facilissimo, i giovani dal precariato esistenziale, anche grazie alla pop politica degli ultimi 30 anni, colgono, si direbbe un serpente che si morde, la medesima politica come bene rifugio o azzardo da sala Bingo, vedono che ci s’infila di tutto, nella più efferata improvvisazione e pensano: se mi dice bene mi sistemo e non esco più. Insomma vogliono essere come lui e vanno ad imparare, a prendere nota, a farsi notare, conoscere, che è sempre il primo passo della politica pop, degli aperitivi, dei salotti buoni e delle Leopolde.Max Del Papa, 4 ottobre 2026L'articolo Ormai la Leopolda è la fiera dell’egocentrismo proviene da Nicolaporro.it.