Il caso Malagò-FIGC entra nella sua fase decisiva. Il prossimo 6 ottobre il CONI riunirà prima la Giunta e successivamente il Consiglio nazionale per affrontare l’ipotesi di commissariamento della Federcalcio, nata dalla contestazione relativa al mancato tesseramento di Giovanni Malagò al momento della candidatura alla presidenza federale.Sul tavolo ci saranno posizioni giuridiche contrapposte: il CONI ha acquisito quattro pareri che Luciano Buonfiglio ha definito “granitici”, mentre la FIGC si prepara a presentare cinque contro-pareri secondo i quali il tesseramento di Malagò non avrebbe rappresentato un requisito essenziale e non sussisterebbero comunque (e dunque) i presupposti per una misura tanto drastica.Una contrapposizione che non riguarda più soltanto l’interpretazione di una norma. A Radio Radio Lo Sport il dibattito è diventato rapidamente uno scontro sul modo stesso in cui il sistema sportivo italiano sta affrontando la vicenda.Malagò-FIGC, il nodo dei requisiti: “Le norme a che servono?”Il punto di partenza è apparentemente semplice: un requisito previsto per una candidatura può essere considerato marginale dopo che l’elezione è già avvenuta?Valeria Biotti pone la questione senza sfumature: “Io non capisco perché in un concorso pubblico, se poi si scopre che non ho i requisiti, mi cacciano dalla graduatoria. E qui invece no. Le norme a che servono?”. E quando nel confronto viene ricordato il peso istituzionale di Malagò, già presidente del CONI, la risposta diventa ancora più netta: “Non me ne frega niente: c’è una norma, la legge è uguale per tutti o no?”.È proprio su questo passaggio che il confronto si divide. Nicola De Bonis sottolinea quanto appaia anomalo che una figura con l’esperienza di Malagò possa essere incappata in una questione del genere, fino a evocare l’ipotesi di uno “sgambetto”. Sandro Sabatini, invece, sposta l’attenzione sulla proporzione tra l’eventuale irregolarità e la conseguenza finale: il commissariamento, sostiene, rischierebbe di diventare una misura enorme rispetto all’entità della contestazione.“Il commissariamento è una pena, un provvedimento sproporzionato rispetto all’entità anche dell’errore o dell’irregolarità”, è il senso della posizione espressa durante il dibattito.Commissariamento, Vocalelli: “Si vota pro Malagò o pro Buonfiglio, non nel merito”Il passaggio forse più delicato riguarda però il clima che accompagnerà il voto del 6 ottobre.Alessandro Vocalelli mette in discussione l’idea che la decisione possa essere presa esclusivamente sulla base delle norme: “Mi aspetterei che uno, pur essendo amico di Malagò, dicesse: qui è stata violata una norma e voto contro. E che un amico di Buonfiglio potesse dire: non mi sembra così grave, voto a favore di Malagò”. Il rischio, invece, sarebbe quello di arrivare alla conta già divisi in due schieramenti: “Qui si vota a seconda se uno è pro Malagò o pro Buonfiglio, non si entra nel merito della questione. E questa mi sembra la cosa più sbagliata”. Una preoccupazione che trova un curioso punto di contatto con le stesse dichiarazioni pubbliche di Luciano Buonfiglio, che annunciando la documentazione destinata ai componenti di Giunta e Consiglio ha chiesto esplicitamente di evitare “atteggiamenti personalistici”. Il presidente del CONI sostiene che i quattro pareri acquisiti non lascino spazio a interpretazioni; sul fronte opposto, la FIGC prepara una lettura giuridica radicalmente diversa.In generale, comunque, l’ex direttore del Corriere dello Sport resta scettico anche, se non soprattutto, sulla proporzione del provvedimento: “A me francamente sembra una cosa irrisoria questa del tesseramento, per cui si debba arrivare al commissariamento della Federazione. Non si è verificato in contesti e situazioni molto più gravi, che senso avrebbe adesso?”.The post Caso Malagò-FIGC, è caos in diretta “La legge è uguale per tutti o no?” appeared first on Radio Radio.